"HACKTIVISM: LA LIBERTA' NELLE MAGLIE DELLA RETE"
DI ARTURO DI CORINTO E TOMMASO TOZZI
MANIFESTOLIBRI, ROMA, 2002

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Copyright (c) 2002 A. Di Corinto, T.Tozzi
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INDICE DEL LIBRO

0. Introduzione 

1. Dall'hacking all'hacktivism 

1.1 Culture Hacker 
1.1.1. Contro ogni barriera, per la libera circolazione del sapere
1.1.2. Gli Hackers non sono tutti uguali 
1.2. All The technology to The People 
1.2.1. Gli Hacklabs
1.3. Hackers e sicurezza 
1.4. L'etica Hacker. Formulazioni etiche dagli anni Settanta ad oggi 

2. Scegli il tuo obiettivo 

2.1. Fare comunit 
2.1.1. Partecipazione e cooperazione
2.1.2. Autonomia e Decentramento 
2.1.3. Mutualismo
2.1.4. Trasformazione e Conflitto
2.2. Garantire la privacy 
2.2.1. La Privacy tra Stato e Mercato
2.2.2. La Filosofia Politica della Sorveglianza Digitale 
2.2.3. La difesa della Privacy nell'era di Internet
2.3. Distribuire le risorse 
2.3.1. Il diritto a comunicare
2.3.2. Era dell'Accesso?
2.3.3. Resistere al Digital Divide
2.4. Difendere e/o organizzare i diritti 2.4.1. Campagne di Informazione
2.4.2. Infowar, Netwar, Cyberwar
2.4.3. Creazione di Eventi, Panico Mediatico, Arte della Contestazione
2.4.4. Cyberguerre?

3. Cronologia e Storia 

3.1. Alcune riflessioni teoriche sui Media e la Comunicazione 
3.2. La scienza istituzionale.Le universit, i laboratori di ricerca, le istituzioni governative. 
3.2.1. Cibernetica, reti neurali, intelligenza e vita artificiale.
3.2.2. Tutta la tecnologia al popolo. Antiautoritarismo e decentramento al Mit
3.2.3. La scienza collettiva. Cooperazione, standard e linguaggi condivisi. Unire i popoli e i saperi in rete.
3.3. Le Utopie Californiane 
3.4. I Movimenti. 
3.4.1. Le Prime Comunit Virtuali di Base.
3.4.2. Hackeraggio Sociale e Cyberpunk.
3.4.3. L'underground Telematico, Il Phreaking e i Crackers.
3.4.4. Codici, Crittografia E Cypherpunk.
3.4.5. La Liberazione Del Software.
3.4.6. Ezln e il Movimento di Seattle
3.5. Bbs, Pacifisti, Telematica di Base, Community Network e Hobbyst. 3.5.1. Le Bbs e Fidonet.
3.5.2. Usenet.
3.5.3. Network Pacifisti e Telematica di Base.
3.5.4. Freenet e Reti Civiche.
3.6. Uso controculturale dei media e delle arti istituzionali. 3.6.1. Le Avanguardie Storiche.
3.6.2. Il Falso come strumento di lotta.
3.6.3. I Media Come Strumento Di Protesta.
3.6.4. Il Filone Antagonista Della Net Art.
3.7. Controllo e Repressione. 3.7.1. Il Controllo Sociale.
3.7.2. La Repressione Dell'utopia In Rete.

4. Appendice: Classificazione del software libero e non. 

Bibliografia.


Introduzione



La storia degli hackers  una storia che  stata gi abbondantemente, ma non esaurientemente, descritta. Il termine "hack" ha un'origine lontana e non legata all'informatica, mentre il significato che ci interessa di questo termine  legato alla storia dell'hacking, una storia che, cominciata alla fine degli anni '50, si  sviluppata fino ad oggi con una tale variet di sfaccettature che un denominatore comune pu essere trovato forse solo incrociando tre fattori: occuparsi di computer, usare il computer per migliorare qualcosa, farlo in modo non convenzionale. 
Ma dire ci  naturalmente vago. 
Ecco perch al termine hacker viene costantemente aggiunto qualcosa e si ottiene dunque l'hacker del software, l'hacker dell'hardware, l'hackeraggio sociale, l'hacker art, l'hacktivism, e molte altre combinazioni ancora.
Ma sar compito di questo libro spiegare nei dettagli questa storia pi avanti.
La storia degli attivisti  anch'essa una storia gi abbondantemente descritta.
Il termine, che in realt ha negli Usa un senso diverso da quello "antagonistico" con cui si identifica parte dell'hacktivism europeo, viene usato per indicare coloro che cercano di migliorare il mondo "dal basso", all'interno dei movimenti sociali, nei collettivi politici, nell'underground artistico, ecc.. Una definizione questa, che descrive un implicito agire sociale, politico o culturale, o entrambe le cose.
Per quel poco e vago che per adesso si  ottenuto come definizione, l'unione di "hacker" e "attivismo" in "hacktivism" tende a significare un uso del computer, praticato in modo non convenzionale, finalizzato al miglioramento di qualcosa di utile per il mondo con implicazioni sociali, politiche o culturali.
Tutto ci  ancora una volta impreciso e lo  ancor di pi dal momento che nella storia che andiamo a raccontare oltre agli hackers e agli attivisti sono coinvolti molti altri soggetti: gli scienziati, le istituzioni governative, i media e gli operatori dei media, gli hobbisti, gli hippies e la psichedelia, i phone phreakers, i punks, la cosiddetta "virtual class", i "digerati", le Ong, i pacifisti, le aree social democratiche, le gang e le band, le universit, i cyberpunk, gli scrittori di fantascienza, i finanzieri, gli imprenditori del terziario, i filosofi, i sociologi, gli psicologi, i politici, i miliardari, gli avvocati, gli insegnanti, gli intellettuali, gli artisti, e molti altri soggetti che con maggiore o minore rilevanza hanno contribuito a fare in modo che gli "hacktivisti" siano ci che sono ora.
E questo perch il significato del termine hacktivism emerge per l'azione o reazione di una molteplicit di fattori sociali che sono tra loro inseparabili. Descrivere una storia dell'hacktivism implica inscindibilmente il dover descrivere una rete di relazioni e conflitti tra pi fattori sociali.
Ad esempio, l'importanza delle ricerche svolte nelle universit da alcuni scienziati  stata cruciale sia per la creazione dei primi computer che delle reti telematiche. Ma questa ricerca non sarebbe stata possibile senza i fondi governativi. 
Questa ricerca non avrebbe inoltre avuto la direzione democratica che ha avuto se chi ne progettava le tecnologie non avesse vissuto un clima sociale di collaborazione e condivisione fortemente alimentato dalle aree pi utopiche dei movimenti sociali e politici. 
Queste scoperte non sarebbero state possibili se non grazie alla passione non remunerata e allo sforzo di individui che, oltre a dedicare la loro vita e il loro tempo libero a tali obbiettivi, hanno saputo e dovuto agire attraverso modalit non sempre ortodosse per riuscire a realizzare ci che altrimenti la politica, la burocrazia o l'economia non avrebbero reso possibile. Inoltre i nuovi media non sarebbero potuti divenire tali se non ci fosse stata un'azione congiunta dei vecchi media per informare e diffonderne le notizie alla collettivit. 
Cos come l'attenzione della collettivit verso queste informazioni  stata resa possibile grazie alla mediazione da parte dei movimenti sociali che hanno saputo sedurre la comunit con un intenso passaparola intorno alle nuove tecnologie. Molte persone non si sarebbero avvicinate a queste tecnologie se non avessero potuto immaginare che esse potevano essere strumenti di pace o di comunicazione. 
E probabilmente tali tecnologie non sarebbero mai decollate se qualcuno non avesse iniziato ad investirci capitali per realizzare dei profitti. 
Molti movimenti, cos come molte istituzioni politiche, non si sarebbero mai convinti ad intraprendere un'azione diretta a sviluppare l'uso di queste tecnologie se non fossero stati convinti dal lavoro di ricerca sviluppato non solo dagli scienziati stessi, ma anche da filosofi, sociologi, psicologi e altri intellettuali in genere. 
E queste tecnologie non sarebbero diventate di massa se la "massa" non avesse trovato conveniente il loro utilizzo, ovvero se qualcuno gli avesse prospettato un loro utilizzo conveniente (come, ad esempio, il fatto che grazie ad una blue box e ad un computer avrebbero potuto effettuare telefonate gratis).
Cos, lo sviluppo di queste tecnologie non sarebbe stato possibile se lo scambio dei saperi per realizzarle ed usarle non fosse stato inizialmente libero e fortemente collaborativo; dunque libero da costrizioni di carattere giuridico oltre che di tipo economico. 
Ma ancora l'attenzione della collettivit non sarebbe stata sufficiente se non ci fosse stato qualcuno - scrittori, artisti e cantastorie in genere - che non fosse riuscito a fare sognare la gente, non fosse riuscito a produrre un immaginario di seduzione collegato a tali tecnologie. 
Infine tutto ci non sarebbe potuto andare avanti se qualcuno non si fosse preso l'onere di trasmettere e insegnare le competenze necessarie agli altri per utilizzare o continuare a svilupparle.
Molti altri fattori ancora andrebbero elencati per descrivere la complessit grazie a cui i nuovi media sono potuti emergere e si sono potuti diffondere in maniera tanto vasta e profonda.
Ma ci non ha prodotto necessariamente una situazione migliore per gli individui e per l'umanit nel suo complesso.
Lo sviluppo delle nuove forme di lavoro collegate alle nuove tecnologie, ad esempio, presenta ancora notevoli caratteristiche di sfruttamento e di alienazione. L'uso stesso di queste tecnologie implica ancora notevoli difficolt e aspetti di divario sociale e di alienazione nella comunicazione. 
In definitiva, i rapporti e le relazioni tra la gente mediati dal computer possono solo in certe condizioni dirsi migliorati.
Rispetto a forti valori democratici come l'uguaglianza, la libert e la fratellanza dei popoli e degli individui  difficile affermare che il mondo sviluppatosi intorno alle nuove tecnologie possa essere considerato un mondo migliore del precedente.
Ecco dunque il motivo per cui tra i tanti fattori di complessit sociale elencati sopra vogliamo soffermarci su una parte, significativa, di questa vicenda, per narrare principalmente la storia degli hacktivisti ovvero di coloro i quali nel loro agire hanno sempre avuto e continuano ad avere come obiettivo primario un impegno attivo e consapevole per migliorare qualcosa del mondo attraverso l'uso del computer. E di migliorare le condizioni di libert, di uguaglianza e di fratellanza tra i popoli attraverso un modello di reti telematiche finalizzato a questi obbiettivi.
La storia dell'hacktivism non  dunque la storia di chi ha cercato di trarre un profitto individuale dall'uso delle reti telematiche.
Non  la storia di coloro che, approfittando del potere derivatogli o dalle ricchezze o dalla delega ricevuta da altri, hanno fatto in modo che lo sviluppo delle nuove tecnologie non fosse indirizzato verso un modello positivo per l'intera umanit, bens verso un modello da cui solo una minoranza potesse trarre profitto. L'economia globale, infatti, si  spesso mossa per proteggere interessi particolari nello sviluppo delle nuove tecnologie, anzich gli interessi dell'umanit intera.
Questo volupe perci, sia per scelta tematica, sia per limiti di spazio, racconta solo una piccola parte della storia della telematica, cercando comunque di non tralasciare le date cruciali del suo sviluppo; non si sofferma sugli aspetti riguardanti le innovazioni tecnologiche, cos come le azioni politiche istituzionali, che, sebbene parte fondamentale di questa storia, solo raramente sono l'espressione di una genuina attitudine hacktivist, mentre spesso si risolvono in forme politiche di mediazione tra le differenti pressioni sociali ed economiche. 
Vediamo dunque quali sono i valori e gli obbiettivi dell'hacktivism, facendo prima una piccola premessa.
L'enunciazione di un valore  un atto simbolico.
La realt  che i valori per essere tali devono essere radicati  nelle persone a un livello anche pi profondo di quella che  la soglia della consapevolezza.
I valori non si trasmettono semplicemente attraverso le parole di un libro, o gli eventi organizzati da un collettivo, bens attraverso la condivisione di esperienze, comportamenti e relazioni in cui, attraverso il confronto e il dialogo, il nostro essere si trasforma spontaneamente, e spesso inconsapevolmente, in una direzione etica condivisa.
Molte delle persone che fanno o hanno fatto hacktivism non lo praticano necessariamente all'interno di una strategia etica che mira al perseguimento di determinati valori. Spesso si fa hacktivism perch "viene naturale farlo". Perch  ci che ci si sente di fare in una determinata situazione e non perch si aderisca formalmente a un gruppo, a un'area politica o a una strategia dichiarata.
Altre volte invece si fa hacktivism teorizzando e contemporaneamente esplicitando i valori di riferimento delle proprie pratiche.
Ci non toglie che l'essere hacktivisti  il frutto di un processo collettivo e culturale che non pu avvenire semplicemente attraverso una scelta razionale e che dunque il diffondere un'attitudine verso la ricerca di un mondo migliore  un lento processo che presuppone la condivisione e la partecipazione collettiva ad esperienze e comportamenti che facciano vivere tale etica.. 
Ma, si diceva prima, l'enunciazione di un valore  un atto simbolico. Vediamo dunque di elencare questi valori simbolici.
Alcuni tra i principali valori di riferimento dell'hacktivism sono:
- l'uguaglianza
- la libert
- la cooperazione
- la fratellanza
- il rispetto
- la lealt
- la pace
Questi valori sono il riferimento costante delle pratiche di hacktivismo e degli obbiettivi che esse perseguono. Ogni obiettivo raggiunto da una pratica hacktivist  un passo avanti verso la creazione di culture comunitarie che abbiano come riferimento i valori descritti sopra.
Ecco di seguito un elenco degli obiettivi perseguiti:
- Fare comunit
- Garantire la privacy
- Distribuire le risorse
- Difendere e/o organizzare i diritti
Questi obbiettivi vengono perseguiti attraverso pratiche che affrontano tematiche determinate e che fanno uso di un immaginario e di parole d'ordine. Inoltre tali pratiche, perseguendo questi obbiettivi, entrano in conflitto con alcuni aspetti dei modelli sociali in cui si inseriscono. 
Molto spesso luoghi, progetti o eventi, cos come l'agire di alcuni soggetti (individui o gruppi), sono divenuti punti di riferimento per queste pratiche, e lo stesso  accaduto anche a fonti di riferimento condivise come libri, opere multimediali, articoli, video e musiche. 

Nota editoriale e ringraziamenti


Questo libro non  finito. Non solo perch ci vorrebbe un libro grande come la rete per raccontare per intero la vicenda che abbiamo provato a tratteggiare, ma perch le nostre risorse e conoscenze, lo riconosciamo, sono limitate. Avremmo avuto bisogno di pi tempo, di pi spazio e di qualche rilettura in pi per fare il libro che sognavamo di leggere. 
Nonostante questo abbiamo provato a costruire una bussola per orientarsi nel rompicapo della rete come la vediamo noi: portatrice di una profonda innovazione nei rapporti sociali, nell'immaginario e nel modo di fare politica.
Abbiamo volutamente omesso di approfondire alcuni discorsi, come quelli sul copyright e il free-software - altri ne hanno gi scritto a sufficienza e meglio di noi - per provare invece ad offrire un percorso, storico e critico, sulle zone d'ombra dello sviluppo della rete come strumento di conflitto e agente di cambiamento.
Noi lo continueremo, e ci auguriamo che ciascuno scriva il suo per riempire i vuoti che noi abbiamo lasciato aperti.
Sicuramente abbiamo dimenticato di citare tante esperienze importanti, speriamo di non aver dimenticato di citare collettivi, testi e autori.
Qualcuno per lo ringraziamo in anticipo. Franco Carlini, Benedetto Vecchi e "Il Manifesto" prima degli altri. Graffio, Ferry.Byte, Stefano Sansavini e il gruppo di Decoder. I centri sociali, gli hacklabs, tutta la telematica antagonista e soprattutto Isole nella Rete. Ringraziamo infine tutti quelli che abbiamo nominato nel libro e quanti con il loro agire concreto hanno contribuito a "scrivere" la storia che andiamo a raccontarvi. 

1. Dall'hacking all'hacktivism 



1.1. culture hacker
Come abbiamo detto, elemento ricorrente nell'hacktivism  un uso del computer praticato in modo non convenzionale e finalizzato al miglioramento di qualcosa di utile per il mondo con implicazioni sociali, politiche o culturali, e spesso chi fa dell'hacktivism agisce teorizzando ed esplicitando i valori di riferimento delle proprie pratiche. 
Cos l'hacktivism pu essere descritto come l'insieme di pratiche sociali e comunicative, valori e stili di vita, in aperto conflitto con i valori del pensiero dominante e cio l'individualismo, il profitto, la propriet privata l'autorit, la delega e la passivit sociale.
Proviamo ad essere pi precisi.
Il termine hacktivism deriva dall'unione delle parole hacking e activism. L'hacking  la messa in opera di una particolare attitudine verso le macchine informatiche che presuppone sia lo studio dei computer per migliorarne il funzionamento - attraverso la cooperazione e il libero scambio di informazioni tra i programmatori - sia la condivisione del sapere che ne risulta per dare a tutti accesso illimitato alla conoscenza in essi incorporata.
Activism in senso stretto  il termine americano che indica le modalit dell'organizzazione e della propaganda politica proprie dei movimenti politici di base (grassroots movements) e, in particolare, indica le forme dell'azione diretta come i sit-in, i cortei, i picchetti, il boicottaggio delle merci e dei consumi, l'occupazione di stabili e di strade, l'autogestione degli spazi e l'autoproduzione di beni, merci e servizi.
L'evoluzione delle forme dell'attivismo sociale e della militanza politica che presuppongono un uso efficace degli strumenti di comunicazione, e in particolare dei computer, ha nel tempo favorito l'adozione di idee e tecniche proprie della cultura hacker da parte dei movimenti ambientalisti e pacifisti, per i diritti umani e civili. Cos dai volantini siamo passati alle petizioni elettroniche e dalle manifestazioni di piazza ai sit-in elettronici.
Questo  il risultato di due fatti strettamente correlati. Il primo  la virtualizzazione delle forme della democrazia e dell'economia. Il secondo  il riconoscimento della comunicazione come terreno di conflitto a s stante per gli effetti che produce nella vita "reale". Di entrambe questi aspetti parleremo successivamente.
Ma se l'unione delle due parole hacking e activism viene utilizzata per indicare l'adesione ai principi dell'etica hacker e l'adozione delle loro pratiche da parte dei movimenti sociali, essa indica anche la crescente caratterizzazione in senso politico e sociale di quella attitudine che  l'hacking, che si esprime in un rapporto, finora inedito, fra gli hackers e i movimenti, dilatando ulteriormente il punto di vista dei primi hackers secondo il quale le tecnologie devono essere strumenti di cambiamento sociale.
In quest'ottica il computer e le reti smettono di essere soltanto mezzi produttivi e diventano strumento di nuovi conflitti che gli hacktivisti agiscono essenzialmente in due modi: innanzitutto producendo informazione indipendente "dal basso", e sabotando i modelli e i simboli della comunicazione dominante, e al tempo stesso producendo i luoghi e gli strumenti di una comunicazione libera, orizzontale e indipendente.
Alla base di questa attitudine c' un'idea peculiare del ruolo dell'informazione e della comunicazione: l'informazione non  intesa soltanto come news ma come strumento organizzativo e di iniziativa pubblica e la comunicazione telematica diventa spazio d'azione e di relazione, scena e teatro dei nuovi conflitti. 
La sintesi di questi due momenti ha visto la nascita di un nuovo modello di informazione collettiva che procede attraverso forme di relazione e di comunicazione peculiari, cio mediante lo sviluppo dei Media Indipendenti su Internet. 

1.1.1.Contro ogni barriera, per la libera circolazione del sapere
Alla base dell'etica hacker c' da sempre la convinzione che l'accesso a una informazione libera e plurale possa migliorare la vita delle persone rendendole autosufficienti nella ricerca e nella verifica dei fatti e delle informazioni, e quindi libere di formarsi un proprio giudizio su cui basare scelte e decisioni. Perci i primi hackers consideravano l'accesso illimitato all'informazione un diritto umano basilare e inalienabile e ritenevano i computer e le reti telematiche gli strumenti pi adatti per realizzare questo orizzonte di libert.
Questa storia inizia alla fine degli anni 50 al Mit (vedi il paragrafo Tutta la tecnologia al popolo. Antiautoritarismo e decentramento al Mit), il Massachussets Institute of Technology di Boston, per svilupparsi in maniera non lineare e felicemente caotica secondo molteplici linee di fuga. Per  dalla cellula tecnica del Tech Model Railroad Club, nata all'interno della celebre universit del Massachussets, che emergono i giovani talenti che si fregeranno per primi del titolo di hackers: erano quelli che sapevano "mettere le mani sopra" all'intricata matrice di fili e di relais che faceva correre i trenini del Club. Quello che accadde  che dopo i trenini quei talenti si appassionarono alla programmazione dei computer, collaborarono alla realizzazione dei primi corsi di informatica della stessa Universit e cominciarono a sperimentare tutte le scorciatoie possibili per ottimizzare la limitata capacit di elaborazione dei primi computers, ampliarne le funzioni e risparmiare lavoro agli operatori umani.1
Contemporaneamente gli hackers iniziarono a sperimentare le potenzialit creative del mezzo - scrivendo i primi software musicali e i primi videogiochi - e subito pensarono di utilizzare i computer per comunicare fra di loro attraverso la posta elettronica, e anche a programmare i computer per telefonare senza pagare. 
Siamo solo agli inizi di una modalit di programmazione collettiva che trionfer negli anni novanta e che ancora si esprime in una genuina attitudine ad imparare insieme. Il termine hacker sar successivamente utilizzato per indicare coloro i quali, nell'approccio alle tecnologie, manifestavano una forte innovazione, virtuosismo tecnico e uno stile finalizzati a migliorare il rendimento delle macchine informatiche, per facilitare l'interazione fra l'operatore e i programmi in esse contenuti e, conseguentemente, sia la condivisione del sapere cos acquisito che la sua accumulazione cooperativa.
Da allora molte cose sono successe. L'ansia creativa dei primi hackers ha incontrato le parole ribelli della contestazione studentesca e lo spirito imprenditoriale di giovani come Jobs e Wozniack che, lavorando in un garage, ci lasceranno in eredit i primi personal computers da assemblare in casa. La diffusione nelle scuole e nelle aziende di strumenti pensati per scrivere, disegnare, fare di conto, meglio e pi velocemente, ha visto i computers diventare icone del nostro tempo. Ma la commercializzazione di macchine informatiche utilizzabili senza avere una conoscenza da programmatore di software ha favorito una retorica mediatica che ha dipinto gli hackers come segreti officianti di una tecnologia esoterica e pericolosa. Sono gli stessi media che parlano degli hackers come di pirati informatici o di ragazzini teppisti che si intrufolano nei sistemi protetti delle banche, delle aziende e delle istituzioni per danneggiarli o trarne profitto. Per, con buona pace dei giornalisti male informati e dei colonnelli della guardia di finanza, le cose stanno diversamente.
Coloro che compiono quelle azioni sono definiti dagli stessi hackers in un altro modo: crackers, lamers, eccetera. In realt noi preferiamo definirli semplicimente criminali informatici, per rivendicare un uso del termine hacker e dei suoi derivati in riferimento a tutti quelli che manifestano una forte attitudine all'uso creativo, cooperativo, sociale e ludico di strumenti che usiamo ogni giorno per lavorare, informarci e divertirci: i computer. 
Gli hacker sono coloro che rivendicano un uso del computer come strumento di liberazione e di cambiamento sociale.

1.1.2.Gli Hackers non sono tutti uguali
Quindi gli hackers non sono tutti uguali! Bella scoperta direte. Ormai lo sanno pure le pietre che gli hackers sono cos diversi fra di loro che solo i telegiornali nazionali li infilano tutti dentro lo stesso calderone dei pirati informatici. Solo loro mettono sullo stesso piano chi danneggia i sistemi computerizzati e chi ci fa un solo giro dentro, chi lo fa per ansia di conoscenza e voglia di sfida e chi lo fa per profitto, confondendoli spesso con gli sviluppatori di software e i militanti computerizzati. Ma, insomma ci sono gli hacker cattivi e gli hacker buoni? E chi sono?
Le tipologie sono molto differenti e potremmo anche noi dire che insieme agli hacker etici2 ci sono i malicious hackers o i dark-side hackers, quelli "affascinati dal lato oscuro della forza". Per andiamoci piano con le definizioni. Intanto, assai spesso hackers sono considerati quelli che copiano illegalmente il software proprietario, e cos hacker diventa sinonimo di pirata informatico. Ma per copiare un software e ottenere il numero della licenza per farlo funzionare non devi essere un hacker. Ormai lo fanno in molti: per necessit, per sfida o per una esplicita ribellione al copyright che limita l'uso dei software commerciali. La copiatura del software  un passaparola, una pratica che, per le dimensioni assunte, forse non ci autorizza pi a parlare di illegalit diffusa ma ci obbliga a chiarirci i motivi da cui sorge, a meno di non voler considerare tutti dei criminali. 
Mentre le softwarehouse stesse non hanno una posizione univoca sulla copiatura pirata del software perch in un caso la ritengono un veicolo pubbicitario e un modo per imporre standard e linguaggi, in altri la considerano solo un danno economico, sono gli stessi hackers che sottolineano la differenza tra chi copia software per distribuirlo agli altri e chi copia il software per rivenderlo e trarne profitto. Ma soprattutto ci tengono a dire che, se pu essere considerato illegale o criminale copiare e distribuire per profitto del software commerciale licenziato sotto copyright, al contrario "chi copia e distribuisce software libero3 svolge un servizio per la comunit". Altre volte il termine hacker viene affibbiato a chi fa incursioni non autorizzate nei sistemi informatici. Per, se  vero che per penetrare illegalmente in un sistema protetto devi essere un individuo tecnicamente preparato e iniziato ai "misteri" (al mestiere) della programmazione e alla conoscenza delle reti, questo non fa di te un hacker. 
Nel caso ci avvenga per finalit etiche positive ci pu rientrare nella definizione di cracker, se invece avviene per scopi individuali e di profitto la definizione corretta  quella di criminale informatico. Come riportato nello jargon file, craker  tecnicamente considerato chi viola le "serrature", i codici di accesso o i sistemi di protezione dei software e dei sistemi informatici, lamer si dice invece di chi "visita" sistemi informatici, molesta amministratori e utenti, diffonde virus e bisticcia con codici scritti da altri senza capirne i concetti di fondo. Il lamer  un wannabee cracker, la forma larvale del cracker.
In origine avere delle conoscenze da hacker era obbligatorio per ottenere l'accesso a Internet dall'Universit o scroccare la telefonata per collegarti alla rete telefonica. Ma anche queste azioni erano giustificate da un'esigenza etica, quella di condividere la conoscenza e di far progredire la scienza. Adesso con le tariffe flat e i cybercaf non  proprio necessario, anche se ci sono delle eccezioni come nel caso del virus loveletter (vedi il paragrafo sui virus). Copiare un software prima era necessario per risparmiare soldi, adesso molti dei programmi per computer sono gratuiti o quasi, e lo stesso vale per le differenti distribuzioni dei sistemi operativi Linux-like. Perci gli hackers ci tengono a fare le dovute distinzioni.
La stragrande maggioranza degli hacker segue un'etica basata sui concetti di cooperazione e di condivisione del sapere, e la loro stella polare  "il diritto illimitato all'informazione". Ancora una volta  lo jargon file di E. Raymond che ci aiuta a chiarire i termini della questione. Secondo il "file di gergo" l'hacker ethic, cio l'etica hacker, consiste nell'idea che la condivisione di informazioni sia un bene e che la responsabilit etica degli hackers sia di condividere le proprie conoscenze scrivendo testi e programmi open source e facilitando l'accesso all'informazione e alle risorse di calcolo ovunque sia possibile. Il system-cracking fatto per divertimento ed esplorazione pu essere eticamente accettabile fintanto che il cracker non commette furti, atti vandalici e finch non si appropria di dati confidenziali e condivide la conoscenza acquisita. http://tuxedo.org/jargon 
Una visione questa, come abbiamo detto, radicata nella cultura della programmazione di macchine e sistemi pensati per migliorare il rendimento umano nei compiti ripetitivi o complessi che ad un certo punto vennero demandati ai computers. Una storia magistralmente raccontata da S.Levy nel suo libro Hackers! 4 Insomma, non ci sono hackers buoni e hackers cattivi e non  possibile una definizione univoca di cosa sia un hacker. L'hacking  un'attitudine e l'hacker viene definito dai suoi comportamenti. Se sei uno che crede nella libera circolazione del sapere e non ti basta quello che dicono gli esperti, se vuoi mettere alla prova le tue capacit e condividere con gli altri quello che impari su computers, cellulari e reti telematiche, sei sulla buona strada per diventare un hacker. 
A questo punto devi solo trovare il modo di superare le barriere che si frappongono fra le persone e l'uso della conoscenza incorporata nelle macchine informatiche. Questo modo  l'hacking. L'hacking  infatti uno stile di interazione con le macchine e con le persone, un'attitudine a scoprire e a condividere con gli altri, divertendosi.  cos che l'incontro delle culture underground e dei movimenti con lo sviluppo della telematica5 ha dato vita a forme di aggregazione peculiari. 
Il ragionamento  semplice. Se l'informazione  potere e la tecnologia il suo veicolo, per opporsi al monopolio dell'informazione "che serve a dominare le masse" ogni mezzo  legittimo per redistribuire informazione e conoscenza. Da qui il concetto di social hacking divulgato dal Chaos Computer Club di Amburgo www.ccc.de6. Mentre l'approccio degli hackers americani che si ritrovano alla conferenza Hope - Hackers On Planet Earth - appare pi orientato alla sfida tecnologica e al virtuosismo individuale, i gruppi europei riuniti nei meeting olandesi dell'Icata '89, di Hacking In Progress (Hip97)7 o negli hackmeeting di Firenze nel 988 e a Barcellona nel 20009 fanno della lotta al copyright e ai brevetti una questione collettiva di libert e di democrazia. 
Perci il bersaglio pi gettonato in questi incontri  sempre Bill Gates che, grazie ad un'intuizione commerciale e ad aggressive strategie di marketing  diventato il modello, in negativo, di come si possa sottrarre alla comunit il sapere di tante generazioni di programmatori, mettendoci sopra un copyright. Il simbolo dello storico meeting olandese di Hacking In Progress, una lapide funeraria intitolata a Bill Gates recante la scritta Where do you want to go today?, che scimmiotta un famoso slogan commerciale della sua azienda, la Microsoft,  emblematico di questa vicenda. La critica radicale allo status quo da parte degli hackers utilizza anche forme estreme di protesta. Il gruppo che fa capo alla storica rivista "2600" ad esempio, tiene un archivio dei defacements (sfregi) alle home pages di importanti istituzioni accusate dagli hackers di essere fasciste, illiberali e corrotte. www.2600.org
In Italia una particolare forma di protesta inscenata con la collaborazione degli hackers  il Netstrike www.netstrike.it La tecnica utilizzata  quella delle richieste multiple, reiterate e simultanee ad un server web che ne determina un rallentamento nella risposta e talvolta un temporaneo collasso. Il ruolo dei software-hacker in questo caso ha riguardato la scrittura del codice per automatizzare queste richieste che altrimenti verrebbero fatte cliccando continuamente sul tasto "reload" del browser usato per navigare i siti. Usata per attrarre l'attenzione su casi di censura e di malgoverno questa pratica  servita ad esprimere l'opposizione agli esperimenti nucleari di Mururoa, alla pena di morte, all'invasione del Chiapas da parte dell'esercito messicano. Ma di questo si parler successivamente.

1.2. all the technology to the people
La convizione che i sistemi informatici possono concretamente contribuire al miglioramento della societ grazie alla capacit di diffondere le informazioni capillarmente e velocemente ha contribuito a creare una scena italiana assolutamente peculiare.
In Italia l'uso dei computers che si  incontrato con la filosofia comunitaria dei primi Bulletin Board System, e la pratica autogestionaria dei centri sociali ha dato vita ai numerosi hacklabs - ce ne sono circa dieci sparsi per la penisola - tutti impegnati nella democratizzazione delle tecnologie informatiche. 
Gli Hacklabs, moltiplicatisi dopo il secondo hackmeeting italiano www.hackmeeting.org, sono quei luoghi dove gli hackers fondono le proprie conoscenze, discutono degli usi sociali della tecnologia e contestano l'appropriazione privata degli strumenti del comunicare. Con singolari iniziative. Il Loa hacklab di Milano, ad esempio, nato e cresciuto al centro sociale Bulk, si distingue per l'opera di alfabetizzazione all'uso critico dei computer e alla diffusione di sistemi aperti e gratuiti per far funzionare i computer. Discepoli di Linux e di tutti gli altri strumenti software progettati collettivamente e con libera licenza di distribuzione, i membri del Loa hanno fatto propria la proposta dell'obiezione di coscienza rispetto all'utilizzo di software proprietario (e a pagamento) nelle universit, e hanno avviato una campagna contro il carattere antisociale del diritto d'autore sostenendo che esso "anzich proteggere il vino, protegge la bottiglia" e non salvaguarda gli interessi degli autori ma quelli della burocrazia che ne gestisce i diritti. www.ecn.org/loa
L'Hacklab Firenze, invece, lavora da tempo alla costruzione di un sistema di calcolo parallelo (un cluster di computer riciclati), chiamato Ciclope a dimostrazione che non  finita l'era in cui gli hackers assemblavano schede e processori allo scopo di trarne il miglior risultato possibile senza rincorrere le innovazioni di una tecnologia sempre pi costosa e dai risultati insoddisfacenti.
http://firenze.hacklab.it/
Molte altre sono le iniziative che caratterizzano le comunit hacker italiane. Al Forte Prenestino di Roma, ribaltando la logica di attirare le persone verso i templi della tecnologia, la tecnologia  stata portata dove le persone c'erano gi.  il progetto Forthnet, una infrastruttura di cavi e computer che raggiunge ogni angolo dei 13 ettari su cui si estende uno dei centri sociali pi vecchi d'Italia www.forteprenestino.net L'infrastruttura che ha retto l'assalto di centinaia di smanettoni al terzo hackmeeting italiano  la base per la sperimentazione di una piattaforma groupware per il telelavoro cooperativo dal nome Brain Workers' Network. Proprio al Forte si sono tenuti i Windows erasing days per insegnare a tutti come rimuovere MsWindows dal proprio computer e vivere felici usando sistemi operativi a prova di crash, cio Linux.
Altri gruppi sono impegnati sul terreno dell'autodifesa digitale www.ecn.org/crypto, come in particolare il gruppo di lavoro sulla comunicazione di Strano Network che invita a imparare a conoscere e difendere il diritto alla privacy e all'anonimato contro chi vuole usare i dati personali degli utenti informatici per scopi commerciali o intimidatori: www.strano.net 
Alcuni componenti del gruppo, insieme a un team di psicologi, giornalisti e educatori, hanno anche creato una sorta di portale sull'utilizzabilit delle tecnologie e una guida online per la realizzazione di pagine web accessibili anche ai disabili. www.ecn.org/Xs2web.
Interessante inziativa per il libero accesso all'informazione  stata invece il progetto Oboe, la costruzione di una piattaforma hardware per consentire ai non vedenti di usare gratuitamente i computer per studiare e informarsi senza dover pagare costi impossibili. Ma per saperne di pi  sufficiente andare su www.strano.net/copydown, un portale di hack-tivisti che vanta una generosa presenza femminile.

1.2.1.Gli Hacklabs

Loa Hacklab Milano
Fra i molti laboratori hacker formatisi dopo l'hackmeeting 1999 - l'hacklab di Firenze, gli hacklab di Verona e di Savona, quelli di Asti e Bari, l'Underscore_hacklab di Torino, il genovese Spinhacker404 e gli ultimi nati a Bologna e Venezia - il Loa Hacklab di Milano  stato fra quelli pi attivi nel promuovere iniziative per un uso sociale della telematica. www.ecn.org/loa 
Cresciuto all'interno del Laboratorio Studentesco Occupato Bulk di Milano, il Loa Hacklab  gi stato "sfrattato" dalla giunta milanese del sindaco Albertini, ma dal Capodanno 2001 ha messo radici nella nuova sede occupata del Bulk a dieci minuti dalla stazione FS Garibaldi a Milano. www.ecn.org/bulk
Ed  stato proprio per protestare contro le politiche sociali del Comune di Milano e contestare l'operato di una giunta poco attenta ai bisogni dei suoi cittadini che il 28 settembre del 2000 il Loa ha indetto un partecipatissimo netstrike contro il sito del Comune di Milano, secondo una pratica ormai popolare fra gli attivisti informatici che la usano sempre pi spesso per denunciare casi di censura e malgoverno, iniziative a cui il Loa non ha mai fatto mancare il suo supporto.  successo nel caso della censura del libro di Luther Blisset a Roma, delle brame edilizie della Coop a Firenze e quando i modem sono stati puntati verso un servizio di Trading On Line, www.fineconline.it simbolo, secondo gli attivisti, di una economia digitale che produce profitti solo per i soliti noti.
Al Loa di Milano intanto si continua a fare quello che si fa in tutti gli hacklab: resuscitare vecchi computer, costruire reti, fare arte digitale, grafica, giochi, costruire robot e tenere seminari per promuovere un uso critico delle tecnologie, vecchie e nuove.  cos che  nato il laboratorio di didattica dove i loaniani tengono i corsi Unix e Linux con 16 vecchi computers 486 connessi con una manciata di schede di rete, tramite un router autocostruito, al server Ismaele che fornisce le risorse computazionali e i programmi per esercitarsi nell'uso dei linguaggi di programmazione e imparare a costruire pagine web. Ma la didattica con sistemi Unix-like e software libero fa parte di una pi generale campagna per l'obiezione di coscienza all'uso dei programmi commerciali, a scuola come all'Universit e negli uffici pubblici, a favore dell'adozione di sistemi free e open-source. Lo scopo  quello di sensibilizzare l'opinione pubblica al fatto che il digital divide, cio l'esclusione di ampie fasce della popolazione dall'uso degli strumenti informatici dovuta agli alti costi di vendita e licensing,  anche e soprattutto il prodotto di politiche che mirano a favorire gli interessi economici delle case produttrici piuttosto che la crescita sociale delle persone.
 stato proprio per smascherare questo meccanismo che, durante gli hackmeeting e nelle iniziative anti-copyright, quelli del Loa insieme agli altri hacklab hanno avviato un articolato percorso di ricerca sui cambiamenti che la produzione immateriale induce nella societ postfordista. Una serie di incontri a Milano, a Bologna e a Roma, hanno affrontato l'argomento della Gnu Economy, ovvero di quella particolare forma di economia, solidale, cooperativa e non mercantile, che  legata alla produzione di software, libri e musica che incorporano le quattro caratteristiche dei prodotti rilasciati sotto licenza Gnu-Gpl (Gnu-General Pubic License), e cio: la disponibilit illimitata di modifica, copia e distribuzione dei prodotti del sapere per migliorare la qualit della vita della comunit con il solo vincolo di includere in ogni successiva modifica e distribuzione la stessa garanzia di libert assicurata dalla licenza di "un bene prodotto collettivamente". 
Poich libero non significa gratuito, ma liberamente distribuibile e modificabile da tutti - i prodotti free costano meno ma si pagano - i loaniani precisano che per guadagnarsi da vivere con prodotti liberamente utilizzabili i programmatori possono farsi pagare per la personalizzazione, la manutenzione e la formazione all'uso del software che vendono alle aziende, mentre musicisti e scrittori no-copyright possono assicurarsi un reddito rinunciando all'intermediazione commerciale della vendita delle loro opere e distribuendole attraverso la rete a costi assai ridotti a un numero elevato di acquirenti.
Gli hacker milanesi comunque, pur mantenendo un atteggiamento autoironico - si fanno chiamare hacari, - non rinunciano all'esigenza di creare momenti di dibattito politico e, in puro stile hacker, puntano a decostruire l'immaginario mediatico con una serie di riflessioni mirate sui fatti di cronaca legati agli abusi informatici. Come i Loa, spiriti liberi che aleggiano nel cyberspace delle opere cyberpunk, i loaniani li ritrovi a discutere in ogni angolo della rete, nei centri sociali e nei circoli culturali per portarvi le proprie riflessioni.
I LOAckers, che vogliono essere produttori attivi e non fruitori passivi di informazione, nei loro seminari si sono dedicati a demistificare l'allarme hacker sui D-DOS ovvero i Distributed Denial Of Service, gli attacchi informatici che a pi riprese hanno fatto tremare i titoli di borsa di giganti come Amazon ed e-Bay, per spiegare che le guerre commerciali fra le aziende si fanno pure cos: generando dubbi sull'efficienza di alcuni operatori di commercio elettronico e pubblicizzando le software house esperte in sicurezza aziendale. Mentre per quanto attiene alla sicurezza e alla privacy dei cybernauti, hanno avuto modo di spiegare che di fronte alle palesi violazioni nell'uso dei dati degli utenti, utilizzati per la pubblicit personalizzata o per il controllo censorio da parte di istituzioni come Echelon, l'anonimizzazione su web, gli anonymous remailers e la crittografia sono gli unici veri strumenti di protezione della privacy degli utenti di Internet. 
La discussione tuttora in corso sul danno sociale derivante dall'applicazione rigorosa del copyright e dalle ipotesi di brevettabilit del software  invece per i loaniani l'occasione per rivendicare il carattere collettivo di ogni forma di sapere contro l'abuso di chi se ne appropria etichettandolo con un marchio multinazionale. 
Come dargli torto? Dopotutto "privato"  il participio passato di "privare".

Freaknet Medialab Catania
Il Centro Sociale Auro di Catania, ospite dell'Hackmeeting 2001 -www.hackmeeting.org - ha tenuto a battesimo la riapertura della rivista antimafia I Siciliani e conserva l'unica collezione completa di cronaca cittadina dalla fine del fascismo agli anni '70 -  promotore di numerose iniziative interculturali, attivit ricreative per bambini, laboratori video e musicali, e ospita anche il FreakNet MediaLab, famoso per il suo attivismo sulla frontiera digitale e impegnato, fra l'altro, a realizzare un'emeroteca virtuale per conservare quel patrimonio di storia locale. Gi sgomberato dalla giunta del sindaco Scapagnini, continua le sue attivit presso il circolo Arci di Catania. Il Medialab del centro sociale, per, non  stato solo un luogo di sperimentazione di tecnologie a basso costo dove il riuso dei computer dismessi  la norma, ma  anche uno degli hacklab che concretamente pratica il diritto all'informazione per tutti, mettendo i suoi computer a disposizione di chiunque non se ne pu permettere uno; fornisce servizi di email e surfing gratuito ed ha attivato, caso unico in italia, programmi di navigazione e videoscrittura in lingua araba per gli extracomunitari che lo frequentano. Nel laboratorio autogestito di informatica e nato dall'esperienza della rete di Bbs amatoriali FreakNet, gli attivisti del centro sociale tengono corsi di formazione all'uso dei computer e si dedicano alla diffusione dell'uso di software libero come Linux, con l'intenzione di rimediare all'errata convinzione che esso sia di difficile uso e quindi indatto ai principianti. I loro corsi hanno visto la partecipazione di studenti, professionisti e pensionati che hanno appreso che sistemi operativi come Unix/Linux sono pi stabili del famigerato Windows, hanno interfacce grafiche piacevoli e intuitive e possono usare software "open source" per scrivere, calcolare, disegnare e navigare su Internet. Soprattutto hanno scoperto che Linux  assai pi affidabile e meno costoso dei sistemi operativi commerciali e su questo hanno avviato una campagna per l'obiezione di coscienza all'uso dei sistemi proprietari comunicandola al Rettore dell'Universit di Catania. In una lettera al Rettore hanno chiesto di non sprecare i soldi degli studenti in spese inutili "visto che una buona fetta delle loro tasse finiranno nell'acquisto di hardware non necessario e di software scadente che dovr presto essere aggiornato". L'adozione di Linux, dicono, che gira finanche su vecchi "386", rivalorizzerebbe l'attuale parco calcolatori dell'Ateneo rallentando la folle corsa all'aggiornamento dell'hardware e al peggioramento dei servizi informatici. Motivano questa tesi spiegando che l'aggiornamento dei sistemi operativi di tipo proprietario come Microsoft Windows (e applicativi come Microsoft Office), implica spese onerose per l'acquisto di ciascuna licenza d'uso e che la complessit non necessaria di quei programmi richiede sempre maggiore potenza di calcolo che, in un circolo vizioso, obbliga all'acquisto di processori pi potenti e di periferiche specifiche che poi, guarda caso, sono commercializzati dalle case che hanno accordi commerciali con la Microsoft. 
Una situazione che vuole tutti gli altri produttori impegnati a costruire strumenti informatici ritagliati sulle caratteristiche dei prodotti Microsoft rinunciando a innovare tecnologie e sistemi.
Ma quello economico non  il solo motivo. Il software libero e open source permette, al contrario dei "software chiusi" come quelli di Microsoft, di studiarne l'ingegneria interna, necessaria alla formazione degli studenti, che invece diventano "pirati informatici" se provano a farlo con il software proprietario, a causa di una legislazione che criminalizza lo studente che lo "apre" per vedere come  fatto o ne produce una copia per studiarlo a casa come da programma didattico. 
Gli studenti universitari del Freaknet Medialab sono andati oltre auspicando che l'Universit aderisca allo spirito del progetto Linux il cui sviluppo  il frutto della passione di decine di migliaia programmatori che, grazie a Internet, condividono il loro lavoro in maniera cooperativa agendo di fatto come un laboratorio di ricerca diffuso. Il corollario delle loro tesi  che, se la ricerca condotta dalle multinazionali del software che mirano solo al profitto e al consolidamento delle posizioni di mercato va a scapito della qualit dei prodotti e favorisce l'omologazione della creativit informatica, diversa  la missione dell'universit, il cui ruolo dovrebbe essere di formare coscienze critiche e non consumatori stupidi, e di garantire l'accesso agli strumenti della formazione anche ai meno ricchi.
Un primo risultato di questa filosofia  stato gi ottenuto quando uno studente catanese  riuscito a convincere il professore del suo corso di laurea ad accettare come compito d'esame un database fatto con MySql - programma a "sorgente aperta" - anzich usare Access di Microsoft come il docente richiedeva, dopo avergli fatto presente che lui non aveva Windows sul computer e che, soprattutto, non aveva alcuna intenzione di installarlo. La critica finale dello studente era che, se all'Universit si impara solo ad usare Windows, all'ingresso nel mondo del lavoro egli non avr altra scelta che proporsi per sviluppare contenuti e applicativi basati su Windows, in questo modo perpetuando la cattiva influenza culturale delle lobby di produttori che,  noto, in questo modo distorcono il mercato e frenano l'innovazione e la ricerca tecnologica. Questi due esempi per dimostrare che i sostenitori della libera circolazione dei saperi non si limitano a rivendicarla a parole ma, non rassegnati a perdere il proprio avamposto di cultura critica, a Catania hanno usato anche lo strumento della petizione elettronica (www.freaknet.org) per sostenere le proprie ragioni.

Hacklab Firenze
L'Hacklab Firenze, un'altra delle esperienze italiane pi radicali di informatica critica,  stato sgomberato nell'estate del 2001 dalla sua sede del Centro Popolare Autogestito Firenze Sud, da tutti conosciuto come Cpa www.ecn.org/cpa.
Il Cpa  stato il luogo del primo hackmeeting italiano e l'Hacklab fiorentino, da poco ricostituito nella nuova sede del centro sociale,  un crocevia di culture digitali fra le pi avanzate della penisola. www.firenze.hacklab.it 
Al progetto dell'hacklab hanno partecipato, a vario titolo, gli attivisti di Strano Network www.strano.net, quelli del Firenze Linux User Group (Flug) www.firenze.linux.it e anche alcuni tra i fondatori dell'Associazione Software Libero www.softwarelibero.org che l hanno intrecciato una fitta trama di incontri dedicati a discutere il ruolo dei media e dell'informazione nelle dinamiche sociali, come pure l'ingombrante presenza del grande fratello informatico e l'utilizzo del free software, ma anche argomenti di carattere specialistico come la programmazione in XML, l'Informatica Quantistica, i sistemi informatici Real Time, i Protocolli di Rete come l'IPv6, ed i corsi sull'accessibilit del web ai non vedenti. L'hacklab fiorentino  stato uno dei primi in Italia a porre la questione del diritto di accesso agli strumenti del comunicare come parte di un fondamentale diritto all'informazione, inteso come diritto ad essere contemporaneamente fruitori e produttori autonomi di informazione, in maniera assolutamente estranea alle modalit spettacolari dei media tradizionali e con l'obiettivo dichiarato di realizzare una comunicazione realmente orizzontale fra i soggetti sociali che concretamente la producono. Ma diritto di accesso vuole anche dire disponibilit degli strumenti del comunicare per chi non li trova a casa e a scuola, ed  per questo che quelli di Hacklab hanno realizzato, primi e unici in Italia, la Banca degli organi Hardware, un magazzino di scambio di tutta la "ferraglia" che serve a costruirsi una workstation e ad accedere alla rete, secondo un meccanismo che prevede il baratto di pezzi superflui - monitor, modem e schede di rete, etc - con altro materiale acquistabile solo a prezzi elevati nei negozi di informatica. 
Complementare a questa logica  stato il progetto "Ciclope" avviato dall'hacklab. Ciclope  un cluster di computer collegati con una rete di tipo ethernet che lavorano insieme ad uno stesso programma grazie ad una struttura che li coordina basata su computer con il sistema operativo Linux, sistema free e distribuito sulla rete. Lo scopo  quello di disporre di una supermacchina in grado di eseguire le operazioni che una singola workstation non potrebbe gestire. Tuttavia, sostengono quelli dell'hacklab, non  sufficiente avere un computer per comunicare. Innanzitutto ci vuole l'attitudine a scambiare, cooperare e imparare insieme. 
Per questo, facendo base al Cpa, hanno nel tempo cercato di contaminare luoghi sociali diversi dal Centro Sociale tenendo seminari all'Universit, nelle Case del Popolo, nelle Biblioteche, per stimolare un uso "non televisivo" della rete e rovesciare il punto di vista di chi crede che gli hacker siano dei pericolosi criminali.  Ma la cifra comune delle esperienze che si incontrano al Cpa  proprio la sperimentazione che salda gli interessi dei programmatori pi impolitici con l'impegno sul versante dei diritti digitali proprio degli hacker sociali.
 infatti al Cpa che, nell'estate del '98,  stato fatto un esperimento di televisione autogestita, la BoicoopTV che ha irradiato nell'etere il dibattito in corso all'hackmeeting www.ecn.org/hackit98 in cui sono stai prefigurati molti dei temi caldi della societ dell'Informazione insieme ad iniziative di alfabetizzazione informatica e ad un approfondimento dello stato dell'arte della telematica antagonista in Europa che ha visto la partecipazione di net-attivisti di tutta Europa. 
Gli hacker del laboratorio informatico hanno dato vita a singolari iniziative contro la chiusura del centro, con forme di protesta informatica come il Netsrike contro il sito nazionale della Coop, il fax-strike, la protesta telefonica, l'uso creativo delle radiofrequenze e delle mailbox dell'Unicoop e degli amministratori cittadini.

Hacklab Roma - Avana/Jet-Net
Concluso nell'ottobre del 2000 l'infelice rapporto con la Rete Civica Romana, gli attivisti digitali del Forte Prenestino aprono un nuovo capitolo della loro storia e, come a chiudere un ciclo cominciato nel 1994 con l'installazione di Avvisi Ai Naviganti Bbs e con l'avvio dei primi seminari di alfabetizzazione informatica, ricominciano dalla formazione con l'iniziativa Jet-Net. www.forteprenestino.net 
Jet-Net  in realt un calendario di corsi e di seminari, che si tengono il gioved sera a Forte Prenestino con cadenza settimanale, e  in cui gli attivisti confrontano idee, apprendono tecniche di resistenza digitale, si formano all'uso di Linux, e si adoperano per il funzionamento dell'hacklab romano. Le memorie digitali della Bbs ci ricordano infatti che la formazione  sempre stata una delle specificit del percorso culturale di Av.A.Na. insieme alla battaglia contro il copyright e per la democrazia elettronica. Nel biennio '93-'94 infatti, Internet era ancora un gingillo da ricercatori universitari, il web non era ancora abbastanza diffuso e per esplorare Internet si usava il gopher. Tuttavia, all'epoca era assai vitale il circuito della telematica amatoriale, quella fatta dalle Bbs da cui, dopo la secessione dell'area di discussione Cyberpunk dal circuito Fidonet, nacque la rete parallela Cybernet che contava fra i suoi nodi le famose HackerArt Bbs di Firenze e Decoder Bbs di Milano, oltre che la stessa Avana e molte altre. Intorno ad Avana Bbs si raccoglieva una comunit consistente di cibernauti in erba, circa mille utenti registrati nel momento di massima diffusione. Il segreto stava nel fatto che nelle stanze buie dell'ex forte militare occupato nel 1986, un pugno di attivisti teneva acceso un computer da cui inviare posta elettronica gratuitamente e in tutto il mondo. Quel presidio digitale permise di aggregare moltissime persone che non tardarono ad innamorarsi della rete chiedendo di conoscerla meglio. I tempi erano maturi per i Corsari - cos si chiamavano gli allievi - che alla sera, con una sottoscrizione volontaria, seguivano i corsi di "Livello Zero" per apprendere i segreti della rete. Era stato aperto un varco nell'immaginario e Avana Bbs era diventata il non-luogo per parlare di autogoverno, Aids, produzione immateriale e democrazia elettronica.
Successivamente, fra il 1995 e il 1996, una trasmissione condotta da alcuni membri del gruppo sulle frequenze della radio indipendente romana Radio Onda Rossa www.tmcrew.org/ror, irradiava nell'etere la serie Imparare navigando che, nel riprendere lo slogan rivoluzionario degli zapatisti da poco insorti, "camminare domandando", prefigurava il senso rivoluzionario della telematica sociale. La trasmissione, assai prima di pi famosi programmi radiofonici come Golem e Crackers, parlava di immaginario mediatico e culture digitali, insegnava le parole delle nuove tecnologie, e procedeva descrivendo step by step le modalit della connessione ad un computer remoto, mentre i suoi conduttori intervistavano esperti e militanti sul futuro della cosiddetta rivoluzione digitale.
Quelli di Avana sapevano che occorreva un'offensiva ad ampio spettro per familiarizzare i giovani all'uso della telematica ed  per questo che nel 1994 decisero di dare il loro contributo alla nascita della Rete Civica del comune di Roma - RomaOnLine - insieme alle altre Bbs della provincia. Lo scopo era quello di sensibilizzare il comune a creare spazi di apprendimento e formazione specifici all'uso della rete, nelle biblioteche, nelle scuole, nei laboratori di quartiere, per garantire l'accesso pubblico e gratuito agli strumenti della comunicazione elettronica. In parte ci sono riusciti, ma con la gestione della nuova rete civica - diventata RomaNet - da parte del vicedirettore generale del comune Mariella Gramaglia il rapporto col Comune si  subito degradato a causa delle rigidit politiche dei suoi amministratori. Per gli attivisti il rapporto con la Rcr  ormai sepolto. L'esperimento che aveva visto comune e alcuni gruppi di volontariato collaborare ad una rete telematica territoriale si  concluso dopo le gravi e infondate accuse di filo-pedofilia rivolte loro dal vicedirettore per aver pubblicato un libro-inchesta sul fenomeno della pedofilia. Nel novembre del 2000 cinque gruppi storici della telematica di base: Virtual Mondo Bbs, l'Osservatorio per i diritti della Comunicazione, il Foro Romano Digitale, Matrix-Brain Workers' Network e The Thing Roma, hanno volontariamente abbandonato la Rete Civica Romana - Rcr - impoverendola ulteriormente. www.forteprenestino.net/RCR 
Nel frattempo il gruppo Avana, insieme agli altri hacklab, ha dato il suo generoso contributo alla preparazione degli hackmeeting e, con gli occupanti del centro sociale Forte Prenestino, ha ospitato l'hackmeeting 2000 nei 13 ettari del centro cablati per l'occasione come parte del progetto Cybersyn II. www.forteprenestino.net/cybersyn2 
Uno dei risultati di questa intensa attivit di diffusione della conoscenza informatica, rigorosamente no-profit,  stata la formazione di figure lavorative non ancora preparate dal mercato o dalla scuola. Molti dei corsisti di Avana sono diventati web-designer, sistemisti di rete, gestori di reti satellitali, formatori a tempo pieno o programmatori, che hanno creato le loro proprie societ e che adesso scrivono educationals e programmi free e open source. Ma non rinunciano a socializzare conoscenza e saperi in un posto come un centro sociale occupato. Con Jet-Net AvANA torna alle origini. Dopo la lunga esperienza con reti e computers nel solco della pratica hacker, il gruppo telematico del centro sociale punta diritto alla "formazione all'uso di Linux e degli applicativi necessari a vivere felici senza Winzozz e Microsoft Pork". In agenda per ci sono pure i temi caldi della societ digitale: la privacy e le tecnologie di controllo sociale, l'identit elettronica e il nomadismo in rete, l'accessibilit e l'usabilit dei siti web, la teoria degli ipertesti. Se i temi dei seminari sono comunque legati alla democrazia elettronica, l'accesso all'informazione e ai suoi strumenti  considerato dagli attivisti un prerequisito inscindibile dell'esercizio della cittadinanza, e lo sforzo  sempre quello di "essere una fabbrica sociale di idee orientata a rompere i meccanismi di esclusione che, per lo stretto rapporto che lega sapere e lavoro, lavoro e diritti, si trasformano in un potente mezzo di controllo sociale". Il progetto Forthnet, l'infrastruttura di rete che connette i computer del Forte,  stato infatti pensato per favorire l'accesso gratuito a Internet a tutti i visitatori del centro sociale che dalle postazioni informatiche possono fare editing di testi, spedire posta, navigare sulla rete e telelavorare, il tutto con software libero. Insomma un modo concreto per colmare il digital divide della periferia metropolitana.
http://avana.forteprenestino.net 
1.3. hackers e sicurezza
Ma allora perch tanta paura degli hackers? Forse perch i loro incontri hanno sempre qualcosa a che fare con la sicurezza dei sistemi informatici?
Forse s. Qualsiasi attacco efficace a un sistema informativo protetto sfrutta dei "bachi di sistema", delle falle di funzionamento o di protezione. Perci se sei capace di bucare un sistema  probabile che tu sia un hacker, perch sei capace di aggirarne le protezioni oppure riconoscere questi buchi e "aggiustarli"10. Gli hacker puristi sostengono che si  dei veri hacker solo nel secondo caso:quando, individuata una falla nel sistema di protezione e funzionamento, se ne avvertono i responsabili affinch nessun utente del sistema ne riceva danno. "Per penetrare un sistema devi conoscerlo. Una volta l dentro puoi fare quello che vuoi" dice Kimble, un famoso hacker che oggi  considerato uno dei maggiori esperti di sicurezza informatica nel mondo. www.kimble.org
Sfruttare le debolezze di un sistema  la tecnica prima per ottenere ci che non sei autorizzato ad avere. Ma i sistemi con le falle non sono solo sistemi informatici, anche i sistemi umani ne hanno.
Una delle modalit pi efficaci per ottenere l'accesso ai sistemi protetti  il social engineering, "l'ingegneria sociale", cio l'insieme dei metodi e delle tecniche necessarie a spacciarsi per un altro, per uno che ha diritto di accesso e di intervento su una macchina o una rete: un amministratore di sistema, un utente privilegiato, un semplice addetto al terminale aziendale. Il Social Engineering presuppone che si sia trovato il modo per ottenere i dati personali di un utente o le caratteristiche del computer da assaltare con la scusa di uno sconto sul software da comprare, o fingendosi l'amministratore di sistema che deve controllare un problema di posta o ancora diffondendo sospetti sul collega di lavoro e invitando alla delazione fingendo di essere un poliziotto. A questo punto si usa una tecnica di enumerazione per trovare il codice di accesso alla macchina oppure si scrive all'amministratore per chiedergli la password fingendo di averla dimenticata. Qualche volta funziona. Gi questo introduce un'altra distinzione. Per accedere a un sistema senza permesso non  sempre necessario essere un hacker, basta essere furbi e un po' psicologi.
All'ultimo Defcon 9 www.defcon.org, il meeting annuale degli hackers che si incontrano a Las Vegas, il social engineering contest, l'evento dove vinceva chi riusciva a trovare i numeri delle carte di credito di vip della politica e dello spettacolo,  stato bloccato dall'Fbi e le guardie dell'albergo ospitante hanno contribuito all'arresto di due partecipanti al meeting. Ecco un'altra distinzione che emerge dagli incontri fra gli hacker. Quello italiano, l'Hackmeeting, si celebra all'insegna dello slogan "no polizia, no giornalisti"; gli hacker americani - quelli del Defcon e quelli di Hope -, invece, non solo tollerano la presenza delle "guardie", ma addirittura invitano l'Fbi ad assistere alle loro prodezze. Gli europei spesso non sopportano di essere fotografati, gli americani invece si fanno ritrarre a bere birra, smanettare sulla tastiera, tirare al fucile (solo al Defcon). Mentre i tedeschi del Chaos Computer Club www.ccc.de fanno lobby in parlamento gli hacker italiani contestano i politici. Gli spagnoli, i tedeschi e gli italiani fanno gli incontri dentro gli squat e i centri sociali con pochissimi mezzi, gli olandesi si ritrovano in campus universitari autorizzati dai ministri o nei campeggi dove usano infrastrutture e linee telefoniche donate da imprenditori simpatizzanti e in cerca di pubblicit. www.hal2001.org 
Dietro questi diversi atteggiamenti c' tutta una visione dei rapporti sociali e del potere, una storia che affonda nelle differenti culture dei paesicui gli hacker appartengono. Gli europei sono spesso attivisti in senso tradizionale che usano il computer come arma di contestazione del potere politico, mentre gli americani esprimono la loro critica al mercato scrivendo software libero e non commerciale www.gnu.org anche se si uniscono agli europei nella feroce critica del copyright, "la sifilide del territorio digitale" (R. Stallman).
Molte cose sono cambiate dalla prima Hackers' Conference organizzata nel 1984 da Stewart Brand in un accampamento militare abbandonato a nord di S. Francisco. Come dice The Dark Tangent, l'organizzatore di Defcon 9:

I cambiamenti tecnologici hanno fatto s che anche il Defcon cambiasse [..] prima non c'era lavoro per gli hackers mentre oggi ci sono grossi investimenti nella sicurezza informatica, ci sono libri e siti web che parlano di hacking, i software non sono tutti a pagamento e imparare a bucare la rete universitaria ora fa parte di un processo educativo, di apprendimento. Gli Hackers e i fanatici del computer erano una nicchia, oggi sono cos tanti da generare un nuova gamma di definizioni fra hard core e mainstream.

Proprio per questo al meeting degli hacker italiani a Catania del giugno 2001 si  discusso della dialettica fra l'istituzionalizzazione e il ribellismo degli hackers, del rapporto fra hacking e politica e di come diffondere la conoscenza incorporata nelle macchine creando sistemi aperti e distribuiti a prova di censura. www.autistici.org. All'hacker-meeting di Bilbao (2001) invece, gli spagnoli hanno discusso soprattutto di Enfopol e Echelon, di censura e repressione in rete, ma anche di hacktivism, formazione e nuove tecnologie, di brevetti e diritto d'autore, carte 'intelligenti', firme digitali e privacy elettronica. http://www.sindominio.net/hmleioa01/
Se proprio si vuole fare una distinzione, alla fine bisogna tracciarla partendo dai comportamenti e dai valori degli hacker che, nell'insieme, esprimono una cultura piuttosto complessa. Nonostante le differenze per le somiglianze sono molte. E le parole d'ordine sono ancora quelle dei primi pionieri della rivoluzione digitale: convivialit, divertimento, curiosit, condivisione, rispetto per le cose e le persone.

Box 1 Jargon File
Se seguiamo il testo pi accreditato sugli hacker, il "Jargon File" pubblicato da Eric S. Raymond, troviamo un paio di definizioni che accontentano tutti e che hanno a che fare con l'esperienza tecnica e il gusto di risolvere problemi e di superare i limiti. Dice Raymond: "C' una comunit, una cultura comune, di programmatori esperti e di maghi delle reti che affonda le radici della sua storia decenni addietro, ai tempi dei primi minicomputer e dei primi esperimenti su ARPAnet. I membri di questa cultura stanno all'origine del termine 'hacker'. Gli hacker hanno costruito internet. Gli hacker hanno reso il sistema operativo Unix quello che  oggi. Gli hacker mandano avanti Usenet. Gli hacker hanno fatto funzionare il World Wide Web. Se fai parte di questa cultura, se hai contribuito ad essa e altre persone della medesima ti conoscono e ti chiamano hacker, allora sei un hacker.
La forma mentis dell'hacker non  ristretta all'ambito del software-hacking. Ci sono persone che mantengono un atteggiamento da hacker anche in altri campi, come l'elettronica o la musica - davvero, lo puoi trovare ai livelli pi alti di qualsiasi scienza od arte. I software-hacker riconoscono questi spiriti affini ovunque e chiamano anche loro 'hacker' - e qualcuno afferma che lo spirito hacker  totalmente indipendente dal particolare media in cui l'hacker lavora"11.

1.4. l'etica hacker. formulazioni etiche dagli anni settanta ad oggi

L'etica hacker secondo T. Pittman (1975)
"Deus Ex Machina, or The True Computer-ist" 
(one might use the last word interehangeably with "hacker")
(1975)

The computer is more interesting than most people. I love to spend time with my computer. It is fun to write programs for it, play games on it, and to build new parts for it. It is fascinating to try to figure out what part of the program it is in by the way the lights nicker or the radio buzzes. It beats dull conversation any day. 
The computer needs just a little more (memory) (speed) (peripherals) (better Basic) (newer Cpu) (noise suppression on the bus) (debugging on this program) (powerful editor) (bigger power supply) before it can do this or that. 
There is no need to buy this software package or that circuitboard; I can design one better. 
Never miss a club meeting. This is where it's at. The juicy little news bits, the how-to-fixits for the problem that has been bugging me the last two weeks ... that is the real thing! Besides, they might have some free software.

L'etica hacker secondo The Jargon File (1975-1996)

1. The belief that information-sharing is a powerful positive good, and that it is an ethical duty of hackers to share their expertise by writing open-source and facilitating access to information and to computing resources wherever possible. 
2. The belief that system-cracking for fun and exploration is ethically OK as long as the cracker commits no theft, vandalism, or breach of confidentiality. 
Both of these normative ethical principles are widely, but by no means universally, accepted among hackers. Most hackers subscribe to the hacker ethic in sense 1, and many act on it by writing and giving away open-source software. A few go further and assert that all information should be free and any proprietary control of it is bad; this is the philosophy behind the Gnu project. 
Sense 2 is more controversial: some people consider the act of cracking itself to be unethical, like breaking and entering. But the belief that ethical cracking excludes destruction at least moderates the behavior of people who see themselves as 'benign' crackers (see also samurai). On this view, it may be one of the highest forms of hackerly courtesy to (a) break into a system, and then (b) explain to the sysop, preferably by email from a superuser account, exactly how it was done and how the hole can be plugged - acting as an unpaid (and unsolicited) tiger team. 
The most reliable manifestation of either version of the hacker ethic is that almost all hackers are actively willing to share technical tricks, software, and (where possible) computing resources with other hackers. Huge cooperative networks such as Usenet, FidoNet and Internet (see Internet address) can function without central control because of this trait; they both rely on and reinforce a sense of community that may be hackerdom's most valuable intangible asset.

L'etica hacker secondo S. Levy (1984)

The Hacker Ethic:
- Access to computers and anything which might teach you something about the way the world works should be unlimited and total. Always yield to the Hands-On Imperative! 
- All information should be free. 
- Mistrust Authority Promote Decentralization. 
- Hackers should be judged by their hacking, not bogus criteria such as degrees, age, race, or position. 
- You can create art and beauty on a computer. 
- Computers can change your life for the better. 
- Like Aladdin's lamp, you could get it to do your bidding. 
L'etica hacker secondo l'Icata 89 (1989)
"Dichiarazione finale dell'Icata 8912"

Noi, cittadini planetari e partecipanti alla FESTA GALATTICA DEGLI HACKERS e dell'ICATA 89 ad Amsterdam, abbiamo confrontato, per tre giorni, le nostre idee, le nostre esperienze, le nostre speranze e i rispettivi scopi per l'avvenire. Profondamente turbati dalla prospettiva di una tecnologia dell'informazione e degli attori economici e politici scatenati da essa, senza controllo democratico n partecipazione popolare efficace, noi abbiamo stabilito che:
1) Lo scambio libero e senza alcun ostacolo dell'informazione sia un elemento essenziale delle nostre libert fondamentali e debba essere sostenuto in ogni circostanza. La tecnologia dell'informazione deve essere a disposizione di tutti e nessuna considerazione di natura politica, economica o tecnica debba impedire l'esercizio di questo diritto.
2) Tutta intera la popolazione debba poter controllare, in ogni momento, i poteri del governo; la tecnologia dell'informazione deve allargare e non ridurre l'estensione di questo diritto.
3) L'informazione appartiene a tutto il mondo. Gli informatici, scientifici e tecnici, sono al servizio di tutti noi. Non bisogna permettere loro di restare una casta di tecnocrati privilegiati, senza che questi debbano rendere conto a nessuno del loro operato.
4) Il diritto all'informazione si unisce al diritto di scegliere il vettore di questa informazione. Nessun modello unico di informatizzazione deve essere imposto a un individuo, una comunit o a una nazione qualsiasi. In particolare, bisogna resistere alla pressione esercitata dalle tecnologie "avanzate" ma non convenienti. Al loro posto, bisogna sviluppare dei metodi e degli equipaggiamenti che permettano una migliore convivialit, a prezzi e domanda ridotti.
5) La nostra preoccupazione pi forte  la protezione delle libert fondamentali; noi quindi domandiamo che nessuna informazione di natura privata sia stockata, n ricercata tramite mezzi elettronici senza accordo esplicito da parte della persona interessata. Il nostro obiettivo  di rendere liberamente accessibile i dati pubblici, proteggere senza incertezze i dati privati. Bisogna sviluppare delle norme in questo senso, insieme agli organismi e alle persone interessati.
6) Ogni informazione non consensuale deve essere bandita dal campo dell'informatica. Sia i dati che le reti devono avere libert d'accesso. La repressione dei pirati deve divenire senza fondamento, alla maniera dei servizi segreti. Parallelamente domandiamo che tutte le legislazioni, in progetto o gi in applicazione, rivolte contro i pirati e che non perseguono scopi criminali o commerciali, siano ritirati immediatamente.
7) L'informatica non deve essere utilizzata dai governi e dalle grandi imprese per controllare e opprimere tutto il mondo. Al contrario, essa deve essere utilizzata come puro strumento di emancipazione, di progresso, di formazione e di piacere. Al contempo, l'influenza delle istituzioni militari sull'informatica e la scienza in generale deve cessare. Bisogna che sia riconosciuto il diritto d'avere delle connessioni senza alcuna restrizione con tutte le reti e i servizi internazionali di comunicazione di dati, senza interventi e controlli di qualsiasi sorta. Bisogna stabilire dei tetti di spesa, per paese, per avere accesso a questi vettori di comunicazione di dati pubblici e privati. Si deve facilitare quei paesi senza una buona infrastruttura di telecomunicazione e la loro partecipazione alla struttura mondiale. Noi ci indirizziamo agli utilizzatori progressisti di tecnologie di informazione nel mondo affinch socializzino le loro conoscenze e specializzazioni in questo campo con delle organizzazioni di base, al fine di rendere possibile uno scambio internazionale e interdisciplinare di idee e informazioni tramite delle reti internazionali.
8) Ogni informazione  al contempo deformazione. Il diritto all'informazione  al contempo inseparabilmente legato al diritto alla deformazione, che appartiene a tutto il mondo. Pi si produce informazione, e pi si crea un caos di informazione sfociante sempre pi in rumore. La distruzione dell'informazione come del resto la sua produzione,  il diritto inalienabile di ognuno.
9) Bisognerebbe sovvertire i canali regolamentari e convenzionali dell'informazione grazie a dei detournements e a dei cambiamenti surrealisti degli avvenimenti, al fine di produrre del caos, del rumore, dello spreco i quali, a loro volta, saranno considerati come portatori di informazione.
10) La libert di stampa deve applicarsi anche alle pubblicazioni tecno-anarchiche, che appaiono in giro, per reclamare la liberazione dei popoli, la fine delle tirannie della macchina e del sistema sugli uomini.

L'etica hacker secondo la telematica antagonista in Italia (1999)13

Libert dell'informazione
- Lo scambio libero e senza alcun ostacolo dell'informazione e l'esercizio della comunicazione orizzontale e interattiva realizzati con tutti gli strumenti che le nuove tecnologie mettono a disposizione sono elementi essenziali delle nostre libert fondamentali e devono essere sostenuti in ogni circostanza.
- L'informazione vuole essere libera: appartiene a tutto il mondo, essa  prodotta da e per tutto il mondo e l'accesso all'informazione non deve pi essere diritto esclusivo di un'elite o di un gruppo privilegiato.
- La propriet delle reti non deve essere sotto il controllo di monopoli o oligopoli privati o pubblici. La comunicazione e l'informazione devono essere di tutti. Il popolo delle reti deve essere in grado di controllare e partecipare alle scelte gestionali di coloro che posseggono le reti.
- La comunicazione non pu essere regolamentata da privati n essere di loro propriet. Gli utenti hanno diritto di autogestire in rete risorse telematiche secondo criteri di autoregolamentazione.
- L'informazione deve essere accessibile a tutti, e tutti devono poter inserire le proprie informazioni in rete.
- Le semplici possibilit di accesso tecnico alle informazioni non sono sufficienti a garantire la libert delle persone. Le persone devono essere lasciate libere di dotarsi e di utilizzare gli strumenti critici e cognitivi necessari per elaborare le informazioni a cui accedono, per rivestirle di senso e per trasformarle in comunicazione significativa.
- Le persone non sono terminali passivi di un flusso informativo organizzato dall'alto. La loro libert consiste nel produrre azione e comunicazione sociali libere da pregiudizi e discriminazioni di razza, di sesso o di religione, anche quando queste dovessero andare contro gli interessi economici o politici costituiti.
Bbs
- riconosciamo l'utilit pubblica dei Bulletin Board System e di ogni forma di comunicazione a carattere amatoriale e comunitario, di cui amiamo l'autonomia di gestione dell'informazione, e la libert dai grandi oligopoli mediatici ed editoriali.
- L'attivit dei Bbs non deve essere sottoposta ad autorizzazioni o censure, e deve essere riconosciuta e tutelata in quanto strumento di utilit sociale per la libera manifestazione del pensiero.
Tecnologia
- Gli standard di comunicazione in rete devono essere il frutto di una decisione globale e diffusa, non di una politica economica imposta da un gruppo di potere ristretto. Le tecnologie e la loro conoscenza non devono sottostare a controlli e a  politiche economiche che ne frenino la distribuzione o la produzione globale.
Privacy
- Deve essere consentito l'anomimato e tutelata la privacy di ogni utente. Gli utenti delle reti telematiche hanno il diritto di difendere la loro privacy e i loro dati personali con tutti i mezzi tecnologici e crittografici disponibili. Nessuna informazione riguardante i dati personali dei singoli individui dev'essere stockata n ricercata tramite mezzi elettronici senza accordo esplicito da parte della persona interessata.
Diritti, responsabilt e leggi
- chi gestisce nodi di reti telematiche non  responsabile dei materiali immessi da terze persone nel sistema da lui gestito, a causa dell'impossibilit pratica di controllare tutto il materiale e della inviolabilit della corrispondenza privata. Le responsabilit dei gestori di sistema finiscono dove iniziano quelle degli utenti. Le comunicazioni interpersonali, elettroniche e non, vanno difese da qualsiasi forma di censura, controllo o filtraggio.
- il sequestro immotivato dei computer a scopo investigativo, in alternativa alla semplice copia dei dati in essi contenuti,  una grave violazione della libert personale che non trova nessun fondamento logico o tecnologico.
- denunciamo e condanniamo una legislazione ingiusta, figlia di una falsa "societ dell'informazione", nella quale i magistrati ormai da anni dispongono sequestri immotivati ai danni delle reti di telematica sociale di base e perseguono penalmente anche chi  solo sospettato di infrangere le leggi sui crimini informatici. Denunciamo e condanniamo una legislazione che tutela gli interessi delle grandi case produttrici di software ma non i diritti dei singoli cittadini (resta inteso che per noi ogni essere umano  cittadino del mondo, al di l delle frontiere artificiali imposte da stati e burocrazie), e punisce con la carcerazione la copia dei programmi, anche se fatta senza scopi commerciali o criminali, ad uso personale, ad uso didattico, a beneficio di associazioni, gruppi di volontariato, organizzazioni non governative, scuole. La storia ha dimostrato come dietro l'attuale legislazione sui crimini informatici ci siano gli interessi e le pressioni lobbistiche di una categoria imprenditoriale.
 tempo che vengano tutelati i diritti dei singoli cittadini invece di continuare a difendere gli interessi delle grandi case produttrici di software.
- Chiunque ha il diritto di disporre di qualsiasi informazione e di utilizzarla nella pi totale libert, purch vengano riconosciuti i diritti intellettuali ed economici all'autore in modo proporzionale ai vantaggi intellettuali ed economici conseguiti. La durata e le caratteristiche dei diritti economici devono essere tali da non limitare la legittima evoluzione del sapere e la sete di conoscenza dell'umanit tutta.
- Rifiutiamo qualsiasi forma legislativa presente o futura che limiti l'utilizzo delle tecnologie telematiche come  gi accaduto per le tecnologie radio, dove un sistema di autorizzazioni e licenze ha di fatto impedito l'accesso diffuso e popolare alle possibilit di cambiamento sociale offerte dalle trasmissioni radio. L'utilizzo di tecnologie per la comunicazione elettronica in rete non deve essere vincolato ad autorizzazioni o concessioni n limitato da ostacoli fiscali o burocratici.

note

1 Cfr. Levy, 1996. 
2 Come da definizione dello jargon file.
3 Vedi in appendice la scheda sul software libero.
4 Ibid.
5 Tra i primi ad usare il termine telematica (tlmatique, contrazione di tlcommunications e informatique) sono i francesi Nora e Minc nel rapporto realizzato nel 1978 su "L'informatisation de la societ".
6 Vedi paragrafo Hackeraggio sociale e Cyberpunk.
7 http://www.hip97.nl/
8 www.hackmeeting.org 
9 www.sindominio.net/hmBCN00
10 Vedi sopra il riferimento all'hacker ethic di E. Raymond.
11 Tramite Internet  possibile accedere al documento Jargon File: questo file ipertestuale, messo a disposizione per tutti gli utenti della Rete, nacque nel 1975 a Stanford e viene periodicamente aggiornato, per cui ne sono disponibili numerose versioni. E. Raymond mantiene attualmente questo File e da esso ha ricavato un libro "vero", un dizionario Hackerish-English di 1961 termini. In italiano all'indirizzo www.annozero.org
12 Cit. in Scelsi, 1990, p. 107.
13 Questo Manifesto nasce da quei "Principi Etici" pubblicati da Strano Network in occasione del convegno Metaforum II di Budapest del 1995, ma viene successivamente rielaborato in rete su richiesta di Strano Network. I Principi etici di Strano Network a loro volta erano il punto di arrivo di una riflessione internazionale che aveva visto nell'Icata '89 una sua importante espressione che era stata a sua volta diffusa e rielaborata in Italia principalmente dal gruppo Decoder. Una successiva rielaborazione viene proposta da Gubitosa nel suo libro pubblicato nel 1999 The Italian Crackdown.

2. Scegli il tuo obiettivo



2.1. diritti digitali 
I principi dell'etica hacker concretamente praticati dai singoli e dai collettivi hanno nel tempo assunto la forma di rivendicazioni esplicite che gli hacktivisti considerano obiettivi irrinunciabili nell'abbattimento dei confini della frontiera elettronica. 
Stiamo parlando dei diritti digitali, cio di quell'insieme di aspirazioni, prassi conoscitive, attitudini e comportamenti considerati fondanti l'agire comunicativo delle comunit elettroniche eticamente orientate. 
Perci, anche se non sempre essi costituiscono un blocco unico e omogeneo di rivendicazioni, per la stretta connessione che li unisce - i "confini" tra un diritto digitale e l'altro sono sottili, le aree interessate da uno si incrociano e si sovrappongono a quelle di un altro - proveremo a sintetizzarli e a illustrarli consapevoli di tutti i limiti che una trattazione di questo tipo comporta.
Nell'ambito delle comunit elettroniche i principali diritti correlati all'uso dei Media Interattivi sono considerati: 
Il diritto alla cooperazione, che riguarda una concezione della rete basata su rapporti di interscambio orizzontale secondo un modello di relazioni paritetico e rizomatico. Un diritto che implica la possibilit di realizzare un tipo di comunicazione libera e aperta, capace di accrescere le conoscenze collettive e la cultura di ognuno.
Il diritto alla privacy e all'anonimato. La privacy, inizialmente correlata al concetto di soglia e di tranquillit domestica,  stata a lungo considerata come il diritto di essere lasciati soli. L'avvento della rete e di altri strumenti informatici ha modificato totalmente il senso e la portata di questo concetto-guida per il fatto che oggi questo diritto  in pericolo ogni volta che usiamo bancomat, carte di credito, smart cards, codice fiscale, patenti di guida o tessere del supermercato, ogni volta che entriamo in Internet, ogni volta che abbiamo a che fare con gli uffici pubblici, e con qualsiasi apparato in grado di tenere traccia e registrare i nostri comportamenti.
Per questo le comunit elettroniche rivendicano l'uso di strumenti adeguati per proteggersi da tali intrusioni nella propria vita, pubblica e privata, con adeguati sistemi di cifratura e anonimizzazione dei dati. 
Ugualmente, poich un atteggiamento poliziesco da parte di istituzioni e imprese sovente minacca il diritto all'anonimato - i dati personali, anzich essere richiesti in caso di reato o a fronte di specifiche esigenze degli interessati, vengono richiesti come precauzione verso quanti potrebbero, forse, nascondersi per compiere chiss quali delitti - si fa sempre pi diffusa l'esigenza di tutelare le proprie interazioni attraverso anonymous remailers, crittazione a doppia chiave pubblica, e altri sistemi di anonimizzazione.
Il diritto alla libert di copia  una rivendicazione che coinvolge direttamente la libert d'informazione e di espressione, perch le leggi sul copyright e sui brevetti limitano direttamente la circolazione di notizie e scoperte vincolandole a criteri di carattere economico e inoltre perch limitando la circolazione di informazioni - ci vale soprattutto nel caso della scrittura software - viene limitata la possibilit stessa di conoscere i media che ciascuno utilizza per esprimersi. La battaglia contro il copyright, il cui raggio d'azione spazia dalla musica all'editoria, fino alle biotecnologie alimentari e farmaceutiche, ha per un nuovo orizzonte nella diffusione di beni, merci e servizi di carattere libero e gratuito che godono di particolari tutele sotto specifiche licenze (la Gpl, General Public Licence, la Fdl, Free Documentation Licence ed altre).
Il diritto all'accesso si articola su diversi piani e include il problema concreto dei costi del materiale e delle connessioni. Sotto questo aspetto gli hacktivisti considerano che devono essere garantiti ad ognuno alcuni requisiti per poter parlare di reale diritto d'accesso:
1.	La possibilit di acquisire l'hardware e il software necessario per utilizzare gli strumenti della comunicazione digitale.
2.	L'accesso a connessioni che permettano effettivamente di accedere a tutta l'informazione esistente in rete e di comunicare con tutti coloro che utilizzano la rete senza essere penalizzati da una connessione lenta o da una limitazione all'accesso delle risorse in rete.
3.	La disponibilit di hardware e di software adeguati a fruire di tutte le risorse presenti in rete.
4.	L'accesso alla formazione necessaria per riuscire a sfruttare tutte le risorse degli strumenti della comunicazione digitale. 
Per diritto alla formazione, in particolare, si intende la necessit di avviare corsi e iniziative atte a migliorare l'alfabetizzazione informatica degli utenti in quanto la conoscenza di questi mezzi sta diventando una discriminante sia per quanto riguarda l'accesso alle informazioni e alla comunicazione che l'ingresso nel mondo del lavoro. 
Per questo  considerato importante ribaltare la tendenza in atto a fornire software sempre pi "amichevoli" che non favoriscono la possibilit di comprenderli e di usarli nel modo che  pi consono alle modalit cognitive e agli scopi degli individui. Complementare a questa rivendicazione  la volont, attraverso una adeguata formazione, di conoscere e scrivere software che non limitino o controllino l'agire in rete e interfacce che garantiscano un'accessibilit reale ad ognuno senza penalizzazioni derivanti dal ceto, dalla razza, dal sesso, da handicap o altro.
Il diritto all'informazione contrasta con ogni forma di censura, istituzionale, tecnica o commerciale. In questa prospettiva il mezzo digitale va tutelato da ogni controllo indesiderato e considerato soggetto solo alla responsabilit individuale di chi lo utilizza. Questo diritto pu concretamente dispiegarsi solo quando sia garantito l'accesso a una molteplicit di fonti informative e la possibilit di generarne di nuove senza limitazioni di sorta per poter affermare una reale libert di espressione.

2.1. fare comunit
L'Arte di fare network  il presupposto dell'hacktivism

I computer e le reti sono uno straordinario strumento di relazione per costruire luoghi dove sperimentare modelli di socialit alternativa. In questi luoghi - Bbs, chat rooms, newsgroup, mailing lists, spazi web - la cifra costante delle interazioni  la partecipazione libera, lo scambio disinteressato di informazioni e conoscenze, l'orizzontalit della comunicazione. Sono nonluoghi dove sperimentare e vivere identit altre al di fuori e al di l di ruoli sociali imposti. Questi luoghi sono spesso il propulsore della trasformazione e dell'innovazione sociale, ma sono anche lo spazio della critica, della partecipazione e dell'autogoverno. Il cyberspazio abitato da queste culture comunitarie  spazio del dissenso, teatro e strumento della contestazione, luogo dove coordinare le azioni e le decisioni di chi  impegnato a cambiare lo stato presente delle cose.
Entrare in relazione, costruire spazi comunitari e fare network  il presupposto dell'hacktivism.

Comunit virtuali1
A. Carola Freschi descrive in questo modo le comunit virtuali: "Comunit virtuale sarebbe il gruppo elettivo che, costituitosi e consolidatosi grazie alla rete, condividendo una comune appartenenza, risorse simboliche e normative, interagisce in rete e intrattiene relazioni faccia a faccia periodiche, non episodiche, di tipo collettivo e interindividuale" (Carola Freschi, 2000).
In questo paragrafo, si  cercato di raggruppare alcuni degli obiettivi principali del fare comunit in quattro parti. La prima descrive gli aspetti della partecipazione e della cooperazione; la seconda quelli del decentramento e della difesa dell'autonomia; la terza parte descrive il momento di incontro tra le prime due, ovvero gli aspetti relativi al produrre collettivamente e al tempo stesso garantire l'autonomia; la quarta parte infine descrive gli aspetti della trasformazione e del conflitto. 

2.1.1.Partecipazione e Cooperazione

Interattivit e diritto alla comunicazione
Negli anni Sessanta la cultura della partecipazione politica e civile favorisce il successo di un modello di comunicazione interattiva e il rifiuto del modello d'informazione unidirezionale. La critica dei media, gli eventi politici e le sperimentazioni artistiche favoriscono un clima culturale grazie a cui nei primi anni Settanta il video sar usato dai movimenti come mezzo per autogestire gli strumenti della comunicazione e renderne le persone protagoniste attive. 
Gli anni Sessanta sono il periodo in cui si sviluppano parallelamente e si incrociano le sperimentazioni comunitarie delle utopie californiane, i movimenti in difesa della libert di parola, i progetti per rendere i computer strumenti multiaccesso ed interattivi, cos come la nascita delle prime reti telematiche.
La libert dell'individuo si riconosce nella possibilit di cooperare, comunicare, partecipare, scambiare esperienze, cos come nel rifiuto dell'immaginario diffuso dai mass-media.
Il concetto di "computer personale" come strumento di liberazione a disposizione dell'individuo, che ritroviamo come parola d'ordine in diverse pubblicazioni all'inizio degli anni Settanta,  ribadito nell'idea di comunit virtuale come luogo in cui l'individuo pu esprimersi direttamente e non essere solo un punto terminale della comunicazione come avveniva per il "personal libro" dopo Gutenberg. Quello che gli intellettuali, gli attivisti e gli scienziati capiscono  che il computer, da strumento di calcolo, pu diventare un nuovo medium della comunicazione. Uno strumento intorno a cui costruire un nuovo modello di societ in cui i soggetti siano attivi, non subiscano l'informazione dei mass-media, ma la veicolino in prima persona. In questo modello ogni individuo, situazione territoriale, collettivo, centro sociale, centro culturale, ecc., diventa il nodo di una rete cooperativa di comunicazioni non gerarchiche.
Da una parte vi  l'idea che i computer debbano uscire dalle cattedrali dei laboratori di informatica per andare "incontro alla gente" fornendogli l'opportunit di "metterci le mani sopra". Dall'altra c' la convinzione che l'esercizio della comunicazione orizzontale ed interattiva, realizzata con tutti gli strumenti che le nuove tecnologie mettono a disposizione, sia un elemento essenziale per le libert fondamentali degli individui e in quanto tale debba essere sostenuto in ogni circostanza.
Fin dalla sua nascita la telematica viene dunque riconosciuta da una parte come mezzo a disposizione dell'agire politico, dall'altra come nuova modalit rizomatica del comunicare e nuova frontiera dell'agire umano. Fin dai primi anni il modello di rete telematica  un modello "aperto" con aree-messaggi in cui chiunque pu sia leggere che scrivere.
Gli strumenti tecnologici, se controllati dal basso, sono strumenti di cambiamento sociale. Quindi bisogna assicurare a tutti, ovunque siano, il libero uso dei computer. Tutti devono poter inserire le proprie informazioni in rete. Tutti devono poter avere il diritto a comunicare. Il modello della comunicazione da uno a molti, tipico di una societ fondata sull'uso di mezzi di comunicazione di massa di tipo broadcast, deve essere sostituito da un modello di comunicazione interattiva da molti a molti, in cui gli spettatori siano anche attori in prima persona, cos come avviene nei modelli comunitari.
 in base a questi presupposti che nascono le prime comunit virtuali all'inizio degli anni Settanta.

L'individuo come parte di un organismo superiore che  l'umanit nel suo complesso 
La cooperazione e l'organizzazione comunitaria  stata ed  un'attitudine trasversale agli ambienti pi disparati.
Sebbene il principio della cooperazione sia una caratteristica specifica dei movimenti, ne possiamo trovare esempi anche in molti altri ambiti, tra i quali ad esempio quello della scienza e dell'arte.
Un'idea base  quella per cui "il potere del collettivo  superiore alla somma delle parti". Ma da qui l'idea si  evoluta nel tentativo di analizzare le organizzazioni come organismi che seguono comportamenti che emergono spontaneamente dal caos della loro complessit.
Gli stessi studi sulle reti si sono sviluppati anche traendo spunto da ricerche sugli organismi biologici e sui processi simbiotici al loro interno2.
Senza voler approfondire oltre questo argomento, quello che ci riguarda  il lavoro svolto da varie persone e gruppi in forme cooperative, con finalit rivolte al miglioramento della situazione di tutti nel suo complesso. 

Gli hacker e la ricerca scientifica collettiva
Gi nel 1965 l'Arpa sponsorizza studi sui cooperative network of time-sharing computers.
D. Engelbart  stato fin dagli anni Sessanta uno dei primissimi scienziati che ha sviluppato ricerche sull'interfaccia uomo-macchina, partendo dallo studio dei meccanismi della mente umana.
 negli anni Sessanta che dallo studio della cooperazione tra macchine si passer allo studio e in seguito ai primi esperimenti di cooperazione e comunicazione tra individui mediata attraverso la macchina, ovvero a quell'ambito disciplinare oggi definito Computer-mediated Communication3.
Uno dei primi esempi  quello del Network Working Group (Nwg) che nasce nel 1968. Il Nwg  un gruppo di scienziati che, sfruttando un ben preciso modello operativo, realizzer alcuni tra i principali standard alla base dell'attuale rete Internet. Questo modello  quello dei Request For Comments (Rfc), ovvero delle richieste di commento fatte tramite la rete da uno dei componenti al resto del gruppo riguardo ad una bozza di progetto da lui proposta. I successivi commenti e rielaborazioni da parte degli altri componenti del gruppo migliorano il progetto fino a renderlo il frutto di un lavoro di ricerca collettivo4. Il modello operativo collettivo degli Rfc, (il primo  stato spedito da S. Crocker nel 1969), ha fornito le basi grazie a cui  nata la rete. Il Nwg si  evoluto nel tempo fino ad arrivare all'attuale Internet Engineering Task Force, cos come all'Internet Society fondata da Vinton Cerf, uno dei cosiddetti padri della rete Internet.
In realt, fin dall'inizio degli anni Sessanta, gli hacker del Mit realizzavano programmi in modo collettivo. Questo avveniva ad esempio per la programmazione del computer Tx-0. In particolar modo il codice del primo videogioco per computer, Space War, realizzato nel 1962 da S. Russell, un hacker del Mit, fu messo subito a disposizione di tutti gli altri hacker che lo elaborarono in modo decisivo, rendendolo il frutto di un'elaborazione collettiva che venne distribuito gratuitamente in giro fino a diventare uno dei pi famosi videogiochi per computer (Levy S., 1996, pp. 61-62). Il sistema Its (Incompatible Time-sharing System) era anch'esso una biblioteca collettiva di programmi, da cui ogni hacker del Mit poteva accingere liberamente. Questo sistema di scambio cooperativo di competenze permetteva la crescita esponenziale delle abilit degli hacker e uno sviluppo velocissimo dei risultati ottenuti nel campo della ricerca sui calcolatori.
 sempre negli anni Sessanta che viene introdotta la possibilit per pi utenti di accedere contemporaneamente al medesimo computer per condividerne le risorse. Questa tecnologia fu definita "time sharing" e signific la possibilit per gli utenti delle comunit telematiche di scambiarsi materiali e comunicare tra loro in tempo reale. La posta elettronica nacque per facilitare gli scambi durante il "time sharing". Le ricerche degli hacker del Mit in quel periodo furono fondamentali per lo sviluppo di questa tecnologia che poneva le basi del modello di comunit virtuale.
L'avvento dei grandi network telematici e in particolare di Internet era gi stato previsto nel saggio di Licklider "Il computer come strumento di comunicazione" (1968), dove, riferendosi alle comunit di scienziati connesse attraverso l'utilizzo delle tecnologie in "time sharing" l'autore scriveva: "in questa mezza dozzina di comunit, la ricerca e sviluppo sui computer e lo sviluppo di applicazioni sostanziali si supportano l'un l'altro. Esse stanno producendo crescenti risorse informatiche di programmi, dati e know-how. Ma abbiamo visto solo l'inizio. C' molta programmazione e raccolta di dati da realizzare prima che il potenziale di questo concetto possa essere realizzato [...] Oggi le comunit on line sono separate l'una dall'altra funzionalmente e geograficamente. Ogni membro pu vedere solo il processing, la memoria, e le capacit software del computer sul quale  centrata la sua comunit di appartenenza. Ma la mossa attuale  quella di interconnettere le comunit separate e quindi, trasformarle, per cos dire, in supercomunit" (Blasi, 1999, p. 41).
Lo spirito che si respira in quel periodo  uno spirito comunitario, la volont di unirsi in un gruppo, e in seguito in una rete, per realizzare collettivamente un progetto.  la volont di cooperazione finalizzata alla sviluppo e al bene dell'intera umanit, alla condivisione sia delle risorse che dei risultati di tali sforzi.  lo spirito dei movimenti che ritroviamo alla base dei principi dell'etica hacker e che dovrebbe essere anche quello della ricerca scientifica. Un modello di sviluppo che viene per da sempre a scontrarsi con quello ben differente in cui tutto  privatizzato (ovvero finalizzato agli interessi del singolo) e ridotto a un gioco di squadre in competizione, dove la vittoria di una comporta l'eliminazione dell'altra.

Coevoluzione e trasformazione collettiva dei saperi

Ai primordi della democrazia, ad Atene, l'agor era il mercato e il luogo in cui i cittadini si incontravano per parlare, spettegolare, discutere, giudicarsi, esaminare i punti deboli delle ideologie discutendone insieme. La comunicazione dei cittadini in rete viene vista oggi da alcuni come una forma di "agor elettronica". 
Le comunit virtuali sono principalmente luoghi in cui vi  libert di comunicare con persone che non appartengono a gruppi sociali basati sui confini politici del luogo di appartenenza: comunit non geografiche ma basate sul comune interesse.
La nascita delle tecnologie telematiche  il frutto di un insieme di contingenze tra le quali un ruolo rilevante lo ha svolto la presenza nei centri di ricerca di un'attitudine creativa tipicamente hacker che riconosceva come diritto quello ad usare i computer come uno strumento per esprimersi liberamente. Inoltre, le tecnologie telematiche si sviluppano immediatamente nelle aree di movimento in quanto permettono quella che pu essere considerata una lotta contro l'esproprio del sapere collettivo. Le lotte per la difesa del diritto di parola rifiutavano l'idea che il sapere diffuso socialmente fosse un pensiero unico deciso e distribuito da un'lite attraverso i mezzi di comunicazione di massa. 
Il modello comunitario proposto dalle utopie californiane e dai movimenti negli anni Sessanta venne quindi sperimentato all'interno dei nascenti modelli di comunit virtuali. 
La rivendicazione della democraticit del fare collettivo la ritroviamo in quel periodo anche nell'uso del videotape come strumento di lotta. Il video viene autogestito sia per fare contrinformazione che per esperienze artistiche che rifiutano il ruolo dell'autore unico.  il caso di M. Shamberg che insieme agli Ant Farm, e ai membri della Raindance, fonda la Top Valute Television (Tvtv) e scrive nel 1971 un cult del periodo che  il libro Guerrilla Television.
La riappropiazione delle tecnologie della comunicazione  nell'aria. 
Nel 1972 la "Saturday Review" riporta l'affermazione di Albrecht che "vuole creare Computer Center di quartiere che siano accessibili a tutti" (Levy S., 1996, p. 177).
Il Community Memory Project (Cmp)  la prima comunit virtuale con basi sociali, progettata nel 1971 e realizzata a San Francisco nel 1973. Secondo il volantino distribuito allora, il Cmp era "un sistema di comunicazione che educava la gente a prendere contatto con gli altri sulla base di interessi condivisi, senza dover sottostare al giudizio di una terza parte" (Levy S., 1996, p. 160). Facilitare le comunicazioni tra persone interessanti della zona, fornire un sistema sofisticato di teleconferenze gratuito o a basso costo e proporre la posta elettronica alle masse sono state alcune delle caratteristiche delle prime comunit virtuali il cui obiettivo era di favorire la costruzione di un universo aperto. 
Il Community Memory Project non voleva semplicemente essere un database per raccogliere i saperi della comunit. La possibilit per ognuno di contribuire a un progetto collettivo dava nuova sostanza all'idea di autogestione sviluppata nelle aree di movimento. Le comunit virtuali nascono infatti come un esperimento di autoprogettazione: i primi utenti avrebbero progettato il sistema per gli utenti successivi. L'impiego del sistema si sarebbe coevoluto con il sistema stesso (K. Kelly in Rheingold, 1994, p. 52). L'evoluzione del sistema diventa dunque il risultato dell'insieme di eventi di autogestione che ogni individuo sviluppa in rete. In queste comunit la ricerca e sviluppo sui computer e lo sviluppo di applicazioni sostanziali si supportano l'un l'altro producendo crescenti risorse informatiche di programmi, dati e know-how necessarie al funzionamento della comunit stessa. Il rischio sar semmai quello di esaurire la comunicazione in rete in uno scambio di soluzioni tecniche.  il rischio paventato da Mao Tse-Tung con la celebre frase "guarda la luna e non il dito". Il fine ultimo deve essere lo scambio e la comunicazione tra le persone, la loro felicit (la luna). Il fine ultimo non  far circolare soluzioni tecniche che garantiscano il funzionamento della rete (il dito), il fine ultimo  che dallo scambio in rete emerga felicit per ogni partecipante. 
Un altro caso esemplificativo della trasposizione del modello comunitario proposto dalle utopie californiane negli anni Sessanta all'interno delle nascenti comunit virtuali  il caso di The Well comunit formata nel 1985 dalle persone che avevano lavorato all'interno della Farm, una comunit agricola del Tennessee molto famosa negli anni Sessanta.
Le comunit virtuali sono luoghi dove la gente s'incontra, e sono anche strumenti; l'elemento spaziale e quello funzionale coincidono solo in parte. Alcuni entrano nel Well solo per far parte della comunit, alcuni solo per avere informazioni, altri vogliono entrambe le cose (K. Kelly in Rheingold, 1994, p. 66).
Le reti telematiche forniscono dei meccanismi di reciprocit. 
La ricerca di informazioni viene potenziata dalle relazioni nelle comunit virtuali. La comunit virtuale pu dunque diventare una risorsa per ottenere informazioni. Ma l'idea che sta alla base delle prime comunit virtuali non riflette il modello della reciprocit "do ut des", quello per cui si d qualcosa per avere in cambio qualcos'altro, ma favorisce un'economia dello scambio in cui la gente fa cose per gli altri rispondendo al desiderio di costruire qualcosa di collettivo, un desiderio cio di solidariet e partecipazione. Lo stare in una comunit virtuale, anche solo per fare conversazione, viene di per s considerato un valore (Rheingold, 1994, p. 66).
L'attivismo dei movimenti, cos come lo sforzo di una certa parte delle comunit scientifiche, condivideva e condivide tutt'ora l'idea che gran parte dei problemi sociali potrebbero risolversi se la gente si mettesse insieme comunicando e condividendo soluzioni.
Le comunit virtuali si sviluppano dunque come luogo di scambio (nonch di copia) e libera circolazione dei saperi finalizzata ad una loro rielaborazione/deformazione che garantisca la crescita della collettivit.
Ci che il Community Memory Project inaugura  il modello di quelle che in seguito saranno definite Bbs: bacheche on-line non riservate ad un'lite di ricercatori o comunque ad un gruppo privilegiato, bens un luogo cui qualsiasi individuo possa accedere liberamente per scambiarsi messaggi e annunci. La gente usa le teleconferenze per trovare persone con gli stessi interessi e valori. La comunit virtuale diventa un luogo dove la gente pu incontrarsi e scambiarsi opinioni. Un mezzo il cui uso  creativo, e che favorisce non solo la libera espressione individuale, ma anche lo sviluppo del mezzo stesso secondo possibilit inizialmente non previste.
Uno degli assunti  quello di produrre un modello di comunit in cui ci su cui converge il comportamento comune non  un soggetto/eroe della comunicazione, ma un valore, concetto, interesse, comportamento, linguaggio, bisogno, riconosciuto come punto d'incontro ed elemento condiviso dalla comunit.

Arte collettiva e nome multiplo
Gli happenings sono stati un altro importante momento di pratica culturale collettiva.
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, nel pieno sviluppo della strategia dell'imperialismo culturale (esercitato tra le altre cose attraverso la diffusione di massa dei prodotti artistici), si sviluppa una parallela industria culturale in cui i prodotti della cultura divengono merce (vedi Adorno e Horkheimer, 1966). Musei, gallerie e riviste d'arte, cos come i teatri e le sale dei concerti, sono il luogo attraverso il quale non si cerca solo di diffondere "cultura", ma di alienare gli individui dalle loro differenze per imporre loro un pensiero unico. In risposta a questo stato di cose le riflessioni teoriche emerse da aree intellettuali come la Scuola di Francoforte o in generale le teorie critiche sui media (come ad esempio l'idea di Societ dello Spettacolo in Debord e nel Situazionismo) si sono riflesse tra le altre cose nelle pratiche degli happenings. Non  un caso isolato quello di H. Flynt del gruppo Fluxus, che in quel periodo fa arte attraverso azioni di protesta di fronte ai musei con cartelli dal tono esplicito come "Destroy art museum". H. Flynt invita le persone a prendere coscienza dello stato di cose attraverso volantinaggi e conferenze che diventano happening artistici veri e propri in cui ognuno pu partecipare esprimendo la propria opinione. Gli happenings sono stati un luogo della decostruzione del senso dominante. Sono stati l'eplosione di pratiche partecipative del fare arte in cui non voleva esserci un pensiero dominante trasmesso a molti attraverso l'evento artistico, bens il recupero della molteplicit dei pensieri possibili attraverso l'agire collettivo. Gli happenings implicavano la partecipazione attiva del pubblico che, come nel caso dell'opera musicale "Fuori"5 del 1965 di G. Chiari, prendeva coscienza di essere egli stesso l'autore della musica. Gli happening sono stati parte integrante del maggio francese nel 1968 grazie ad esempio al gruppo del Living Theatre. In seguito gli happenings sono approdati nella telematica dapprima, all'inizio degli anni settanta, attraverso forme spontanee come le discussioni creative all'interno di luoghi di dibattito come il Community Memory Project, in cui le persone si scambiavano deliri poetici on-line; quindi attraverso la nascita di nuovi linguaggi creativi come ad esempio l'ascii-art e l'uso delle faccine telematiche (Emoticons, icone emozionali) fin dalle prime Bbs negli anni ottanta. In seguito gli happenings telematici, da evento spontaneo e non organizzato in rete, si sono trasformati in pratica artistica di rottura nei confronti della cultura artistica dominante.  il caso ad esempio di Hacker Art Bbs, che si propone nel 1990 come galleria d'arte on-line, proponendo in tal modo l'idea che gli scambi partecipativi on-line potessero essere considerati un'opera d'arte (vedi Hackeraggio sociale e Cyberpunk).  il caso ancora di eventi come l'"Happening telematico" con chat improvvisato tramite Videotel che T. Tozzi organizza alla galleria Murnik nel 1991 e che diventa poi fin dal 1994 un luogo stabile all'interno dell'omonima sezione "happening chat" di Virtual Town Bbs.  ancora il caso di "Happening digitali interattivi" del 1992, a cura di T. Tozzi, il primo cd-rom (con libro) italiano contenente musica, testi, immagini realizzate collettivamente, in parte anche attraverso l'uso della rete telematica6, e rimanipolabili in modo interattivo (poco dopo P. Gabriel realizzer un cd-rom con suoi brani musicali che l'utente pu ricombinare attraverso dei comandi in realt abbastanza limitati). Sono infine ancora happening artistici ed hacktivist i netstrike che dal 1995 vedono riunite migliaia di persone on-line a protestare contro ingiustizie sociali (vedi Netstrike).
Un esperimento comunitario partito nel 1985 a Londra  quello che prevede l'uso di un nome collettivo "Karen Eliot" per firmare lavori artistici realizzati da chiunque. Il progetto  mirato a minare le basi del concetto di autore e di copyright nella cultura artistica. Dieci anni dopo, nel 1994 diverse soggettivit in Italia ed Europa cominciano a usare il nome multiplo Luther Blissett per firmare le proprie azioni all'interno dei media, della cultura e della societ in generale (vedi Il falso come strumento di lotta). 

2.1.2. Autonomia e Decentramento

Le reti rizomatiche
Una rete telematica non  per forza di cose una rete decentrata. I primi progetti di rete telematica di Baran, nel 1960, distinguono tra tre tipi di rete: centralizzata, decentrata e distribuita. Il modello di rete centralizzata  quello della rete Fidonet. Questa rete, sebbene creata da un anarchico ha poi avuto uno sviluppo differente, con una classica organizzazione gerarchica di tipo piramidale. Il modello della rete Internet ricalca invece il modello di rete decentrata. In questo modello vi  una molteplicit di centri connessi tra loro, ognuno dei quali si collega con una molteplicit di punti della rete. In questo modello, se non funziona uno dei centri tutti i punti ad esso connessi sono tagliati fuori dalla rete. Diversamente, il modello di rete distribuita  quello di una rete in cui ogni punto  connesso con un numero maggiore di altri punti e attraverso di essi con il resto della rete. In questo modello l'interruzione del funzionamento di un punto non compromette il funzionamento degli altri punti ad esso collegati, che sono in grado di trovare un altro percorso per collegarsi al resto della rete. Il modello di rete distribuita  rappresentabile visivamente come la classica rete dei pescatori. Questo modello di rete  simile a quella definita di tipo rizomatica in cui ogni punto  connesso a tutti gli altri punti. Il termine viene dal rizoma della patata le cui radici sono potenzialmente connesse ognuna con tutte le altre; di fatto anche le radici della patata assomigliano al modello di rete distribuita di Baran. Rizoma  il titolo di un libro di Deleuze e Guattari del 1976 in cui si teorizza l'autonomia delle singole unit connesse in rete. 

Il rifiuto delle gerarchie, dell'autoritarismo e del totalitarismo
A partire dagli anni Sessanta e Settanta si cerca di sviluppare reti di tipo rizomatico per superare i modelli di tipo gerarchico, postulando un diritto a comunicare telematicamente senza barriere, riconosciuto ad ogni cittadino del mondo.
Perci il termine decentramento  stato fin d'allora una parola d'ordine che si  sviluppata come rifiuto di ogni gerarchia sociale e di ogni modello centralizzato e unidirezionale. Una parola d'ordine di uso comune nelle culture alternative e nelle controculture degli anni Sessanta e che ritroviamo anche al Mit nei discorsi degli hackers.
L'idea di decentramento  presente nelle descrizioni di Usenet7 in cui spesso viene usata la parola anarchia, non nel senso di caos e disorganizzazione, ma nel senso che il flusso delle parole tra cos tanti utenti avviene senza una gerarchia centrale che governi, n una direttiva, n personale tecnico.
Con le prime comunit virtuali nacque dunque una sorta di utopia anarchica, una specie di ideologia dell'autogestione che sentiva di fare a meno delle direzioni, delle federazioni, delle forme associative e politiche tradizionali: la rete era fondata sulla partecipazione dal basso e sulla comunicazione diretta senza filtri (Gubitosa, 1999, p. XIII). 
Nel campo dell'organizzazione del lavoro, le comunicazioni telematiche decentrate vengono rivendicate come modelli in grado di infrangere le barriere gerarchiche e di reparto, le procedure operative standard e le norme organizzative.
Seguendo finalit opposte, il sistema di potere e di produzione capitalista ha per estremizzato il decentramento per frammentare i lavoratori e impedire l'organizzazione del dissenso (AA.VV. 1991, p. 96-97). Sebbene le varie unit produttive decentrate siano organizzate attraverso una rete informativa globale che le sovrasta, la strategia del potere  di impedire che le unit decentrate si coordino attraverso questa rete globale. Questi impedimenti non sono solo espliciti, attraverso la repressione e il controllo, ma anche impliciti nelle caratteristiche stesse della tecnologia che producono discriminanti e selezione all'accesso: costo, difficolt d'uso, evoluzione continua degli standard.
L'idea di decentramento, come vedremo, ha avuto dunque due opposti approcci: da una parte la richiesta dell'autogoverno, dall'altra una differente gestione delle unit produttive parcellizzate che venivano spostate dalla fabbrica fordista alla rete decentrata. Questo secondo approccio  visto da una parte come tentativo di rimediare alla difficolt di organizzazione del lavoro nel modello fordista, dall'altra come frammentazione del dissenso (mancando la fabbrica viene a mancare il luogo in cui si forma quella che Marx definiva la coscienza di classe) e nuova possibilit di controllo attraverso le tecnologie digitali.

Il rifiuto dei monopoli e della sudditanza
Tra i principi contigui all'idea di decentramento vi sono quelli per cui la comunicazione non pu essere regolamentata da privati n appropriata e che deve esistere una libert dai grandi oligopoli mediatici ed editoriali.
Nell'ultimo quarto del XX secolo, l'economia transnazionale rappresentata dalle industrie della comunicazione americane e favorita dalle nuove tecnologie telematiche viene sentita come "aliena" dal mondo non-occidentale. Viene denunciata la possibilit che il "villaggio globale" di M. McLuhan, orchestrato attraverso le nuove tecnologie, possa essere una nuova forma di dominazione culturale. La teoria dell'"Imperialismo dei media" sostiene che lo sviluppo economico e culturale di un paese  minacciato dall'invasione di televisione e film americani.
Secondo questa analisi le imprese dei media supportano l'espansione delle corporazioni transnazionali (Tncs) e sono parte di un nuovo complesso militare-industriale e delle comunicazioni8. Inoltre, la cultura e le comunicazioni influenzerebbero la societ; la cultura e le comunicazioni prodotte in un sistema capitalista sarebbero portatrici di un'ideologia capitalista che aiuta il capitalismo a riprodursi.
La difesa americana della "libera circolazione delle informazioni"  in realt la difesa degli interessi dell'economia capitalista che, partendo da una posizione di forza, diventa dominante all'interno di un sistema di globalizzazione conseguente allo sviluppo dei nuovi media e in generale delle nuove tecnologie di comunicazione informatiche e telematiche. Un sistema di comunit deve dunque essere in grado di limitare la presenza di una dominante che tenda ad oscurare fino a far sparire le minoranze. In una comunit l'informazione viene intesa come luogo della comunicazione, ovvero si svolge in un processo di dialogo e relazioni di evoluzione e trasformazione dell'informazione stessa. Di contro in una societ "globalizzata" l'informazione viene intesa come servizio. Costituiscono dunque altrettante minacce alla democrazia delle comunicazioni: un accesso ineguale ai media, la concentrazione delle risorse dell'informazione nelle mani dei gruppi economici, la censura e altre forme di controllo governativo. Di contro una comunit difende il diritto a comunicare (Roach, 1993, pp. 24-29).
Internet vince perch fornisce i protocolli pi diffusi al mondo per l'interoperabilit delle reti di computer, vince quindi come linguaggio condiviso dalla comunit telematica. Non si tratta della vittoria di un'azienda o di un gruppo di operatori su altri, ma di una sorta di "riforma" di massa della comunicazione telematica (Blasi, 1999, p. 55). Resta per il problema che le ricerche su questi protocolli e le infrastrutture di collegamento tra le macchine che li usano vengono finanziate dagli enti militari, da quelli universitari e di ricerca, comunque da enti governativi americani. Ci crea una supremazia ed un vantaggio che  in grado di sfruttare economicamente il suo anticipo di conoscenza sulle tecnologie della comunit.  in grado di imporre l'uso delle proprie infrastrutture e farne pagare il pedaggio.  in grado in tal modo di controllare lo sviluppo delle economie degli altri paesi. Infine, la propriet delle infrastrutture da parte americana istituisce un controllo sul loro uso, discriminando di conseguenza sui contenuti che vi circolano e dunque sul tipo di vita delle comunit che ne fanno uso.

Il rifiuto della censura e del controllo nel rispetto dei diritti reciproci
Un uso sbagliato della rete conduce all'utopia negativa del Panopticon9: una situazione di controllo dall'alto della vita sociale svolta in rete. Le reti telematiche sono usate per sorvegliare, controllare e disinformare gli utenti. In opposizione a ci l'assenza di controllo  stata pretesa come riconoscimento di un diritto individuale, con la sola condizione che la libert del singolo non invadesse gli spazi della libert altrui. Uno dei principi dei movimenti  quello per cui cos come deve essere garantita la privacy dell'individuo, il popolo delle reti deve essere in grado di controllare e partecipare alle scelte gestionali di coloro che posseggono e gestiscono le reti pubbliche. 
L'idea del decentramento  stata invece intesa da altri come libert nella ricerca del profitto individuale. 
L'idea base delle comunit virtuali rifiuta la logica del profitto individuale. Dunque il loro sviluppo attecchisce spontaneamente nelle aree che rifiutano il liberismo nel mercato. Sono esempi di volontariato no profit che anche quando si preoccupano di fornire un reddito a chi vi opera, non mirano mai a uno strumento di profitto. 
Nel 1971 alla riunione di addio del Whole Earth Catalog, F. Moore, uno di coloro che fonder nel 1975 l'Hombrew Computer Club10, disse: "noi sentiamo questa sera che l'unit delle persone  pi importante del denaro,  una risorsa maggiore del denaro" (Levy S., 1996, pp. 201-202).

Il divario digitale
Un altro timore  che in quelle aree in cui sono favoriti legami simbiotici con i computer si avr un alto livello di intelligenza individuale producendo nicchie geografiche in cui viene favorito l'accesso al software per l'elaborazione del sapere (Leary, 1994, p. 41). In conseguenza di ci si crea un divario tra il nord e il sud del mondo, tra chi avr e chi non avr accesso all'uso delle nuove tecnologie telematiche. Contro questa evoluzione si sono da sempre mossi gli sforzi dei movimenti. Fin dalla nascita della rete telematica European Counter Network (Ecn)11, nel 1989, il problema di stampare i file delle reti su carta per farli leggere a chi non aveva il computer (AA.VV., 1991, pp. 86-87).
Decentramento  stato inteso come orizzontalit, come redistribuzione del potere alla base. Di fatto per non esiste orizzontalit reale se a formare le comunit virtuali  solo un'elit privilegiata.
L'interattivit, per essere tale implica l'universalit.

Autodeterminazione ed autogestione
Il Free Speech Movement negli anni sessanta, antiideologico per scelta, aveva tentato di affermare il principio, sancito dal Primo emendamento della Costituzione Americana, che sancisce la libert d'espressione (cos recita l'articolo: "Il Congresso non potr fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione, o per proibirne il libero culto, o per limitare la libert di parola o di stampa...") (Guarneri, 1999, pp. 60-61). La lotta del Free Speech Movement implicava dunque la difesa del libero scambio senza alcun ostacolo all'informazione. La controcultura negli anni Sessanta sosteneva il principio generale del "Power to the people". Si volevano difendere i diritti costituzionali dell'individuo e restituirgli la possibilit di essere un attore sociale. Le persone non sono terminali passivi di un flusso informativo organizzato dall'alto. La loro libert consiste nel produrre azioni e comunicazioni sociali libere da pregiudizi e discriminazioni di razza, di sesso o di religione, anche quando queste dovessero andare contro gli interessi economici o politici costituiti.
Vi era dunque nei movimenti la ricerca dell'autonomia dell'individuo come riconoscimento del suo diritto ad essere libero. Un'autonomia che riguardava anche la gestione dell'informazione.
Simili istanze le ritroveremo, ad esempio, nelle politiche della glasnost. A. N. Yakovlev, membro del Politburo e stratega della politica della glasnost, descrive questa riforma come segue: "Fondamentalmente, stiamo parlando di autogoverno; ci spostiamo verso un'epoca in cui la gente sar in grado di governare se stessa e di controllare le attivit delle persone cui  stato affidato il compito di apprendere e di governare. Non a caso parliamo di autogoverno, di autosufficienza, di autoprofittabilit di un'impresa, di auto questo e di auto quell'altro. Il tutto riguarda il decentramento del potere" (Leary, 1994, p. 63).
All'idea di governo come controllo dall'alto di una societ di sudditi  stata pi volte contrapposta l'idea (non nuova) di autogoverno in cui il confronto delle libert individuali co-pilota la comunit.
Queste idee si sono riflesse nelle nascenti reti telematiche.
Uno dei punti fondamentali nello sviluppo di queste tecnologie  stato quello per cui "le comunit virtuali non devono essere sottoposte ad autorizzazioni o censure e devono essere riconosciute e tutelate in quanto strumento di utilit sociale per la libera manifestazione del pensiero".
Si difenda il principio secondo cui gli utenti hanno diritto di autogestire in rete risorse telematiche secondo criteri di autoregolamentazione. Si  difesa la possibilit di un'autogestione di spazi di discussione da parte dell 'utenza.
Una delle rivendicazioni espresse dal popolo della rete  stata, ad esempio, quella per cui l'utente, oltre a rivendicare la propria autodeterminazione come un diritto, se ne assumesse automaticamente anche la responsabilit. Che dunque non vi fosse per il sysop che gestisce una Bbs oppure per un provider internet la responsabilit dei materiali che gli utenti inseriscono all'interno del suo sistema. Poich la comunicazione  un diritto, non vi deve essere nessun ostacolo per coloro che creano un servizio che rende possibile il comunicare in rete, quale potrebbe essere l'obbligo di un'autorizzazione istituzionale per le comunicazioni telematiche.
Se la scienza della cibernetica  "lo studio teorico dei processi di controllo nei sistemi elettronici, meccanici e biologici, specie del flusso delle informazioni in tali sistemi", o lo "studio dei meccanismi umani di controllo e della loro sostituzione con mezzi meccanici o elettronici", il cyberpunk  l'espressione dell'autocontrollo all'interno e nel rispetto della molteplicit (Leary, 1994, p. 63).
Vi  un principio autopoietico (sul concetto di autopoiesi vedi Maturana, Varela, 1985) e autodiretto di organizzazione.
La pubblicit dovrebbe essere la veicolazione dell'"opinione pubblica" (Habermas, 1986). Nel mondo della comunicazione veicolata dai mass media, l'informazione diventa invece pubblicit del consenso, annullamento del dissenso. La pubblicit, anzich essere l'espressione dei bisogni del pubblico, diventa il luogo della formazione di questi bisogni. Una funzione della democrazia  stata sussunta da una necessit del mercato. Le reti telematiche alternative, una volta risolto il problema di fornire a tutti gli strumenti necessari per il loro uso, consentono a chiunque di esprimersi direttamente. In tal modo sovvertono il dominio sull'informazione e partecipano alla creazione di un'economia che riflette i principi della democrazia.
Le comunit virtuali sono una tecnologia democratica, o non sono.
La definizione e il significato stesso di comunit virtuale implica il rispetto dei diritti democratici dei suoi appartenenti.
Le mailing list, ad esempio, sono nate come luogo di dibattito libero in cui chiunque nel mondo possa discutere senza censure sulle tematiche pi varie. I Bbs trasformano un cittadino qualsiasi in editore. Nel caso di televisione, giornali, riviste, film e radio sono pochissime le persone capaci di determinare quali informazioni vanno messe a disposizione del pubblico. In Usenet, ogni membro del pubblico  anche un potenziale editore.
Alla fine degli anni Settanta, grazie all'uso della fotocopiatrice iniziano a diffondersi le fanzine, elemento alla base dello sviluppo e della diffusione delle idee del movimento punk. Il modello delle fanzine rifletteva il sogno di una stampa underground (vedi Hoffman, 1987) che cercava di dare a tutti la possibilit di farsi da soli il proprio prodotto editoriale (Scelsi, 1994, p. 50). E mentre nascevano le fanzine punk nascevano le fanzine telematiche, sotto forma di messaggerie, di posta elettronica, Bbs, ecc. Mentre migliaia di graffitisti a New York si scambiavano negli anni Settanta messaggi creativi attraverso i treni della metropolitana, senza dover sottostare alle censure o ai compromessi del mondo delle gallerie d'arte, altri, nello stesso periodo, si scambiavano frasi, deliri ed emozioni attraverso i nascenti mezzi telematici. 
Nel mondo dell'arte, le Bbs o, in seguito, le mailing list e i siti internet, hanno rappresentato la possibilit per chiunque di esprimersi creativamente senza dover passare attraverso il filtro del sistema artistico ufficiale. Ma i luoghi delle reti telematiche non sono semplicemente uno strumento attraverso cui veicolare materiali "artistici". Le Bbs (e in seguito un sito internet o una mailing list) si sono autodichiarate esse stesse opere d'arte.  il luogo che  opera d'arte, non il suo contenuto. Ovvero, opera d'arte  la possibilit per chiunque di partecipare allo sviluppo di una comunit virtuale all'interno della quale si confrontano e crescono le creativit di ogni membro. Un esempio in tal senso  stata la gi citata Bbs "Hacker Art", teorizzata nel 1989 ed esposta a giugno del 1991 alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna all'interno della mostra "Anni Novanta" a cura di R. Barilli. Questa Bbs, che nel 1995 (quando ancora Internet stava appena decollando in Italia) aveva raggiunto i cinquemila utenti registrati,  stata per dieci anni un luogo dove chiunque poteva confrontarsi con la comunit e autogestire spazi virtuali di libera espressione.

L'opinione pubblica e il rifiuto della rappresentanza come delega della propria identit 
Un filone delle teorie sui media ha indagato criticamente il ruolo che i media stessi svolgono all'interno di una societ (Wolf, 1995).
Partendo dal principio che in una comunit vi deve essere la possibilit per chiunque di partecipare o essere informato su ci che riguarda la comunit stessa, gli intellettuali da una parte, i movimenti dall'altra, si sono posti il problema di andare a scoprire le carte in mano a chi (i media) fornisce i canali del confronto pubblico o ne determina le caratteristiche.
Da cosa emerge quella che viene definita l'opinione pubblica della comunit?
Attualmente staremmo assistendo a una trasformazione dello spazio dei mass media in spazio pubblicitario (inteso come pubblicit di merci)12. Secondo queste analisi le tecnologie informative hanno trasformato la realt in una simulazione elettronica.
Viviamo in un'iperrealt attentamente costruita per scimmiottare il mondo reale e cavare soldi dalle tasche dei consumatori. La "pubblicit" in rete potrebbe servire a dare prestigio pubblico a persone o cose, per renderle passibili di consenso in un contesto di opinione "non pubblica". La possibilit di costruire l'opinione pubblica e catturare l'attenzione della maggioranza dei cittadini mediante spettacoli elettronici mina le basi della democrazia.
La partecipazione in rete pu contrastare la delega del proprio consenso a un meccanismo perverso che rende l'opinione pubblica un'entit astratta artefatta da un manipolo di fabbricatori del consenso e dell'immaginario.

Il rifiuto della societ dello spettacolo
La simulazione (perci la distruzione) dell'autentico dibattito, prima negli Stati Uniti e poi man mano nel resto del mondo,  ci che Guy Debord chiamerebbe il primo salto quantico nella "Societ dello Spettacolo" e che Jean Baudrillard riconoscerebbe come pietra miliare dello slittamento del mondo nell'iperrealt. La colonizzazione massmediatica della societ civile, con le immagini della televisione, si  trasformata in una campagna quasi politica di autopromozione della tecnologia. ("Il progresso  il nostro prodotto pi importante", disse nei primi anni dell'era televisiva Ronald Reagan, portavoce della General Electric.) E nel ventesimo secolo, man mano che telefono, radio e televisione sono diventati veicoli del dibattito pubblico, la natura del dibattito politico si  tramutata in qualcosa di ben diverso da ci che prevedevano gli autori della Costituzione. Ora i politici sono merci, i cittadini consumatori e i problemi vengono decisi mediante fatti spettacolari. Alle manifestazioni politiche, la telecamera  l'unico spettatore che conta. La societ dei consumi  diventata il modello del comportamento individuale. Il dibattito  degenerato in pubblicit, e la pubblicit usa il potere sempre maggiore dei mass media elettronici per alterare le percezioni e modellare le idee. Quello che era stato un canale di autentica comunicazione serve ora ad aggiornare il desiderio commerciale. Quando le persone rimaste affascinate dalle bacheche elettroniche diffondono la voce della democrazia "magica" di queste reti, corrono il rischio di trasformarsi in agenti involontari della mercificazione. I critici dell'idea della democrazia elettronica portano esempi di una lunga tradizione di quella retorica utopistica che J. Carey ha chiamato "retorica del sublime tecnologico": "Nonostante nell'ultimo secolo la tecnologia non sia riuscita a risolvere i pi pressanti problemi sociali, gli intellettuali contemporanei continuano a vedere un potenziale rivoluzionario negli ultimi ritrovati tecnlogici che vengono descritti come una forza estranea alla storia e alla politica (...) Nel futurismo contemporaneo, sono le macchine a possedere intuito teleologico. Nonostante le riunioni cittadine, il giornale, il telegrafo, il radiotelegrafo e la televisione non siano riusciti a creare una nuova Atene, i fautori della liberazione tecnologica descrivono regolarmente un'era postmoderna di democrazia plebiscitaria istantanea per mezzo di un sistema computerizzato di sondaggi ed elezioni elettroniche" (Rheingold, 1994, pp. 319-325).
Una volta accettate le critiche di Carey si deve per anche essere in grado di riconoscere l'importanza dei mutamenti messi in atto dalle reti telematiche. Come dice F. Guattari "l'intelligenza e la sensibilit sono oggetto di un'autentica mutazione, determinata dalle nuove macchine informatiche (...). Assistiamo oggi a una mutazione della soggettivit ancora pi importante di quella determinata dall'invenzione della scrittura e della stampa" (M. D'Eramo, "La Societ dell'Informazione, un mito ricorrente", Le Monde Diplomatique, marzo, 2002)

Il rifiuto dell'utente-merce
Un altro aspetto delle comunit virtuali  quello per cui quando le informazioni sono digitalizzate, collegate e trasmesse in rete si pu creare una priorit del circuito di distribuzione dell'informazione rispetto sull'informazione stessa. Il passaggio dalla societ dello spettacolo a una societ delle telecomunicazioni, che fonda la sua economia sulla diffusione interattiva della merce-informazione, ha tra le sue caratteristiche il fatto che sia il prodotto che il messaggio non sono una specifica esclusiva di chi ha la propriet del mezzo, ma vengono forniti dall'utente stesso. In questa societ basata sulla simulazione di spazi virtuali (dentro i quali si svolgono il lavoro e le transazioni quotidiane, oltre che le attivit ludiche e creative) la merce si trasforma sulla base delle informazioni che vengono fornite dall'utente, delle tracce lasciate dal suo passaggio e della sua presenza in tempo reale negli spazi virtuali. Inoltre il valore stesso della merce aumenta proporzionalmente al numero di utenti che vi si collegano, di modo che l'utente non  pi soltanto un soggetto che fa uso degli spazi virtuali, ma  contemporaneamente un oggetto-merce nei confronti di ogni altro utente connesso in rete. Questi elementi possono produrre delle libert notevoli nel campo della comunicazione sociale, cos come possono, a seconda degli scopi, trasformarsi in trappole per controllare e limitare le libert individuali.
Quando l'utente diventa merce, il rischio  che la strategia del capitale si adoperi per controllarne l'identit in modo che sia facilmente vendibile. 

La sfera dell'etica e del diritto 
Alla base del fare collettivo ci deve essere un principio di mutualismo. Ovvero nello scambio ogni parte deve ricavare benefici.
Le prime associazioni di mutuo soccorso risalgono al XIX secolo e agli esperimenti delle Comuni. Nella seconda met dell'Ottocento sono stati sperimentati modelli di economie autogestite che proteggevano ogni componente della comunit. L'attivit di ogni componente era tesa a produrre un miglioramento del gruppo nella sua totalit. Per tale scopo nelle Comuni venivano condivisi gli strumenti di lavoro, cos come le competenze. La scoperta di uno era un progresso ed un bene per tutti.
L'idea di autogestione e cooperazione tipica dell'area della psichedelia e degli hippyes degli anni Sessanta evolve nel rapporto che essi instaurano con l'informatica e la telematica. L'attitudine al Fai da Te (Do It Yourself)  un esempio di azione individuale all'interno di una rete collettiva, ed  un principio che guida l'azione di personaggi come B. Albrecht (che fonda la People Computer Company), T. Leary o McCarthy, che si incrociano alla Midpeninsula Free University di San Francisco.  in quel periodo che nascono riviste che si ispirano al principio della "coevoluzione".  da quest'area di persone che il "personal" computer sar visto come un passo verso l'autonomia all'interno del collettivo.
Purtroppo questi principi, che hanno accompagnato lo sviluppo delle utopie comunitarie californiane negli anni Sessanta e Settanta, nel tentativo di applicarli all'uso delle nuove tecnologie informatiche e telematiche, sono stati traditi dall'ideologia del libero mercato e da una sorta di pensiero darwinista per il quale il fine ultimo era o il profitto del singolo o lo sviluppo della tecnologia, anzich la felicit dell'individuo e delle collettivit. 
Gli imprenditori del digitale considerano il loro successo un frutto del loro ingegno e si rifiutano di riconoscere che le loro imprese si sono sviluppate grazie ai fondi pubblici, al protezionismo dello Stato e alla partecipazione comunitaria e disinteressata di migliaia di programmatori che sviluppavano le nuove tecnologie senza fini di lucro. Ogni sviluppo tecnologico  cumulativo ed  il risultato di un processo storico collettivo. Dei benefici di questi sviluppi tecnologici dovrebbero in egual misura goderne tutti, cosa che puntualmente non avviene. 
C' una chiara divergenza di concezione tra coloro che hanno creato la rete attraverso uno sforzo collaborativo non mirato al profitto e coloro che hanno realizzato software per scopi di lucro usando gli sforzi di altri e impedendo di far fare agli altri lo stesso attraverso il copyright.  l'esempio di Bill Gates che nel 1975 sfrutta le competenze apprese all'Homebrew Computer Club per realizzare un software Basic su cui rivendica il copyright, mentre altri dell'Hcc realizzano un'altra versione del Basic di cui rendono subito pubblico il codice.
Se gi negli anni Settanta i collettivi come la People Computer Company, lo Homebrew Computer Club, o molti altri, hanno tentato di affiancare alle ricerche e alle sperimentazioni sui nuovi media i principi etici del mutualismo,  solo negli anni Ottanta che queste esperienze iniziano ad organizzarsi e ad essere riconoscibili come gruppi di difesa dei diritti digitali. 
Una delle esperienze fondamentali  quella messa in piedi da R. Stallman nel 1983 con la creazione della Free Software Foundation e del progetto Gnu (Gns Not Unix). Gnu  una versione differente del sistema operativo Unix, distribuita liberamente attraverso la rete. Allo stesso tempo Gnu  il tentativo di "creare un sistema operativo senza copyright che la gente possa usare migliorandolo e cos facendo stabilire una comunit mondiale di persone che condivida software".
Chiunque pu modificare e diffondere Gnu, mentre nessuno potr limitarne la distribuzione. Nella General Public License (Gpl) che regola la distribuzione del progetto Gnu viene sottolineato che il free software non  software gratuito, ma software libero, e tale deve rimanere nei suoi scambi ed evoluzioni.
Sar il progetto Gnu e l'etica hacker ad ispirare L. Torvalds nel 1991, quando metter liberamente in circolazione la prima versione del sistema operativo Linux da lui realizzato. Identici saranno i principi intorno a cui una comunit di programmatori in tutto il mondo si riunir per realizzarne continue migliorie, permettendone l'utilizzo a chiunque. Questo sistema operativo sar modificato, rielaborato e migliorato da migliaia di utenti della rete in modo analogo a come avveniva anche all'interno del Nwg. Il risultato  che Linux  oggi il sistema pi usato dai fornitori di accesso ad Internet, che devono in questo modo parte delle loro fortune allo sforzo cooperativo e non remunerato della collettivit.
I centri sociali autogestiti (Csa) sono tra gli attuali luoghi del fare collettivo e della difesa dei diritti. Prodotti della politica dei movimenti degli anni Sessanta, i Csa sono oggi in Italia luoghi in cui si creano le infrastrutture e si forniscono le competenze per dare a chiunque la possibilit di partecipare allo scambio dei saperi on-line.  il caso, ad esempio, del Forte Prenestino a Roma che dal 1999 ha creato un'infrastruttura telematica dedicata a questo scopo, organizzando nel frattempo corsi gratuiti per l'apprendimento dell'uso del computer e delle reti. Come il Forte Prenestino moltissimi altri Csa nel territorio nazionale ed internazionale forniscono questi servizi gratuiti, fungendo in certi casi da avanguardia sul territorio, in altri casi sopperendo ai limiti che le reti civiche e le istituzioni spesso manifestano in questo settore.
 sempre nell'area dei Csa che in Italia ha preso piede la forma dell'organizzazione collaborativa on-line di manifestazioni e meeting.  il caso ad esempio del meeting "Immaginario tecnologico di fine millennio" tenutosi a Padova nel 1993, a cura della Libreria Calusca, ma preceduto da una fitta serie di discussioni on-line sulle tematiche del convegno in alcune reti come la Cybernet e l'Ecn. Una pratica ripetuta per il convegno "Diritto alla comunicazione nello scenario di fine millennio", organizzato da "Strano Network" al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, nel febbraio del 1995 attraverso una "conferenza ipermediale" preparatoria svoltasi nelle solite reti telematiche nell'autunno del 1994. Una modalit  che attraverso specifiche mailing list  divenuta la prassi per la realizzazione degli "Hackmeeting" italiani svoltisi annualmente a partire dal 1998 a oggi. Queste forme collaborative evitano un vertice che piloti gli eventi e riconoscono ad ognuno la possibilit di proporre in modo autonomo un proprio micro-evento all'interno dell'evento generale.
Per concludere, i diritti non si difendono solo attraverso il rispetto delle leggi, ma anche attraverso i processi culturali e linguistici. Cos come profetizzato nel progetto Xanadu di T. Nelson, il World Wide Web di T. Berners-Lee  il luogo della decentralizzazione tanto dell'organizzazione, quanto dei processi semiotici insiti nei saperi collettivi.  il luogo dove l'organizzazione e la codificazione dei saperi non avviene per classificazioni gerarchiche verticali, ma attraverso collegamenti e rimandi semantici orizzontali, paralleli e simultanei. Non vi  inoltre un uso della lingua che rimanda a una cultura specifica depositaria del senso, bens, essendo la rete usata trasversalmente da pi culture (sebbene a dominanza occidentale) i discorsi che emergono al suo interno sono fortemente polisemici. Questo, grazie alla possibilit da parte di tutti di partecipare non solo leggendo, ma anche scrivendo; difatti, se ci viene a mancare il risultato ridiventa analogo a quello dei tradizionali media broadcast quali la televisione, la radio e per certi aspetti il libro, in cui un determinato prodotto culturale viene semplicemente esportato in altre culture. Il perseguimento dell'uguaglianza tra individui e popoli dipende dunque anche dal tipo di tecnologia attraverso cui viene resa possibile la comunicazione.  intorno alle possibilit fornite dallo strumento che la comunit deve confrontarsi per far emergere quegli accordi che ne permettano un utilizzo paritario ad ogni suo componente.

La mente umana, l'identit e l'intelligenza collettiva13
L'intelligenza collettiva non  semplicemente un modo di lavoro collettivo.  anche una modalit operativa di conoscenza del mondo. Di fatto non sarebbe possibile ritenere l'enorme quantit di informazioni significative che ogni giorno, fin dalla nascita, percepiamo attraverso l'esperienza. Per fronteggiare questo problema l'umanit ha creato nel suo procedere storico un'enormit di artefatti cognitivi, disseminati negli oggetti, nei testi, nei comportamenti e nella lingua in generale. Ovverosia gli oggetti si danno alla nostra percezione fornendoci attraverso forma e sostanza le tracce inerenti al loro senso ed uso. In pratica il processo del nostro pensiero non si avvale esclusivamente degli input che emergono dall'interno, ma si appoggia a una parte della mente disseminata negli artefatti cognitivi di cui il mondo abbonda. Il nostro pensiero, funziona grazie ad una parte della nostra mente collettiva che risiede nelle cose che ci circondano e che sono il prodotto delle molteplici culture che si sono susseguite, mescolate, sussunte e rielaborate.
Questo vuol dire che non possiamo fare a meno dell'intelligenza collettiva per elaborare pensieri sensati. Che, dunque, qualsiasi cosa prodotta da ognuno di noi  contemporaneamente anche il frutto dello sforzo del resto della collettivit nello spazio e nel tempo. 
 difficile quindi pensare di poter assegnare ad alcuni il diritto di possedere una propriet intellettuale esclusiva su qualcosa.
Per Licklider il computer rappresenta uno strumento per "esternalizzare modelli mentali". "Qualunque comunicazione tra le persone intorno a un dato oggetto  una comune esperienza rivelatrice dei rispettivi modelli della cosa stessa". In altri termini, comunicare attorno a un dato oggetto significa scambiarsi informazioni sui rispettivi modelli dell'oggetto medesimo (Blasi, 1999, pp. 23-25).
Le comunit virtuali sono luoghi dove l'individuo costruisce la sua identit personale, e, al tempo stesso, sono lo strumento dove si crea un confronto tra singole identit. Un confronto che produce un accordo intorno a un riferimento comune che pu essere definito un'identit collettiva. Le comunit virtuali sono dunque un nuovo modello comunitario attraverso cui si crea e si trasmette un'intelligenza collettiva frutto della coevoluzione e del mutuo scambio tra una molteplicit di soggetti. M. DeFleur e S. J. Ball-Rokeach individuano nel modo seguente una delle caratteristiche principali del paradigma sociologico riconosciuto sotto la definizione di interazionismo simbolico:
"La societ pu essere considerata come un sistema di significati. Gli individui condividono un patrimonio comune di significati legati ai simboli della lingua e da questa attivit interpersonale derivano le aspettative - stabili e ugualmente condivise - che guidano il comportamento secondo modelli prevedibili" (DeFleur, Ball-Rokeach, 1995, p. 51). 
Hacker  uno stile di vita non necessariamente collegato alla tecnologia, ma relativo al modo in cui si affrontano le cose. Secondo S. Brand, gli hacker hanno fatto si che l'era dell'informazione si riorganizzasse intorno all'individuo grazie al personal computer (Levy S., 1996, p. 443). Gli sforzi che sono stati portati avanti dagli hacker e dal movimento cyberpunk per costruire un sistema di relazioni in cui ogni individuo potesse essere un soggetto attivo, in grado di intervenire nella costruzione del linguaggio sociale ci fanno capire quanto questa differente proposta di comunicazione abbia messo in moto la creazione di linguaggi differenti, influenzando le societ in cui viviamo.
La tesi centrale della Reid  che "Irc14  fondamentalmente un terreno di gioco. Nel suo ambito la gente  libera di sperimentare forme diverse di comunicazione e autorappresentazione" (Reid, 1991). Su quel terreno di gioco comunicativo gli habitu di Irc hanno creato norme, rituali e stili di comunicazione che si qualificano come una vera e propria cultura, in base a criteri scientifici. La tesi della Reid trae spunto dal capovolgimento del ruolo del contesto sociale nella conversazione e nella socialit. Nel mondo materiale, le convenzioni sociali si svolgono all'interno di case e scuole e uffici, che si distinguono in base a modo di vestire, codici, etichette, atteggiamenti, accenti, tono di voce e centinaia di altri indizi simbolici che fanno s che la gente possa stabilire con precisione come comportarsi in una determinata situazione sociale. Le persone imparano a regolare il comportamento per conformarsi a un modello mentale appreso di comportamento convenzionale. Prima dell'avvento dei mezzi di comunicazione elettrici, quasi tutti gli indizi usati per stabilire il contesto sociale delle comunicazioni erano pi fisici che verbali. Invece in IRC i partecipanti reagiscono a un mondo privo del contesto nonverbale, e ricreano il contesto mancante descrivendo testualmente come agirebbero e come l'ambiente apparirebbe nel modello mentale comune di un mondo completamente costruito. [...] La teoria della Reid  che i partecipanti all'Irc usano la mancanza di contesto e di separazione geografica per creare comunit alternative, con versioni scritte di molti degli strumenti essenziali usati dalle comunit reali per promuovere la solidariet: "in Irc si sono sviluppati metodi sia positivi che negativi per favorire la socialit. Esistono la ricompensa e la punizione telematica e si sono sviluppati complessi rituali per mantenere gli utenti nell'ambito del 'gregge' di Irc e per regolare l'uso dell'autorit". Questi aspetti del comportamento in Irc corrispondono alla definizione di cultura secondo l'antropologo Clifford Geertz: "una serie di meccanismi di controllo (progetti, ricette, norme, istruzioni: ci che gli informatici chiamano "programmi") per il governo del comportamento" (Rheingold, 1994, pp. 210-211).
Nel 1992 Amy Bruckman, nel suo studio al Mit sull'importanza psicologica e sociale della cultura dei Mud, (Bruckman, 1992) descriveva i Mud in termini di "Laboratori di identit" (Rheingold, 1994, p. 178).
Nel caso del Well, una delle prime grandi comunit virtuali creata a San Francisco nel 1985, si ha una conversazione in cui il 16% delle persone intervengono per l'80% delle parole scritte, ma molti ascoltano invisibili e sono liberi di partecipare. In questo senso, la comunicazione virtuale ha un elemento teatrale: la conversazione scritta come performance. Una delle caratteristiche distintive della comunicazione elettronica sta nel mescolare aspetti della comunicazione informale in tempo reale con quelli della comunicazione formale, scritta per durare a lungo. Le conversazioni elettroniche sono dialoghi situati in un luogo preciso e in un tempo preciso. Il luogo sociale  cognitivo, non geografico. Nelle comunit tradizionali, le persone hanno uno schema mentale molto omogeneo del luogo: lo spazio o il paese o la citt in cui avvengono le loro interazioni. Nelle comunit virtuali, il senso del luogo richiede un atto individuale di immaginazione. I diversi modelli mentali dell'agor elettronica complicano la ricerca delle ragioni di costruire societ mediate da schermi di computer. Un problema del genere porta inesorabilmente a domandarsi quali forze tengano insieme una societ. Simili questioni si radicano a monte dei sovvertimenti sociali suscitati dalle moderne tecnologie comunicative. Per "societ" si intendono normalmente cittadini di entit spaziali note come nazioni. Noi diamo per scontate queste categorie. Ma la transizione psicologica di massa che le persone hanno compiuto giungendo a considerarsi parte della societ moderna e degli stati-nazione  storicamente recente. Emile Durkheim ha chiamato il tipo di gruppo sociale premoderno Gemeinschaft, che ha un significato simile alla parola italiana comunit, e il nuovo tipo di gruppo sociale Gesellschaft, che pu essere approssimativamente tradotto con societ. Tutti i problemi relativi al ciberspazio indicano un tipo analogo di transizione che potrebbe essere in corso ora, ma a cui non  stato ancora attribuito un nome tecnico. Le nazioni e, per estensione, le comunit sono costruzioni mentali, nel senso che una certa nazione esiste in virt della comune accettazione di esserne parte. Occorre che le nazioni esistano nella mente dei cittadini per poter esistere. "Le comunit virtuali, per essere usate, richiedono un atto di immaginazione", rileva M. Smith (Smith M., 1992), estendendo la linea di pensiero di Anderson al ciberspazio, "e ci che va immaginato  l'idea stessa della comunit" (Rheingold, 1994, p. 66).
Le comunit virtuali possono dunque proporsi come luoghi di mediazione tra un modello comunitario basato sulla conoscenza diretta dovuta al vivere all'interno di un aggregato localizzato geograficamente e un modello comunitario basato sulla condivisione dei valori. Anche nelle comunit diventa dunque fondamentale il linguaggio come fondamento della loro esistenza. Secondo McLuhan e Foucault, se cambiate il linguaggio, cambiate la societ.
La filosofia francese ha recentemente sottolineato l'importanza del linguaggio e della semiotica nel determinare comportamenti e strutture sociali umani. I classici studi della politica linguistica e del controllo della mente, condotti da M. Foucault lo portano alla conclusione che: "la coscienza umana, espressa nel discorso e nelle immagini, nell'autodefinizione e nella designazione reciproca...  l'ambiente autentico della politica determinante dell'essere... La condizione nella quale nascono uomini e donne  soltanto in modo superficiale un determinato sistema sociale, legislativo o esecutivo. Il loro retaggio ambiguo e oppressivo  costituito dal linguaggio, dalle categorie concettuali, dalle convenzioni di identificazione e di percezione che si sono evolute e che si sono in larga misura atrofizzate fino al momento della loro esistenza personale e sociale. A rendere loro schiavi sono le costrizioni non arguite, bene affermate ma abitualmente inconscie" (Leary, 1994, p. 63).
Le comunit virtuali sono il luogo dove il linguaggio pu essere l'espressione di una molteplicit anzich di un gruppo di governo/controllo sociale. Sono il luogo in cui l'identit individuale si forma attraverso un confronto tra una molteplicit di attitudini linguistiche. Sono la possibilit di costruire segni il cui senso non sia mediato da una cultura del controllo, bens frutto di un confronto cooperativo nella comunit. La possibilit di costruire segni nuovi per definire nuovi sensi e garantire dunque l'esistenza della differenza all'interno del gruppo. 
Le comunit virtuali diventano cos la possibilit di usare le nuove tecnologie come un media che permette l'espressione e il confronto delle diversit rifiutando una societ del controllo che elimini i media o dai media la possibilit di esprimere dissenso.
"La maggior parte dei programmi contemporanei giocano un ruolo di tecnologia intellettuale: riorganizzano pi o meno la visione del mondo dei loro utenti e modificano i loro riflessi mentali. Le reti informatiche modificano i circuiti di comunicazione e di decisione nelle organizzazioni. Man mano che l'informazione progredisce, certe funzioni sono eliminate, dei nuovi saperi compaiono, l'ecologia cognitiva si trasforma" (Levy P., 1990, p. 62). 
Uno dei processi in base a cui funziona la mente umana  anche quello della ricombinazione delle idee sulla base di un processo analogo al funzionamento dei geni per le cellule, che R. Dawkins ha definito "memi". Le nostre idee, attraverso i memi, farebbero in qualche modo parte del nostro apparato riproduttivo influenzando, ed essendo influenzati nel nostro sviluppo evolutivo dallo sviluppo dell'umanit nel suo complesso.

La rete come luogo in cui cooperare mantenendo l'autonomia
L'informazione viene ricombinata attraverso la sua diffusione. Il processo di diffusione dell'informazione, produce feedback comunicativi che amplificano l'informazione mutandola. In rete questo processo avviene per apogenesi anzich per epigenesi. Ovvero non vi  un fenomeno di sovrapposizione (e relativa sussunzione del senso) che, nel mutamento, impedisce l'indipendenza dell'informazione precedente, bens vi  un fenomeno di divisione che, nel mutamento, da una parte lascia la vecchia informazione inalterata ed indipendente, mentre dall'altra le fa vivere nuove possibilit di senso.  una forma differente di dialettica in cui il risultato del confronto tra parti differenti non sopprime le parti, ma vi affianca una nuova possibilit che in certi casi pu temporaneamente diventare un centro di riferimento delle parti in causa.  una forma di sviluppo che nel suo progredire non annulla, bens aggiunge o in certi casi aggrega.  una forma di sviluppo in cui il riconoscersi in un centro non implica la creazione di un centro differente cui opporsi per conquistare identit. Ovvero, la nascita dell'identit di un nuovo gruppo non si forma sull'opposizione verso altri gruppi, ma sulla relazione di differenza che si ha con questi altri gruppi. Una relazione indispensabile come riferimento attraverso cui riconoscersi per differenza e non per opposizione.
Nella rete ogni testo per definire se stesso ha bisogno di interrelarsi con altri testi che sono gli indispensabili riferimenti attraverso i quali riconoscersi per differenza. Un link non crea un approfondimento, ma una relazione attraverso cui verificare una differenza; una differenza rispetto al senso che prima di tale link si era immaginato appartenere al testo da cui  partito l'approfondimento.
Gli organismi sociali, cos come i linguaggi, hanno spesso usato nel passato la strategia di affermare una parte (o un'unit di senso) attraverso l'annullamento di una o pi altre parti per opposizione (il positivo che si afferma sul negativo) o per dialettica (il superamento di due o pi parti in un'altra parte frutto della loro unione). Lo sviluppo dei processi culturali culminati nella rete ha mostrato la possibilit di un incrocio identitario che trae origine e si fonda sulla mente e che espande indefinitamente le opposizioni, le differenze, cos come i riferimenti (qualcosa di analogo a un processo di semiosi illimitata) in una rete talmente complessa da renderne possibile la percezione solo se si accetta di coglierla come insieme. Un insieme sfumato la cui complessit non permette di distinguere al suo interno unit distinte e opposte ad altre unit, quanto il riconoscersi per il sentire o per attitudine intorno a un centro temporaneo di cui si coglie la relazione. 
Laddove il rapporto di cooperazione lascia la libert di scegliere il proprio centro temporaneo la rete permette la coevoluzione mutuale dei propri componenti, rispettandone l'autonomia. Laddove invece ci non accade, la rete si trasforma producendo conflitto.

Trasformazione e Conflitto

L'agire politico collettivo
All'uso liberista delle nuove tecnologie hanno risposto i movimenti, proponendone un uso sociale che diventava implicitamente un nuovo e diverso modo di fare politica. La connessione in rete  stata vista come la possibilit di creare un movimento sociale oltre che un nuovo modo di comunicare. 
La cosiddetta Wired society  stata definita da alcuni come un sistema di reti: reti di potere, di comunicazione e di contropotere. H. Bey ha stabilito una simile tripartizione, usando per i termini rete, tela e controrete (vedi scheda H. Bey) (AA.VV., 1991, p. 96).
Se il primo termine individua l'uso della rete finalizzato agli interessi del potere, i movimenti hanno situato il loro campo di azione oscillando nelle restanti due aree in cui hanno cercato di costruire dei modelli di rete come liberazione, socialit di pratiche, comportamenti di rifiuto, resistenza, sabotaggio e costruzione un nuovo soggetto con identit collettiva. La rete  stata usata dai movimenti per trasmettere insubordinazione, autonomia e identit collettiva.
Il movimento in rete
Secondo L. Felsenstein i computer distribuiti alle persone "avrebbero diffuso l'etica hacker nella societ dando alle persone non solo il potere sulle macchine, ma anche sugli oppressori politici" (Levy S., 1996, p. 185). 
Felsenstein teorizza la necessit di attivare un numero sempre maggiore di reti comunicative. Reti che devono essere concepite sul modello rizomatico. L'intento di Felsenstein  rivolto alla costruzione di un'etica specificatamente hacker, che guidi l'azione di ogni gruppo nella propria pratica. L'obbiettivo  una societ dove la macchina venga messa al servizio dell'uomo e della sua liberazione (Scelsi, 1990, pp. 24-25). Il computer, dunque, come strumento di liberazione attraverso cui operare una rivoluzione sociale.
Howard Frederick, attuale direttore delle notizie dell'Institute for Global Communications (nato nel 1985), ritiene che gli interessi finanziari e politici hanno "spinto al margine la societ civile", lasciando senza mezzi di comunicazione chi voleva dare vita a questa cultura. La telematica ha modificato l'equilibrio di potere a favore delle associazioni del volontariato civile a livello mondiale. La telematica cambia l'equilibrio di potere tra cittadini a livello comunitario. Oggi sono emerse sulla scena mondiale forze nuove e potenti: il movimento per la protezione delle foreste tropicali, il movimento per i diritti umani, la campagna contro il commercio di armi, agenzie di informazioni alternative e reti planetarie di computer. Le associazioni del volontariato internazionale devono affrontare un grave problema politico che sorge dalla concentrazione della propriet dei mezzi di comunicazione mondiale nelle mani di un numero molto ristretto di persone. A fine secolo "cinque-dieci giganti controlleranno la maggior parte dei giornali, delle riviste, dei libri, delle radio, delle produzioni cinematografiche, degli studi di registrazione e delle societ di videocassette pi importanti del mondo". Questi nuovi signori dei media non presteranno certo le loro reti alle associazioni della societ civile. La soluzione militante a questo dilemma  stata di creare reti informative planetarie alternative. L'Institute for Global Communication (Igc)  stato concepito come comunit virtuale per queste associazioni, una tecnologia per la crescita della societ civile mondiale. La distribuzione della rete e la disponibilit di computer a prezzo non eccessivo hanno reso possibile creare una rete alternativa sull'infrastruttura principale (Rheingold, 1994, p. 303).
Anche altri gruppi hanno apertamente dichiarato le proprie finalit sociali. Tra questi, la mailbox Links della fine degli anni ottanta, appartenente al gruppo hacker di Monaco, Computer Club Socialista gruppo che "si definisce come libera aggregazione di computerfreaks, provenienti dall'area di sinistra. Questo box si definisce come una banca dati dal basso sulle Brgerinitiativen, sul movimento delle donne, il movimento per la pace, i movimenti ambientalisti ed ecologisti.(...) Con volantini e pubblicazioni di vario genere vengono poi diffuse queste informazioni" (Scelsi, 1990, p. 141).
L'European Counter Network  stato un esempio di una rete europea pensata alla met degli anni Ottanta come strumento di trasmissione delle informazioni all'interno di un progetto di agenzia di comunicazione antagonista.
Nel primo periodo di sviluppo di questa rete (fine anni Ottanta, inizio anni Novanta) si era posta la necessit di "non usare la rete come un Cb per fare chiacchere, ma di dargli un carattere di controinformazione strutturando l'informazione in modo analitico". Cos come di avere uno spazio libero per tutti, ma anche uno spazio dove l'informazione sia garantita e dunque selezionata e sedimentata in scrittura. Vi era dunque nel progetto di un'agenzia di stampa alternativa una proposta differente da quella tipica della comunit virtuale. Un'agenzia di stampa nazionale implicava un coordinamento nazionale ed internazionale. Un obiettivo era quello di accelerare il flusso di informazioni nel movimento, stabilendo rapporti continui di comunicazione tra le diverse realt, sia collettive che individuali, sparse in tutto il paese. Vi era inoltre la necessit di strutturare l'informazione in modo da renderla comprensibile all'estero e comunque a chi non usa determinati linguaggi. La difficolt di far dialogare linguaggi differenti  un problema tipico che genera il divario sociale. In un'agenzia di stampa internazionale la rete pu configurarsi come semplice struttura di servizio, dove sia possibile dare/avere tutte le informazioni necessarie e non. In una comunit virtuale si fa differenza tra "rete" e "coordinamento": a doversi mettere in "rete" sono i soggetti e non le macchine, altrimenti si ha un semplice coordinamento. In questi modelli la rete  non sostituisce comunque gli altri media di movimento, ma vi interagisce (AA.VV., 1991, pp. 77-99).
Questo modello di rete, come semplice strumento di servizio per il movimento, si  miscelato in Italia con lo spirito comunitario e cyberpunk promosso da un'altra variegata area di soggetti e gruppi collegati ai centri sociali e trainati principalmente dall'attivit del gruppo milanese Decoder. Questa attitudine ha dato luogo in Italia alla nascita della rete telematica Cybernet prima sotto forma di semplice area messaggi cyberpunk (1991) quindi come rete telematica vera e propria (1993). Il confronto tra i soggetti promotori delle due reti Ecn e Cybernet ha prodotto una trasformazione delle dinamiche di entrambe le aree che ha dato luogo alla nascita, nel 1996, del sito web "Isole nella Rete" (http://www.ecn.org).
Una delle pi attuali forme di protesta partecipativa in rete  il netstrike. Il netstrike, o corteo virtuale (vedi Netstrike),  una forma di protesta cui viene dato molto rilievo anche rispetto ad altre modalit come la petizione in rete, per la quale si ritiene che non esistano sufficienti garanzie a tutela dei sottoscrittori, in quanto permette, ad esempio, di costruire banche dati. Introdotto da StranoNetwork nel 1995 come "pratica virtuale per conflitti reali"15, nasce in un'occasione internazionalista ed esplicitamente globale (che prevede sempre una comunicazione in pi lingue), con la prima marcia virtuale contro i siti del governo francese per protestare contro gli esperimenti atomici di Mururoa; viene per anche utilizzato in una dimensione pi 'locale', come nel caso della protesta contro gli sgomberi dei centri sociali. (Carola Freschi, 2000).

Utopia o realt?
Ci che prevale nei movimenti  il tentativo di evitare una struttura gerarchica al loro interno, a favore di una dinamica di rapporti fluttuante e orizzontale. Queste caratteristiche troveranno nel modello delle comunit virtuali un ottimo terreno di sviluppo. Uno sviluppo talmente forte da influire anche sulla nascita delle prime reti civiche, dove per gli interessi politici ed economici impediscono la fluidit della struttura che, rimanendo prevalentemente gerarchica, non garantisce una vera libert e partecipazione agli individui.
Nello sviluppo delle comunit virtuali vi  dunque il rischio di tradire quelle utopie libertarie che ne hanno accompagnato la nascita e lo sviluppo e dunque lo spirito originario dei movimenti.
Lo spirito comunitario degli anni Sessanta-Settanta in California viene infatti da taluni criticato retrospettivamente. R. Barbrook e A. Cameron nel loro "The Californian Ideology" (Barbrook e Cameron, 1996, pp. 183-190) nel 1995 scrivono: "Incoraggiati dalle predizioni di McLuhan, i radicali della West Coast sono coinvolti nello sviluppo delle nuove tecnologie dell'informazione per la stampa alternativa, le stazioni radio comunitarie, l'Homebrew Computer Club e i collettivi video. Queste comunit di attivisti dei media credevano di essere in prima linea nella lotta per costruire una nuova America. La creazione dell'Agor elettronica era il primo passo verso lo sviluppo della democrazia diretta dentro le istituzioni sociali. La battaglia poteva sembrare dura, ma 'ecotopia'16 era quasi a portata di mano. Nasce la "Classe Virtuale" [vedi Kroker, Weinstein, 1996] (...) "L'Ideologia Californiana deriva la sua popolarit dalla considerevole ambiguit delle sue massime. Negli ultimi anni il lavoro pioneristico delle comunit di attivisti dei media  stato largamente riassorbito dalle industrie dei media ed hitech." (...) "Negli anni Sessanta i teorici della Nuova Sinistra credevano che i lavoratori tecnico-scientifici stessero ponendo le basi per la liberazione sociale" (vedi Mallet, 1975) (...) "al contrario i futurologi pensavano che i membri di queste nuove professioni sarebbero diventati la nuova classe dominante" (vedi Bell, 1973)".
In realt la critica di Barbrook e Cameron  condivisibile solo per certi casi. 
La stragrande maggioranza di coloro che formavano le comunit virtuali ha continuato la propria vita in modo coerente, senza cambiare volto ai propri ideali, cos come ai propri comportamenti. Se per in alcuni casi si  avuto un cambiamento di rotta, spesso questo  avvenuto per cause esterne. Il problema  che una tecnologia, da sola, non  in grado di cambiare un modello sociale ed economico. Che dunque non  sufficiente mettere su un'impresa che fornisce servizi Internet per garantirsi un differente modello di rapporti lavorativi all'interno dell'impresa stessa. Il problema  connesso con le forme di monopolio nella produzione di determinati servizi in un determinato momento: per sopravvivere in un mercato sostenuto da lobby e gruppi di potere si  costretti a chiudere o ad assumere delle forme di produzione sempre pi su larga scala che costringono a rivedere le forme di relazione nel lavoro, cos come le forme di lavoro stesse. Per modificare dei modelli di produzione si devono innanzi tutto eliminare i gruppi di potere, quindi sviluppare una produzione che sia coerente con le proprie risorse e che non raggiunga dimensioni tali da costringere l'organizzazione produttiva a perdere il controllo del suo stesso sviluppo.
Ad esempio, la terza parte del libro di P. Levy "Hackers" del 1984,  la storia della trasformazione dei rapporti tra persone che, partite da uno stesso piano sociale ed ideale, si trovano a vedere le proprie vite divise, divenendo uno proprietario di una grossa azienda di software, e l'altro il suo operaio programmatore. Un programmatore di videogiochi che all'inizio era un autore, riconosciuto come tale, in grado di scrivere da solo la sceneggiatura e il software del videogioco, alla fine del libro diventava un semplice operaio che partecipa alla scrittura della sceneggiatura o del software insieme a un elevato numero di altri programmatori, perdendo la possibilit di esprimersi creativamente, di avere gratificazioni e riconoscimenti personali e di intrattenere relazioni paritarie nell'ambito lavorativo. Nel libro di Levy questa sembra essere quasi l'inevitabile fine di un'utopia irrealizzabile e dunque l'ineluttabile riproduzione delle classiche forme di alienazione sul lavoro. La dimostrazione che non vi  spazio per piccole produzioni di opere multimediali, in grado di mantenere vivi quei modelli comunitari egualitari sopra descritti. Sembra esservi, in questo, una rassegnazione di fronte all'immodificabilit del contesto liberista nella produzione multimediale.
Il nostro parere  che le comunit virtuali sono state e sono strumenti efficaci nel produrre trasformazioni culturali nella sensibilit e nella consapevolezza delle persone.
La diffusione delle culture e del confronto attraverso ogni strumento e dunque anche quelli telematici, pu sviluppare una coscienza di classe tra i lavoratori dell'immateriale, nel cosiddetto proletariato cognitivo, tale da alimentare il coraggio del rifiuto e della ribellione verso ogni ingiustizia quotidiana.
Ma questo conflitto non si gioca solo attraverso l'azione di protesta diretta, ma anche attraverso l'ideazione e la realizzazione di nuovi modelli comunitari di produzione nel campo delle nuove tecnologie.

2.2. garantire la privacy
"Nessuna informazione di natura privata deve essere stockata tramite i mezzi elettronici senza autorizzazione. Rendere accessibili i dati pubblici, proteggere quelli privati."
Dichiarazione finale del meeting hacker Icata 89 (Galactic Hacker Party).

2.2.1.La Privacy tra Stato e Mercato
Nel libro L'occhio elettronico. Privacy e filosofia della sorveglianza17, David Lyon, sociologo alla Queen's University di Kingston, Ontario, si chiede come la tanto celebrata societ dell'informazione stia evolvendo verso una nuova societ della sorveglianza, se  vero che l'introduzione massiccia delle tecnologie della comunicazione a base informatica comporta un salto di qualit rispetto ai tradizionali meccanismi del controllo sociale. 
La domanda  ovviamente retorica, e questo non solo per la capacit "genetica" delle memorie informatiche di registrare immense quantit di dati nell'universale formato del bit e di trasferirle e scambiarle attraverso le reti di comunicazione, ma perch introducono dei cambiamenti qualitativi e quantitativi nella natura stessa della sorveglianza. 

Surveillance, Social Control, New Technologies
La Sorveglianza si riferisce al monitoraggio o alla supervisione di gruppi di individui per ragioni specifiche. Il concetto, per come lo intendiamo oggi, ha la sua origine nell'organizzazione burocratica degli stati moderni. La Sorveglianza  l'elemento sempre presente in ogni gruppo organizzato come elemento di regolazione dei rapporti sociali.
Il controllo sociale si riferisce alle modalit attraverso cui differenti componenti di un dato gruppo limitano o influenzano le scelte e le interazioni degli altri membri. Il controllo sociale pu essere esogeno (esterno), endogeno (dall'interno), o autogeno (autodiretto), in relazione alla fonte da cui origina. Il controllo sociale  basato sulla comunicazione efficace fra i membri del gruppo, e poich la comunicazione face to face non consente di gestire le esigenze organizzative di gruppi sempre pi ampi e dispersi geograficamente, mezzi e tecniche di comunicazione sono di primaria importanza per raggiungere questo obiettivo.
Oggi questi mezzi sono rappresentati dalle nuove tecnologie dell'ICT che si basano sulla microlettronica.
In sintesi, si tratta di strumenti e tecniche che consentono la raccolta, l'immagazzinamento e la ricerca dei dati attraverso infrastrutture di comunicazione come Internet, che connettono le persone fra di loro, le macchine con le macchine e le persone con le macchine.
L'invadenza delle tecnologie microelettroniche utilizzate a fini di controllo sociale (monitoraggio e sorveglianza, prevenzione e repressione dei comportamenti devianti) ha trasformato la questione della privacy in una questione di libert.

La privacy del mercato
Big Brother isn't watching, Big Brother is selling (Winston Smith)

Il rispetto della privacy  stato spesso invocato come il "diritto ad essere lasciati in pace", all'interno della propria sfera privata, quella domestica innanzitutto, riesumando una vecchia definizione del 1928, attribuita a Louis Brandeis. Questa definizione ignora per la minaccia che la perdita della privacy rappresenta in termini di limitazione della dignit personale e della propria autonomia di scelta quando  il nostro essere sociale, e cio il ruolo sociale e l'agire pubblico, a cadere sotto l'osservazione di un "occhio indiscreto". Quando ci accade, il caso  usualmente considerato "eccezionale", fuori dell'ordinario, e non  infrequente trovare chi invoca la legge a tutela della propria sicurezza e dei propri interessi immediati.
Ma non sembra sufficiente impostare il problema in questi termini. Sulla scia della riflessione di Lyon,  utile riflettere sul significato che la violazione della privacy assume in termini di filosofia della sorveglianza per capire come essa venga applicata al monitoraggio di una specifica popolazione di individui al fine di controllarne e guidarne i comportamenti. 
E l'esempio per eccellenza  il controllo dei comportamenti di consumo.

La Perdita della Privacy
La perdita e la "confisca" della privacy appartengono storicamente al regime di ogni istituzione totale, dove assumono il valore esplicito del controllo sulla altrui esistenza. 
Filosofi, economisti e uomini di stato, hanno pontificato sulle qualit implicite del dominio della privacy degli "altri" per conseguire obiettivi validi per il funzionamento della societ come macchina organizzativa globale.
Applicata alle tradizionali sfere della devianza, criminale e non, al luogo di lavoro nella sua dimensione di potenziale motore del conflitto di classe, utilizzata dal mercato per omogeneizzare e guidare i comportamenti di consumo, la filosofia del controllo basata sulla raccolta di informazioni personali e quindi sulla categorizzazione degli individui,  uno strumento di potere che stabilisce le modalit del comportamento corretto classificando di volta in volta gli individui come buoni o cattivi lavoratori, consumatori, vicini di casa. Questo obiettivo si rivela anche quando il controllo, quello dello Stato, si presenta come riequilibrio della partecipazione al benessere comunitario, dove il controllo opera come meccanismo di inclusione ed esclusione sociale rispetto al godimento dei diritti di cittadinanza.

Da dove origina questa filosofia?
Nella concettualizzazione benthamiana del Panopticon la trasparenza del soggetto "sotto osservazione" ne garantisce il rispetto verso un sistema di regole basato sulla proiezione individuale del timore della punizione conseguente alla loro infrazione. Nella teorizzazione di Weber18, invece, il controllo e la pianificazione dei comportamenti sono considerati il prerequisito di ogni organizzazione votata all'efficienza, costituendo la base teorica dell'intuizione fordista per cui  attraverso l'organizzazione scientifica dei ritmi e delle funzioni del lavoro che si ottimizza la produzione e si aumentano i profitti. Michel Foucault19 ci ha spiegato invece quale sia il ruolo della sorveglianza nell'induzione al conformismo preventivo e all'autodisciplina, descrivendo le dinamiche del controllo negli orfanotrofi e nell'esercito come nella fabbrica e nelle prigioni, nella sua famosa teorizzazione della "disciplina del corpo docile". Per Foucault la filosofia del controllo  il paradigma attraverso cui vengono elaborati i codici e i concetti attraverso cui ogni societ definisce se stessa mediante il principio dell'esclusione.

L'evoluzione della sorveglianza
Il sistema del controllo che oggi si dipana  tuttavia qualitativamente e quantitativamente differente da quelle elaborazioni, anche se le contiene tutte insieme. L'evoluzione delle forme "tradizionali" di controllo, nonch della teoria che le origina, non  pi riducibile al solo universo della devianza e dell'organizzazione del lavoro e della macchina-stato, ma si afferma come fattore di controllo del mercato e con esso si mescola. 
La sorveglianza dei consumi, che non disdegna l'uso illegittimo di dati e informazioni raccolte attraverso le istituzioni dello stato, si presenta oggi come obiettivo generale di una societ gi disciplinata, dove la partecipazione sociale e quindi il godimento dei diritti di cittadinanza si identificano con la partecipazione ai meccanismi del consumo piuttosto che con un codice universalistico eticamente fondato su inalienabili principi umani di libert e dignit. 
La sorveglianza del mercato si presenta come parte di un disegno organizzativo, la cui efficacia  legata al "comando" sulle qualit del potenziale consumatore e si basa sulla precisa conoscenza dei suoi comportamenti di consumo e della sua capacit di spesa.
Per conseguire tale scopo, il mercato non solo viola la tradizionale sacralit della soglia domestica con la posta personalizzata o con le indagini telefoniche, ma interviene nel modellare i comportamenti sociali tout court, laddove pianifica con l'aiuto della statistica geodemografica l'offerta di merci su segmenti di consumo individuati attraverso la conoscenza delle caratteristiche generali dei consumatori come l'et, la professione, la residenza, la composizione familiare, il genere.
Questa strategia si avvale di modernissimi mezzi di monitoraggio dei comportamenti sociali, che nell'era digitale coincidono con gli strumenti elettronici in grado di mantenere "traccia" dei comportamenti quotidiani: dalle videocamere nel supermercato fino alla posta elettronica via Internet. Lo scopo  la precisa rilevazione dei comportamenti di consumo e la loro guida.
La metodologia di sorveglianza utilizzata dal mercato trova il suo complemento nella pianificazione capillare dei meccanismi di domanda e offerta ritagliati sulla conoscenza di attitudini, gusti e preferenze dei consumatori.
Che cosa c'entra tutto questo con la privacy?
Nei fatti, in termini di "management sociale" le informazioni ottenute da collezioni geodemografiche e dalla analisi statistica dei dati personali di una certa popolazione consentono la creazione di modelli inferenziali di decision making e di social judgement dei soggetti sotto esame per adattare la domanda all'offerta e in tal modo guidare le scelte degli individui, utilizzando la conoscenza dei fattori psicologici che sono alla base dell'agire sociale.
In tal modo, utilizzando i dati registrati sui sistemi elettronici attraverso cui viene svolta ormai la grande maggioranza delle transazioni commerciali (e che forniscono oltre ai dati anagrafici le informazioni circa l'area geografica di residenza, gli orari e gli strumenti di interazione), gli ingegneri del marketing sociale ricostruiscono i profili degli utenti. Questi profili vengono infine usati per mettere a punto campagne di marketing strategico, dove si parte dallo shampoo per conquistare l'adesione al partito. 
Lo scopo non  quello di esercitare una coercizione sui cittadini quanto quello di sedurre i consumatori.
Se consideriamo che le stesse scienze sociali descrivono la corrispondenza tra l'essere e il fare dei cittadini-consumatori, i nuovi mercanti di dati sono interessati a sfruttare pattern di comportamento per indirizzare i consumi secondo modelli di acquisto che, per l'elevata corrispondenza che in certe societ hanno con l'ordine sociale e l'immaginario, costituiscono un ambito di controllo assai rilevante per chi vuole mantenere lo status quo.
Cos, mentre i dati personali relativi all'identit burocratica sono pi facilmente reperibili attraverso servizi di credito o sistemi demografici ed attuariali, i dati sui comportamenti di consumo ottenibili attraverso i questionari commerciali, la carta degli sconti del supermercato, le smart-cards dell'autostrada e i PoS (Point of Sale), sono molto pi interessanti per gli ingegneri del mercato.
Al mercato interessano profili di consumo basati sui comportamenti, mentre l'attribuzione univoca dell'identit a un determinato comportamento ha pi a che fare con le attivit di polizia che col mercato. Tuttavia, seppure il mercato non ha bisogno di sapere come ci chiamiamo ma come agiamo da consumatori, vuole sapere cosa  che ci piace e "dove" venirci a cercare per offrirci ci che siamo pi propensi a desiderare. La ricognizione dei gusti e dell'ubicazione del potenziale consumatore costituisce la base del marketing personalizzato, utilizzato come strumento di previsione e orientamento dei consumi.

Vendere sentimenti
Dall'intuizione, vecchia di quarant'anni, del sociologo G.D Wiebe, per cui " possibile vendere il sentimento di fratellanza come si vende il sapone" siamo arrivati ad un controllo assai pi subdolo e pervasivo, se pensiamo che nella societ in cui viviamo l'autoidentificazione e l'integrazione sociale si fondano pi sull'illusorio esercizio della libert di scelta offerta dal mercato che sulla partecipazione ai diritti di cittadinanza su base universalistica.
Cos lasciandosi sedurre dal richiamo accattivante del consumo si contribuisce, pi o meno direttamente, a mantenere e rafforzare lo status quo di un ordine sociale basato, appunto, sul consumo.
Perch allora  importante garantire la riservatezza dei propri comportamenti e non solo dell'identit anagrafica? 
E come pu questo atteggiamento trasformarsi in opposizione critica al mondo dei consumi?
Probabilmente l'opposizione migliore a un sistema sociale basato sul consumo  quella di non consumare.  questo il senso del "Buy Nothing Day", una giornata di ribellione al mondo dei consumi festeggiata in Nord-America da molti anni, che consiste nel rifiuto a acquistare alcunch per un giorno intero con l'obiettivo di dichiarare la propria ribellione alla mercificazione dell'esistenza e dei rapporti sociali. Un'iniziativa replicata in altri paesi, come in Italia.
Altri auspicano invece l'attuazione di strategie di "resistenza" che invocano il diritto a una vita "analogica" e presuppongono il rifiuto di usare strumenti che conservano traccia dei loro comportamenti e la distruzione di tutti i dati che li riguardino per affermare la concretezza della propria esistenza e l'irriducibilit dei propri bisogni contro il s digitale rispetto al quale le politiche dello stato e del mercato vengono organizzate secondo meccanismi di inclusione ed esclusione.
Evitare che vengano creati profili individuali  un fatto di privacy, la quale non essendo una tecnica o uno status, ma una relazione sociale, riguarda da una parte l'autonomia di scelta e la dignit personale, dall'altra "il diritto dell'individuo ad essere lasciato in pace".
La minaccia del mercato alla privacy lede una libert primordiale: per coloro che sono integrati nei meccanismi di scambio e di consumo,  la stessa capacit di scelta ad essere progressivamente annullata, mentre la minaccia incombe sulla libert tout court per tutti coloro che auspicano un diverso ordine sociale, gli stessi per i quali l'esclusione dal circuito delle merci ha una sola risposta: l'emarginazione sociale20.

2.2.2. La Filosofia Politica della Sorveglianza Digitale 
La riflessione di Lyon sulla dialettica del controllo si concentra nell'osservare di come l'evoluzione della societ della sorveglianza non derivi semplicemente dal progresso tecnologico quanto dalla "filosofia politica" del controllo che informa ogni societ come "macchina" di organizzazione totale.
Da questo punto di vista Lyon ritiene parimenti inadeguate le metafore del Grande Fratello o del Panopticon nel descrivere il nuovo panorama del controllo, laddove egli scorge l'aspetto progressivo della societ della sorveglianza nella sua crescita collegata all'affermazione dei diritti di cittadinanza e in definitiva del welfare. In sintesi, secondo Lyon  pur vero che "siamo tutti schedati", ma  lo stesso codice numerico che ci identifica in quanto cittadini che ci consente di partecipare al sistema sanitario nazionale o a quello pensionistico nei paesi dove ancora esistono. Gli si potrebbe obiettare che la sorveglianza correlata ai diritti civili resta un sistema di controllo perverso fintanto che la cittadinanza  vincolata al sistema del lavoro e alla collocazione geografica dei cittadini, decidendo cos l'inclusione di alcuni e l'esclusione di altri dai sistemi di protezione del welfare state e dalla partecipazione al ciclo delle merci. Ma, soprattutto, questo lato progressivo diventa sempre pi ambiguo con la crescente pervasivit del controllo dello stato e del mercato, i cui sistemi di sorveglianza si amalgamano e superano la soglia domestica, valutando e inducendo comportamenti di consumo.
Certo, le tecnologie della sorveglianza diventano meno intrusive, si fanno raffinate e seduttive, ma il loro compito  comunque quello di mantenere l'ordine sociale nelle loro sfere tradizionali: Stato, mercato, lavoro, comportamenti sociali. Cio il controllo dell'adesione alla norma in quanto cittadini, il controllo dei comportamenti di consumo, il controllo delle funzioni e dei tempi nella produzione, il controllo dei corpi e del pensiero.
Secondo Lyon, infatti,  tempo di rinnovare forme e contenuti del comunicare, di inventare nuove pratiche organizzative attraverso cui noi cittadini possiamo conservare indipendenza e privacy senza rinunciare ai benefici della macchina sociale spinta dal motore della sorveglianza, oggi come sempre. Senza dimenticare che invocare leggi a tutela dei soggetti sociali spesso provoca l'ambiguo risultato di rendere i cittadini pi condiscendenti verso sottili forme di controllo, immaginandosi garantiti dalla stessa macchina che li vigila. 

2.2.3.La difesa della Privacy nell'era di Internet
Dal Cypherpunk's Manifesto, 1993:
"Dobbiamo difendere la nostra privacy, se vogliamo averne una. Dobbiamo unire le nostre forze e creare sistemi che permettano lo svolgersi di transazioni anonime. Da secoli la gente difende la propria privacy con sussurri al buio, buste, porte chiuse, strette di mano segrete e corrieri. Le tecnologie del passato non permettevano una forte privacy, ma le tecnologie elettroniche s.
Noi cypherpunk siamo votati alla costruzione di sistemi di anonimato. Noi difendiamo la nostra privacy con la crittografia, con sistemi di invio di posta anonimi, con firme digitali e con il denaro elettronico".

Con la crittografia - la scrittura segreta basata su un codice condiviso fra gli interlocutori -  possibile comunicare via Internet senza timore che le proprie comunicazioni possano essere intercettate e decifrate da altri. Ma,  anche possibile celare segreti industriali residenti su un computer, oppure evitare rappresaglie del capufficio per aver spedito una lettera sindacale dalla propria postazione di lavoro.
Perci la crittografia21 antica quanto la comunicazione scritta e da sempre utilizzata in ambito diplomatico e militare, non  pi una faccenda da agenti segreti ma, nell'era della comunicazione globale, protegge la sfera pi personale e intima della vita di ciascuno, cio tutela la libert di espressione e la riservatezza delle comunicazioni private.
La crittografia  anche uno strumento fondamentale della new economy e del rapporto con la Pubblica Amministrazione, poich essa costituisce la base tecnologica di strumenti tecnici, giuridici e commerciali come la firma digitale, la carta d'identit elettronica, le piattaforme per il commercio elettronico e le transazioni finanziarie online.
L'uso della crittografia nella posta elettronica, sia da un punto di vista tecnico che sociale,  l'equivalente digitale della busta in cui infiliamo le lettere alla fidanzata e questa propriet schermante della scrittura in codice  essenziale per assicurarci che i nostri messaggi in rete siano riservati, arrivino integri e che la loro origine sia attribuibile a  noi soltanto. www.ecn.org/crypto 

Esistono molte tecniche di crittografia. Una particolare tecnica di cifratura dei dati  la steganografia - la tecnica crittografica per nascondere messaggi dentro insospettabili contenitori - di cui tanto si  parlato a proposito del nuovo terrorismo.  una tecnica antichissima, tanto che una delle prime testimonianze dell'uso della steganografia racconta che Socrate un giorno fece rasare la testa del suo schiavo pi fidato per praticargli un tatuaggio contenente un messaggio da celare ai suoi avversari politici. Solo quando i capelli gli furono ricresciuti il servo fu inviato al destinatario del messaggio che, rasandolo di nuovo, pot leggerlo in tranquillit. Ci sono molti altri metodi e tecniche di cifratura come l'inchiostro invisibile e le Griglie di Cardano, ma per un approfondimento rimandiamo all'ottimo libro di Giustozzi, Monti e Zimuel (2001) citato in bibliografia. 
Chi vuole rimanere anonimo sulla rete usa i web anonymizer - o i protocolli di comunicazione sicura ssh e ssl (secure shell, secure socket layer) - mentre chi vuole scambiarsi messaggi senza farsi riconoscere pu farlo usando gli amonymous remailers. Due strumenti che sono usati rispettivamente da chi non vuole farsi spiare durante la navigazione web - ed evitare cos di fornire preziose informazioni commerciali - e da chi non vuole essere associato al contenuto dei suoi messaggi.  il caso di chi vuole denunciare un fatto di mafia, un crimine o un abuso senza il timore di subire rappresaglie. Mentre chi vuole essere sicuro che i propri messaggi vengano letti da un preciso destinatario, e solo da quello, per proteggere dati sensibili come le informazioni personali sulla salute, il credo religioso o l'orientamento politico, usa i software di cifratura in codice, come il Pgp.
Per approfondire le tecniche di autodifesa digitale rimandiamo a un ottimo libro prodotto in Italia dalle culture hacktivist: Kriptonite22. www.ecn.org/kryptonite 
Per questi motivi gli attivisti digitali, gli hacktivisti, i cybherpunks e molti altri legittimano e difendono l'utilizzo della crittografia a dispetto delle scelte politiche e militari degli stati e hanno ingaggiato un duro conflitto coi governi per garantirne la libera diffusione. Ci che contestano  la tesi secondo cui i software di crittografia, pensati per tutelare la privacy, possono essere usati anche da chi vuole commettere reati, rendendo necessaria una forte limitazione sulla produzione di tecnologie crittografiche e, come i servizi di sicurezza federali hanno proposto al Congresso americano, l'installazione di una backdoor governativa sugli stessi programmi di crittografia per controllarne l'uso. 
Un rimedio peggiore del male perch la maggior parte delle tecnologie di crittazione (e decrittazione) vengono prodotte al di fuori del controllo degli Stati, e l'idea di limitarne la circolazione e quella di inserire backdoor governative nei sistemi di cifratura ne scoraggerebbe di fatto l'uso e ne ridurrebbe il mercato, con ovvi effetti sulla ricerca e la commercializzazione di queste tecnologie presso il grande pubblico, favorendo nazioni e gruppi indifferenti a queste restrizioni. La crisi della ricerca applicata che ne deriverebbe potrebbe essere un autogol in un'epoca in cui la crittografia viene usata per garantire la sicurezza delle infrastrutture nelle cyberguerre, o nelle comunicazioni tra le forze di polizia e il general public, visto che la polizia stessa ha incoraggiato l'uso della crittografia a fini delatori per proteggere la raccolta pubblica, via web, di informazioni su violenze, rapimenti e sparizioni. 
Inoltre, le tecnologie di crittazione vengono utilizzate per gli scambi finanziari e commerciali. Per pagare un bonifico via Internet, giocare in borsa o visualizzare il saldo del conto in banca dal proprio Pc. Una restrizione nell'uso della crittografia danneggerebbe quindi le attivit economiche legate al suo utilizzo. 
Fatto ancora pi grave sarebbe lasciare intendere che tramite le backdoor ogni nostra comunicazione pu essere monitorata, perch fa temere una ingerenza indebita da parte di apparati dello stato che non hanno automaticamente la fiducia dei cittadini, con l'effetto di indurre l'autocensura e il conformismo.
Da qui la tesi pi ragionevole secondo cui l'uso potenziale della crittografia da parte dei terroristi va contrastato con la creazione di codici di decrittazione e operazioni mirate di intelligence, utilizzando altri dati per individuare i sospetti e solo allora avviare un attacco "brute force" per rompere il codice di crittazione eventualmente usato.
Perch dice P. Zimmermann, autore del pi noto software di crittografia, il Pgp, "Se la privacy viene messa fuori legge, solo i fuorilegge avranno privacy". 
Complementare al discorso sulle propriet schermanti della crittografia per garantire la privacy  quello dell'anonimato e non solo perch il "nome" ha un ruolo burocratico nella societ.  utile per certe necessit, ma diventa un limite per altre. L'identit fornita dal nome  la "password" di accesso agli archivi che contengono la parte burocratica della nostra storia sociale. Evidentemente la nostra vita non si esaurisce nelle pratiche burocratiche, ma mette in gioco un insieme di relazioni per le quali il dover fare riferimento sempre a un unico nome  di fatto un limite. L'impossibilit di assumere identit multiple impedisce l'uso della metafora per descrivere noi stessi. Inoltre, il dover fare riferimento al nome sempre attraverso una parola rende dominante il linguaggio verbale nella comunicazione.
Il problema della necessit di adottare identit multiple nella comunicazione va ricondotto a un problema etico di libert degli individui: da una parte il diritto alla privacy (e quindi all'anonimato) e dall'altra il diritto di rendere pratica sociale ogni potenziale forma del nostro immaginario. Che al giorno d'oggi pu significare, tra le altre cose, il diritto alla libert di concretizzare la propria fantasia nella "realt" del cyberspace.
Anonimato come forma di demercificazione
L'omissione del nome nella comunicazione non va confusa con l'assenza di norme sociali (l'anomia)24. Semmai  sintomo dell'assenza di norme sociali imposte dall'alto perch le regole devono emergere e affermarsi all'interno dei rapporti sociali e possono avere un senso esclusivamente nell'ambito da cui sono emerse.
Una delle caratteristiche importanti della comunicazione anonima  sicuramente quella di voler eludere le logiche del mercato. Si deve "comprendere se la cosidetta 'dematerializzazione' non sia piuttosto un processo di demercificazione, ovvero se la preconizzata rarefazione dei rapporti con la realt fisica non consista invece in un allentamento dei rapporti con il sistema di mercato"25.
Le Firme digitali, che sono una forma di pseudonimato, si possono considerare a tutti gli effetti la diretta conseguenza delle Tags sui muri o sui treni della metropolitana. La firma digitale, che spesso  uno pseudonimo, non si limita al nome composto di lettere, ma assume una veste grafica realizzata grazie ad alcuni particolari caratteri Ascii o per mezzo della grafica Ansi. Associate frequentemente a una frase (Origin) che diventa un motto, le tags digitali riescono talvolta a esprimere meglio di ogni altra cosa che tipo di persona sia l'autore del messaggio. Grazie ai network telematici questi segni digitali sono in grado di far circolare nel giro di una notte in tutto il mondo lo pseudonimo grafico e verbale con cui ci vogliamo presentare agli altri. A differenza delle tags sui muri, la qualit digitale delle tags telematiche rende possibile una loro moltiplicazione esponenziale senza deterioramento nella copia. Ci permette a chiunque non solo di copiarne lo stile, ma di riutilizzare alcune parti dell'originale per crearne una nuova.
Nel cyberspace la stessa definizione di "anonimo" rischia di esaurirsi in una questione linguistica. Ci che manca  di fatto solamente il "nome burocratico", ma per il resto siamo di fronte a un corpo virtuale e a un comportamento di questo corpo che in nessun modo nasconde le caratteristiche comportamentali del corpo reale. L'anonimato nel cyberspace evade semplicemente la connotazione "burocratica" del linguaggio, mentre mantiene inalterate le qualit e le modalit comunicative che in certi casi sono addirittura potenziate. La possibilit di assumere forme diverse aumenta le potenzialit espressive di ogni individuo.
La logica del linguaggio del cyberspace (nell'ipotesi che la scienza realizzi ci che promette) dovr essere reinterpretata in un ipotetico futuro in cui il "nome" non sar una "necessit" astratta che si limita a descrivere "qualcosa" del mondo, ma una proiezione virtuale di quel "qualcosa"26.
Le culture hacktivist hanno prodotto materiali teorici e realizzati sistemi per tutelare la privacy e garantire l'anonimato. Ne citiamo solo due: Il progetto Winston Smith, l'Anonymous Remailer di Isole nella rete.

Il Progetto Winston Smith - Scolleghiamo il Grande Fratello 
mailto:winstonsmith@nym.alias.net 
"Ma cosa importa a me della privacy ? Io non ho niente da nascondere!"
"Perch dovrei preoccuparmi della mia privacy ? Chi vuoi che si interessi a me?"
"Io sono pi furbo, infatti me la sono sempre cavata!"
Bene, se la maggioranza delle persone non si riconoscesse in almeno una di queste frasi, il Progetto non avrebbe ragione di esistere, e del resto il mondo sarebbe probabilmente un posto un po' migliore.
Purtroppo molte, troppe persone, trovano ragionevoli queste affermazioni.
E allora? Bene, se ritenete che la privacy nel cyberspazio sia un diritto individuale, inalienabile, primario, vi trovate gi d'accordo con noi sulla necessit di promuoverla e difenderla, e forse condividerete i mezzi che proponiamo.
Se, al contrario, siete d'accordo con una o pi delle suddette opinioni, ma avete ancora voglia di leggere, potrete valutare la validit di un diverso punto di vista e magari cambiare opinione.
In estrema sintesi, il Progetto Winston Smith si propone di diffondere servizi essenziali per mantenere la privacy in Internet, e di promuoverne l'uso da parte di chi utilizza Internet per lavoro, per svago, per comunicare, in ultima analisi per vivere una parte della propria vita.
I servizi che riteniamo vitali per difendere la privacy nell'Internet quale  oggi, e che potranno modificarsi con la sua evoluzione, sono:
1) la possibilit di inviare e ricevere posta senza che nessuno la possa leggere (diritto alla riservatezza) e, nel caso lo si ritenga necessario, senza che nessuno possa risalire all'identit del mittente e del destinatario (diritto all'anonimit)
2) la possibilit di pubblicare e diffondere informazioni su Internet senza che nessuno le possa cancellare (diritto alla libert di parola) e senza che sia possibile risalire all'identit di chi le diffonde e di chi le legge (diritto a non essere censurati e libert di scelta dell'informazione)
3) la possibilit di agire in Internet come siamo oggi abituati a fare, surfando, chattando, mandando posta, senza che nessuno possa registrare le nostre azioni (diritto alla privacy).
Ma queste libert non sono eccessive? Dopotutto la libert di parola deve essere limitata dalla morale e dalla decenza. Della segretezza assoluta e dell'anonimato beneficiano i criminali, mentre le persone perbene non hanno niente da nascondere! E oltretutto i pedofili e i terroristi avrebbero via libera.
Bene, elencate nello stesso ordine, noi crediamo che il diritto alla libert dell'uomo, di tutti gli uomini non  mai "eccessivo" fintantoch non limita 'direttamente' le libert altrui; il fantasma dell'eccesso di libert  stato utilizzato da dittature e poteri repressivi fin dall'alba della societ. 
Guarda caso coloro che hanno affrontato il problema della libert di espressione, pur in tempi e condizioni molto diversi come i redattori della Dichiarazione di Indipendenza americana e della Costituzione italiana, hanno sempre dato la stessa risposta; si tratta di un diritto essenziale e inalienabile. 
Segretezza e anonimato, riuniti in quella che chiamiamo "privacy" sono un diritto ancora pi vasto della libert di espressione, e altrettanto essenziale. Per contrastare i criminali, la societ non pu pretendere che tutti vivano in case di vetro; si tratta di preservare il bene maggiore. 
Diritti sostanziali e inalienabili di tutti devono avere la precedenza su situazioni in cui i diritti altrettanto inalienabili di pochi sono minacciati, per esempio da atti criminali. 
Non mancano certo le possibilit per difendere le vittime senza limitare i diritti di tutti; piuttosto le vittime vengono spesso portate come pretesto per politiche totalitaristiche e liberticide.
Il Progetto Winston Smith offrir una risposta su due piani diversi
- creando risorse informative mirate a facilitare tutte quelle persone e organizzazioni che vogliano realizzare risorse informatiche utilizzabili per conservare la privacy
- creando e pubblicizzando documentazione che permetta a chiunque di utilizzare queste risorse per difendere la privacy propria ed altrui.

cripto, l'anonymous-remailer di InR
Isole nella Rete  fiera di annunciare il ritorno del proprio anonymous-remailer: "cripto@ecn.org".
In un clima di guerra orientato al controllo serrato delle informazioni, Isole nella Rete ribadisce la necessit politica di difendere la libert di espressione in Rete anche attraverso un sistema di mailing anonimo. 
In un momento in cui quotidianamente si susseguono notizie ed episodi di 
monitoraggio a fini repressivi delle comunicazioni telematiche si invita a usare questo nuovo strumento come atto politico di difesa della propria ed altrui privacy. 
Nessun alibi  accettabile per il crescente giro di vite che si sta registrando in Rete:  inaccettabile che da una parte si creino sempre pi spesso le condizioni di ingiustizia sociale che alimentano micro e macro conflitti in tutto il mondo e contemporaneamente si rivendichi la necessit di maggiori forme di controllo per cercare di arginarne gli effetti. 
Per uscire dalla spirale del terrore imposto dalle logiche di privilegio dei potentati economici sono necessari atti politici in cui si ribadisca che la libert di pensiero e di espressione sono principi fondamentali su cui provare a ricostruire un nuovo mondo.
L'indirizzo del remailer  cripto@ecn.org
Utilizzare l'anonymous remailer:
Per ottenere via email le istruzioni di utilizzo del remailer scrivete a cripto@ecn.org inserendo come oggetto (subject) della vostra email il comando: help
Cos' un anonymous remailer
Un remailer  un servizio email che permette di inviare posta in modo assolutamente anonimo. L'indirizzo del mittente dell'email da voi spedita risulter essere il remailer stesso, impedendo al destinatario di risalire efficacemente al vostro indirizzo reale.
Il remailer stesso non trattiene alcuna informazione relativa al mittente e pu accettare email cifrate, che garantiscono un altissimo grado di riservatezza.
Perch usare un anonymous remailer? 
Per partecipare a una discussione in rete portando un'esperienza personale oppure un contributo di pensiero o informativo senza che tutto ci sia associato a una identit o traccia telematica. 
Informazioni:
Per sapere quali sono i remailer funzionanti seguite lo specifico newsgroup: alt.privacy.anon-server.
Per semplificarsi la vita  possibile usufruire di software specifico per interfacciarsi con gli anonymous remailers, come l'ottimo programma Jbn, che potrete trovare al sito:
http://www.skuz.net/potatoware/jbn2
Numerose statistiche e informazioni sui remailer, nonch le statistiche aggiornate del remailer "cripto", possono essere trovate al sito:
http://anon.efga.org/Remailers
Informazioni a carattere generale su privacy, crittografia e remailer sono disponibili al sito:
http://www.ecn.org/crypto
http://www.ecn.org/kriptonite
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Isole nella Rete
www.ecn.org

2.3. distribuire le risorse
Distribuire le risorse  alla base dell'etica hacktivist della condivisione e del dono. Questo obiettivo sta alla base di tre differenti pratiche: distribuire l'informazione, distribuire i saperi (contenuti), distribuire le competenze (know how) e distribuire gli strumenti (hardware e software).
Distribuire l'informazione riguarda la diffusione di news, fatti e conoscenze di interesse pubblico e collettivo.
 una pratica che si concretizza nella creazione di media indipendenti - portali informativi, newsgroup, mailing list, piattaforme tecnologiche interattive per la pubblicazione di materiali multimediali, network digitali di radio libere e televisioni di quartiere).
Questa pratica entra in conflitto con gli oligopoli dell'informazione, con l'informazione verticale dei sistemi di tipo broadcast, con il copyright, la propriet privata, la riservatezza sulle informazioni pubbliche, le barriere all'informazione, le lite privilegiate, la censura, i segreti di Stato. Uno slogan tipico  "information wants to be free".
Un caso particolare  quello dell'hackeraggio sociale dei Cypherpunk che in casi estremi, hanno praticato l'intrusione abusiva negli archivi informatici pubblici allo scopo di copiare e distribuire a tutti informazioni di carattere pubblico custodite in modo riservato al loro interno. 
Il distribuire i saperi consiste nella pubblicazione di opere di editoria multimediale (corsi e manualistica su cd-rom, o in siti web e Bbs) cos come di mezzi pi tradizionali quali libri, radio, riviste, oppure con l'organizzazione di presentazioni, conferenze e seminari.
In questa categoria rientra anche la critica della riservatezza, le cui tematiche di riferimento sono il diritto ai saperi, il diritto di accesso, il diritto di essere cittadini del mondo, la connettivit, la trasparenza, il controllo collettivo sul sapere pubblico.
Il distribuire le competenze avviene attraverso gli stessi luoghi della distribuzione dei saperi, a cui si aggiunge la creazione di workshop, laboratori e scuole.
Le tematiche principali sono l'alfabetizzazione, i diritti del telelavoratore, le pari opportunit, il diritto all'istruzione.
Il distribuire gli strumenti consiste nella creazione di software gratuito o a basso costo - free software, open source software, software di pubblico dominio, software libero senza diritto d'autore, software semilibero, freeware, shareware - software accessibile, cos come hardware accessibile, a basso costo. Ma anche nella distribuzione del software tramite radio o altre forme di distribuzione libera. Lo stesso vale per l'hardware che viene scambiato, donato e ottimizzato secondo la pratica del dono e del riutilizzo. 
Queste pratiche entrano in conflitto con il copyright, con il software proprietario e commerciale, contrastando gli alti costi assoaciati all'hardware e al software commerciale..
Nei casi pi estremi viene praticato il phone phreaking, attraverso la realizzazione e la diffusione di blue-box, red-box e black-box. Le tematiche in questo caso sono le pari opportunit, il reddito di cittadinanza, i diritti del telelavoratore.

2.3.1. Il diritto a comunicare
"Ogni individuo ha diritto alla libert di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere." www.un.org/Overview/rights.html
Articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Spesso il diritto all'informazione  stato inteso come libert di espressione nel senso del free-speech americano. Per noi il diritto all'informazione nelle societ tecnologicamente avanzate dovrebbe essere considerato il risultato dell'insieme di pi diritti: il diritto all'accesso, il diritto all'informazione e alla formazione, il diritto alla cooperazione, il diritto alla partecipazione.
E questo perch l'informazione e la comunicazione globale sono fattori che influiscono direttamente sulla qualit della vita non solo influenzando i processi di relazione e la coesione sociale fra i gruppi umani, le culture e le societ, ma anche in quanto l'informazione e la comunicazione si intrecciano con le forme della rappresentanza e della democrazia, della partecipazione e dell'autogoverno, del lavoro e dell'economia, del reddito e della produzione.
Le forme della democrazia sono influenzate dalla possibilit di partecipare a processi decisionali di interesse pubblico secondo modalit collettive e presuppongono l'accesso a una informazione plurale, verificabile, equamente distribuita e ugualmente accessibile.
Robert Mc Chesney, professore di Giornalismo e Comunicazioni di Massa all'Universit del Wisconsin-Madison, ha scritto in uno dei suoi pamphlet pi autorevoli, Corporate Media and the Threat to Democracy, che ci sono tre condizioni fondamentali per realizzare una democrazia all'altezza dei tempi che viviamo: 

"La prima  che fra i cittadini non esistano grosse sperequazioni di reddito, altrimenti non possono accedere agli strumenti per esercitare la democrazia. 
La seconda  che la comunicazione politica su cui l'esercizio della democrazia si basa sia plurale ed efficace, in grado di coinvolgere la cittadinanza e di renderla partecipe del sistema di governo.
La terza  che tutti i cittadini si rendano conto di essere interdipendenti all'interno della loro comunit e che il loro benessere dipende in larga misura da quello degli altri". 

Le leggi dell'economia presuppongono da sempre un efficace scambio di informazioni, tuttavia oggigiorno l'efficiente circolazione delle informazioni rappresenta un requisito indispensabile per le forme prevalenti dell'economia che utilizzano tecnologie a base linguistico-informatica, legate cio all'automazione avanzata e alla terziarizzazione della produzione che si concretizzano nella produzione immateriale, nella delocalizzazione della produzione nei servizi a distanza, eccetera.
L'innovazione tecnologica porta con s nuove modalit nell'organizzazione della produzione di merci e incide direttamente sulle forme del lavoro che si concretizzano nel lavoro cognitivo e reticolare che utilizza la conosenza come materia prima, oggetto essa stessa di nuove e spesso illegittime forme di appropriazione. Per questo l'accesso ineguale alle reti ed alla conoscenza si traduce in nuove forme di alienzione e di esclusione sociale.
L'ineguale distribuzione delle risorse della comunicazione, nota oggi come digital divide,  fonte di numerosi conflitti in quanto pone dei vincoli all'affermazione del diritto di usare il software e le reti per soddisfare i bisogni concreti degli individui e ad affermarne i valori.
Il digital divide, il divario digitale,  determinato in ultima analisi dalla disparit di accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione causato dall'assenza di infrastrutture, dal ritardo culturale, da restrizioni politiche e da differenze economiche all'interno di uno stesso paese o fra nazioni diverse. Il fatto che oggi le forme dell'economia e quelle della democrazia siano sempre pi collegate alla diffusione delle tecnologie e della rete Internet, che raccoglie e moltiplica queste tecnologie, il digital divide  riconosciuto come un problema di rilevanza mondiale23.
I conflitti che traggono origine dal digital divide hanno un carattere geopolitico che va oltre l'estensione geografica di Internet, ma che spesso la implica (Limes)24.
La "geopolitica di Internet" pu essere intesa come l'insieme dei processi che influenzano l'evoluzione della rete in termini di distribuzione e di accesso alle risorse necessarie a utilizzarla.
Trattandosi di uno strumento di comunicazione25, i conflitti che riguardano Internet sono in primo luogo relativi al suo impiego come strumento di produzione e diffusione dell'informazione e la geopolitica di Internet riguarda in conseguenza la questione pi generale della diffusione e dell'uso delle tecnologie per l'accesso all'informazione e il diritto alla comunicazione.
La storia dei processi di diffusione di Internet e i conflitti che da essa originano coincide in buona misura con l'evoluzione della cultura hacker. Coincide cio con una cultura che intende l'accesso alle tecnologie come mezzo per la distribuzione di risorse, strumento di riequilibrio dei poteri.

Costruire strumenti per soddisfare bisogni
Anche se ci sono molti modi di concepire l'hacking, e sebbene le definizioni usate non trovino sempre tutti d'accordo,  pur vero che esistono elementi che ci fanno capire che l'hacking  una cultura dai tratti ricorrenti e che l'elemento centrale di questa cultura riguarda l'attitudine a costruire strumenti per soddisfare bisogni.

L'hacking  una filosofia, un'arte, un'attitudine, un modo giocoso, irriverente e creativo di porsi di fronte agli strumenti che ogni giorno usiamo per comunicare, divertirci e lavorare: i computers. Ma l'hacking  soprattutto un abito mentale. Proprio perch si manifesta nei laboratori universitari americani a cavallo degli anni 60' e affonda le sue radici nella stessa mentalit libertaria e antiautoritaria che da l a poco dar origine alle controculture americane della contestazione  difficilmente irregimentabile in categoria definite. Non  riassumibile in uno schema, non  una regola, un programma o un manifesto,  piuttosto o un modo etico e cooperativo di rapportarsi alla conoscenza ed a quelle macchine che trattano il sapere e l'informazione.

Software, hardware e reti di comunicazione
Hacking  quindi innanzitutto "arte della programmazione",  l'attitudine artistica che ti porta a semplificare un codice macchina, che ti permette di individuare un algoritmo innovativo, di trovare la chiave per facilitare un processo di comunicazione interno alla macchina, fra l'utente e la macchina, fra gli utenti stessi.
Dai primi passi nei garage degli hippies tecnologici, gli homebrewers, il concetto di hacking ha fatto parecchia strada e poi ognuno se ne  appropriato per esprimere utopie sociali e tecnologiche che la forza virale di un potente immaginario collettivo ha fatto retroagire sugli orientamenti dei suoi stessi soggetti.
Tra quanti praticano l'hacking, abbiamo gi detto che potrebbero essere individuate molteplici tipologie. 
C' l'hacker anarchico, individualista e solitario che per il puro piacere di "metterci le mani sopra" si appassiona a modificare il pi complesso dei sistemi, la cui imperfezione, i cui bachi, considera un'insulto all'intelligenza della programmazione. C' l'hacker "sociale" il cui scopo  quello di abbattere ogni barriera che si frapponga fra le persone e la conoscenza, quello per il quale la libera informazione  una caratteristica della comunicazione da valorizzare socialmente. Oppure c' chi intende l'hacking come un'operazione di 'deturnamento', di modificazione del senso. Ci sono quelli per cui l'hacking  reinterpretazione funzionale di parole e di concetti e che considera la de-formazione un diritto pari a quello dell'in-formazione. Altri sono moderni Robin Hood della comunicazione, impegnati a svaligiare la banca, enorme, dell'informazione, per restituire a tutti la ricchezza sociale sottratta alla comunit da anacronistiche leggi di protezione del software o delle opere dell'ingegno, nella consapevolezza che il sapere pu essere solo il frutto di un processo di accumulazione creativa di generazioni successive di inventori, e che privarne gli altri rappresenti un furto.
L'hacking  quindi soprattutto condivisione di conoscenze, e per questo  un potente motore dell'innovazione sociale e tecnologica. L'innovazione che l'hacking genera non ha solo creato Il world wide web e i software per le reti di comunicazione, non ha solo creato nuovi prodotti nei laboratori delle start-up companies informatiche, n semplicemente nuove professionalit nel campo del lavoro: i programmatori di software libero, i beta-tester o gli esperti di sicurezza.
L'hacking si rapporta all'innovazione, alla cosiddetta rivoluzione digitale ed alla new-economy in una maniera pi generale:
- sarebbe difficile pensare oggi alla new-economy senza la massiccia introduzione dei computers nelle case, nei luoghi pubblici e nei posti di lavoro che l'assemblaggio dei primi personal computers nelle cantine degli hackers ha messo a disposizione della rivoluzione informatica
- sarebbe impossibile pensare all'innovazione informatica se la lotta per migliorare il software non fosse stata oggetto di una continua pratica ideativa, di una progettazione dinamica di sistemi aperti, liberamente condivisi e modificabili
- sarebbe difficile non mettere in relazione il freestyle espresso dai programmatori hackers con la tendenza al decentramento, alla cooperazione reticolare, all'autogestione creativa, che sono oggi le basi dell'industria immateriale, quella che produce valore a partire dal sapere e dall'innovazione.
L'innovazione si basa sul libero scambio di informazioni, garantito dalla creazione di sistemi aperti, tramite l'introduzione di nuovi strumenti.  questo quello che  accaduto con la creazione dell' E-macs, del progetto Gnu e di Linux. 
Linux  il termine generico con cui  divenuto noto il software libero, alternativo al sistema operativo proprietario Microsoft Windows. Emacs  un potente editor di testi scritto nel 1984 da Richard Stallman, uno dei padri del software libero (free-software) e del progetto Gnu, un progetto di sistema operativo non proprietario. Gnu  un acronimo ricorsivo di "Gns Not Unix", e significa che Gnu non  Unix, nel senso che ha le stesse funzionalit del sistema Unix - il quale fu scelto come software di partenza per le sue caratteristiche tecniche di multiutenza e di multifunzionalit, ma anche per la sua elevata diffusione nella comunit informatica del tempo - ma vuol dire soprattutto che Gnu non  un sistema proprietario. 
Gnu  il progetto collettivo per cui  stato scritto il corpo del sistema operativo che, integrando il kernel sviluppato da Linus Torvalds nel 1991,  diventato l'ormai famoso Linux, e che ha messo in discussione il monopolio di Microsoft nella diffusione dei software necessari a far funzionare le macchine informatiche.
Ed  giustamente considerato come il software libero pi famoso al mondo. Il sistema operativo  il programma che rende i computer qualcosa di pi di un ammasso di ferraglia in quanto ne gestisce tutte le parti, i programmi applicativi e l'interazione dell'uomo con la macchina. Ma un sistema operativo  fatto di tanti moduli e, nel caso di Linux sappiamo che la maggior parte di questi moduli era nata e si era diffusa gratutitamente ben prima che Linus Torvalds scrivesse il kernel che gestisce l'unit di calcolo, la memoria centrale, il file system. 
Da allora, migliaia di programmatori e singole aziende in maniera libera e cooperativa, hanno sviluppato applicazioni di software libero, editor di testi, fogli di calcolo, programmi grafici e di comunicazione, che hanno reso facile e intuitivo l'utilizzo di Linux stesso.
Perci gli ingredienti di questo successo non dipendono soltanto dalla versatilit del sistema, n dalla sola bravura di Torvalds, oggi riconosciuto come il creatore di Linux. La riuscita del progetto riposa piuttosto sul fatto che Linux ha attualizzato i principi dell'etica hacker, come ha parzialmente spiegato Pekka Himanen26 nel suo ultimo libro.
La capacit di coinvolgere migliaia di liberi programmatori nello sviluppo di milioni di linee di codice che oggi costituiscono il sistema operativo di Linux  sicuramente un merito del giovane Torvalds, ma questo successo non si spiegherebbe senza considerare la cultura hacker preesistente al suo sviluppo: la cultura della reciprocit, la passione conoscitiva e l'attitudine a cooperare propria della "repubblica della scienza" costituita dai tanti ricercatori e programmatori che vi hanno contribuito. Linux non esisterebbe inoltre senza la solida organizzazione a rete dei suoi sviluppatori, un modello di organizzazione spontanea, decentrata, orizzontale, aperta, secondo una modalit organizzativa che si fonda sulla condivisione dei metodi e l'idea di un obiettivo comune, addirittura pi importante degli aspetti tecnologici dello sviluppo del software.
Insomma, gli ingredienti di questo successo stanno in quelle poche semplici regole che sono alla base dell'etica hacker: l'accesso illimitato a tutto ci che pu insegnare qualcosa sul mondo, la condivisione di conoscenze, l'irriverenza verso i saperi precostituiti, l'apprezzamento delle capacit concrete delle persone, il senso di comunit, l'idea che la conoscenza appartiene a tutti e che, in quanto tale, deve essere libera.
Non  un caso che Stallman - fondatore della Free Software Foundation e animatore del progetto Gnu (www.fsf.org) - e i suoi colleghi considerino il copyright una peste sociale che frena l'innovazione e un'identificazione sociale positiva che pu scaturire solo dalla condivisione e dall'uso etico e cooperativo di ci che gli uomini inventano.
Secondo Stallman  applicando la legge della ridondanza, il diritto illimitato di copia e distribuzione che l'innovazione procede. A questo scopo  stato creato il concetto di copyleft. Somiglia al copyright da un punto di vista legale, ma al contrario di questo d diritto al libero uso del software con la sola restrizione di includere in ogni nuovo prodotto la libert incorporata nella General Public License (Gpl) di adattare il software ai propri scopi, di distribuirlo liberamente per incentivarne l'uso da parte di tutti, di aiutare la comunit consentendo a ciascuno di migliorare il programma e, una volta modificato, di distribuirlo con le stesse garanzie di libert. (vedi scheda sul Software)
Mentre il copyright "protegge la propriet dall'uso", il copyleft "protegge l'uso dalla propriet" e impedisce a chicchessia di appropriarsi del lavoro gratuito e volontario delle molte migliaia di programmatori che sviluppano software libero.
 questo l'altro importante fattore del successo di Linux, averlo inserito nel progetto Gnu e l'aver accettato la logica del copyleft, grazie alla quale tutti lo possono studiare e integrarne il codice liberamente. Da allora in poi, il sistema operativo si chiamer correttamente Gnu/Linux, un sistema completamente compatibile con l'Unix proprietario, ma completamente libero.
 una mentalit che comincia ad affacciarsi anche nel nostro paese, in Italia, dove si moltiplicano i laboratori di scittura cooperativa del software, luoghi dove funziona lo scambio, il dono, il riuso dell'hardware e del software e dove l'atmosfera gioiosamente cooperativa crea reti sociali e tecnologiche pronte a rimettere in discussione il dominio proprietario dell'informazione.
Dopotutto, se l'hacking ha una definizione condivisa,  che esso implica l'aumento dei gradi di libert all'interno di un sistema dato, sociale o tecnico che sia. Certo il mercato  in agguato, ma con il copyleft siamo all'alba di un nuovo contratto sociale.
Linux rappresenta un esempio paradigmatico dell'economia della reciprocit, della gratuit e del dono, che  spesso il vero vettore dell'innnovazione. Almeno fino a quando qualcuno non ci metter sopra il suo copyright. Linux  figlio di quella curiosit intellettuale, di quella voglia di fare insieme e di condividere problemi e soluzioni proprie della cultura hacker. La stessa che ci ha dato Internet, il World Wide Web, Usenet e la maggior parte dei programmi per computer che non si acquistano online e neppure nei negozi di informatica.
Si comprende allora come la filosofia del software libero  solo una delle strategie di risposta alla distribuzione diseguale delle risorse ma forse ne costituisce un asse portante.
Perci Richard Stallman, che non a caso  considerato il decano di questa filosofia, quando parla del software libero, non parla di gratuit nel senso economico del termine, ma parla di libert, di coscienza e di responsabilit dei produttori e utilizzatori delle tecnologie dell'informazione, cercando sempre di fare chiarezza sui termini di open source e free software erroenamente ritenuti intercambiabili.
Open Source  un programma di cui  possibile leggere il codice sorgente, cio il linguaggio di programmazione usato per creare il file eseguibile dall'utente, ma non  modificabile e rimane proprietario. Altra cosa  il software libero, che invece non solo consente di visualizzare e studiare il codice sorgente, ma permette di copiarlo, modificarlo e distribuirlo con le eventuali modifiche apportategli e con il solo vincolo di dare al successivo "possessore" del software le stesse "libert". "Software Libero" non significa quindi gratuito - "free software is not free beer, free software stays for free speech", dice R. Stallman - ma si riferisce appunto alle libert citate e a qualcosa di pi, cio alla libert di operare per il bene della collettivit e per l'avanzamento delle conoscenze, seguendo strade diverse da quelle della burocrazia, dell'autorit e del mercato.
Per questi motivi Stallman, con la sua usuale vis polemica, ci ricorda che esiste una notevole differenza fra il movimento open source e quello del free software, e che l'opera di sciacallaggio delle aziende di software che lucrano sulla confusione delle definizioni serve loro per risparmiare sulla necessaria ricerca per lo sviluppo di nuovo software - in questo caso lo fanno gratuitamente altri - e creare una nuova nicchia di mercato per vendere pacchetti di programmi composti da software sottoposti al diritto proprietario e "free software".

2.3.2.Era dell'Accesso?
Ma  sufficiente la diffusione di Internet e del software libero per affermare quel diritto all'informazione e alla comunicazione che dicevamo?
Jeremy Rifkin, economista americano, autore di libri come La fine del lavoro e il pi recente L'era dell'accesso, non condivide l'idea di chi considera Internet un mezzo che pu contribuire a riavvicinare i paesi pi poveri ai paesi pi avanzati: "Quando si parla della Grande Rete, del commercio elettronico, bisogna sempre ricordare - sottolinea Rifkin - che il 62 per cento della popolazione mondiale non ha mai fatto una telefonata. E che il 40 per cento non ha ancora la possibilit di utilizzare l'energia elettrica".
Tuttavia, a suo parere, le nuove tecnologie hanno modificato fortemente il sistema economico inaugurando l'era dell'accesso, inteso non solo come accesso alla rete di relazioni del cyberspazio, ma anche come un sistema di mercato, dove relazioni e scambi si fondono e la vita commerciale  organizzata in modo completamente diverso.
In primo ruolo per la minor rilevanza, nelle attivit economiche, dell'aspetto geografico e per la nuova centralit delle esperienze e delle relazioni. Il fatto nuovo secondo Rifkin  "la transizione dal mercato alle reti", che garantiscono l'accesso al consumo di un bene, senza che questo coincida con il suo possesso. 
Infine, l'attuale modo di produzione della ricchezza fa leva sulle diversit culturali e gli stili di vita, trasformati tuttavia in attivit a pagamento. Non si vende pi una merce, ma l'accesso a un'esperienza dietro il pagamento di una tariffa. 
In questo sistema, la propriet dei mezzi di produzione perde di peso, perci nella societ cybernetica, lo spartiacque non  pi il possesso ma l'accesso. I nuovi ricchi - i privilegiati - sono coloro che possono accedere alla Grande Rete, tutti gli altri sono tagliati fuori, espropriati del presente e del futuro. Nella new economy, non  pi importante distinguere tra chi  proprietario di qualcosa e chi non possiede nulla. Il vero divario  tra chi pu utilizzare le nuove tecnologie, tra chi ha l'accesso al cyberspazio, e chi non ce l'ha. Di conseguenza, in una situazione di questo tipo il divario tra i paesi ricchi e quelli poveri diventa sempre pi grande, dando il via a un isolamento sempre maggiore. 
In questo nuovo "capitalismo culturale" il vantaggio competitivo  dato dal "capitale intellettuale", cio da una spiccata capacit nella comunicazione. L'attivit produttiva diretta  delegata a un ramificato sistema di appalti che conserva elementi preindustriali di produzione e di organizzazione e spesso tutte le rigidit della societ fordista. Se il lavoro manuale e lo sfruttamento non scompaiono  altrettanto vero che la fonte della ricchezza risiede sempre pi nelle idee e nel renderle produttive, ma per far questo  necessario creare comunit.
La concentrazione del sapere  un rischio del "capitalismo culturale". E non riguarda solo il monopolio che hanno alcune imprese sulle biotecnologie o quello di Bill Gates nel software. 
 possibile allora un nuovo contratto sociale che permetta all'enorme massa degli esclusi di poter "accedere"?
Conoscenza e Mercato
Se questa situazione gi prelude a nuovi conflitti, altri ne emergono per il controllo dei nuovi territori digitali, delle risorse della rete e dei settori economici ad esse collegati.
La rete  infatti un potente strumento per produrre, distribuire e vendere merci e servizi di tipo nuovo. E se non si pu dire che la rete rappresenti una nuova tecnologia o un nuovo media poich assomma tecnologie preesistenti, integrate in un lungo processo evolutivo,  tuttavia possibile dire che l'economia che essa genera  di tipo nuovo.  un'economia della conoscenza.
La conoscenza reticolare  un fattore economico e il suo valore  un valore di connessione: pian piano che la rete cresce, aumentano le informazioni in circolazione, aumentano le conoscenze e le relazioni.  questa la nuova economia. Poich la conoscenza non  un bene scarso  possibile produrre valore a partire dalla sua costante innovazione. Questa innovazione si genera in complesse filiere sociali entro cui operano gli individui. I processi di terziarizzazione dell'economia e la smaterializzazione delle merci riconfigura il rapporto fra impresa e individuo. L'individuo  al centro della nuova produzione di merci nel senso di Rifkin.
Secondo Rees Mogg, con la rete l'individuo potr sottrarsi al controllo dello stato e vendere prodotti e servizi liberamente sul mercato globale dando luogo a un "friction free capitalism".
Se il valore di connessione  creato a partire dalla socialit e dalla cooperazione degli utilizzatori della rete, esso dipende da una sfera di relazioni sociali.  per questo che si dice che il modello open source  economicamente pi efficiente del modello basato sulla propriet del sapere.
Un prodotto open source, infatti,  tale che l'utente pu manipolarlo, appropriarsene e scambiarlo. Nel passaggio da un utente all'altro esso acquista valore secondo criteri diversi da quelli delle merci deperibili e scarse. La circolazione di questa merce preziosa dipende dai suoi canali: infrastrutture, server, sistemi operativi, browser e software. Le differenze nell'accesso a questi strumenti si traducono nella differenza di accesso alla conoscenza. Inoltre questi mezzi influenzano il comportamento degli utenti, perch gli strumenti software sono essi stessi dei modelli cognitivi e relazionali.
Per questo si cerca di imporre degli standard, ambienti cognitivi composti di linguaggi e procedure, cosa possibile solo se l'informazione circola e viene copiata. Una volta imposto lo standard  possibile guadagnare non solo direttamente dal suo acquisto/utilizzo, ma  possibile farlo anche a partire dalla vendita di servizi supplementari, offrendo non solo manuali ma attenzione, assistenza e interazione comunicativa.
La circolazione di queste informazioni prelude alla costruzione di comunit produttive, come dice Rifkin. Le aziende hanno capito che i mercati digitali sono creati dalle comunit. Le comunit sono composte  da soggetti che sono produttori e consumatori dei beni relazionali che la nuova economia sforna. Questi prodotti creano le economie del desiderio che sfruttano la socialit per creare merci immateriali.

Gli hacktivisti e l'accesso
Il divario digitale che divide gli info-ricchi dagli info-poveri sta ridisegnando la mappa del pianeta secondo una linea di frattura dove l'ineguale accesso alle tecnologie determina di nuove disuguaglianze sociali: l'impossibilit di accedere alle opportunit offerte dalla convergenza dei mezzi di comunicazione diventa fonte di nuove povert.
Alle numerose iniziative di discussione e alle diverse ipotesi di intervento per contrastare le povert digitali - come la Ict Task Force chiesta da Kofi Annan e la Dot Force, cio la Digital Opportunity task Force proposta al G8 di Okinawa - non hanno finora corrisposto azioni concrete. I motivi sono molteplici. 
Se nel mondo occidentale il divario interno pu essere efficacemente aggredito da adeguate politiche nazionali, ad esempio attraverso l'adozione di software libero nelle scuole e nella pubblica amministrazione (vedi la proposta del prof. R.Meo)27 e con il riciclo di vecchi computer che con il free software possono dare le stesse prestazioni degli ultimi modelli commerciali, a livello mondiale permane il problema degli standard nazionali da adottare, ancora subordinati a una logica commerciale per quanto riguarda la scelta dell'hardware e del software. Rimane il fatto che nei paesi in via di sviluppo che si dice potrebbero giovarsi dell'innovazione tecnologica, mancano luce e acqua e non solo le infrastrutture di comunicazione. 
I problemi per non finiscono qui, in quanto spesso l'ineguale accesso alle nuove tecnologie di comunicazione e segnatamente a Internet - che assomma il telefono, la radio la televisione e la carta stampata - dipende da scelte politiche di stati sovrani.  il caso della Cina, dell'Iran, di Cuba e di molti altri paesi (vedi www.rsf.org.). Un problema di non facile soluzione in quanto questi stessi paesi considerano il controllo della rete una questione di sicurezza nazionale e per questo filtrano o bloccano ai cancelli Internet dei loro stati le informazioni e i siti indesiderati perch destabilizzano la loro cultura e il loro modo di vivere.

2.3.3.Resistere al Digital Divide

Peekabooty
Cos, mentre in questi paesi si aspettano i caschi blu digitali dell'Onu, gli hacker di molti paesi si sono organizzati per superare le barriere all'informazione che quegli stati hanno eretto intorno ai loro cittadini.
Ha fatto rumore infatti l'iniziativa del gruppo del Culto della Vacca Morta - www.cultdeadcow.org - che, dopo essersi scontrato con la comunit cibernetica internazionale per la diffusione di backorifice - un software 'cavallo di Troia' che si installa nel pc all'insaputa del suo possessore e che permette a uno sconoscuito di comandarlo a distanza via rete -, invocando il rispetto dell'articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, quello sulla libert di informazione e di espressione, ha dichiarato di aver quasi completato la scrittura di un software che permette a chiunque di pubblicare le proprie informazioni sul web aggirando i controlli messi in atto dalle polizie sui server nazionali e presso i provider che forniscono l'accesso Internet al grande pubblico.
Il software si chiama Peeakabooty28 e, nel preannunciarne la diffusione, il gruppo ha redatto un proprio manifesto dell'Hacktivismo. 
Hacktivismo  la versione spagnoleggiante del termine Hacktivism, neologismo usato dagli attivisti digitali del Culto della Vacca Morta proprio per indicare quella attitudine a fondere la loro pratica di hacker con l'intervento diretto in una situazione di disparit. Esempio assai concreto di una cultura hacker che considera la libera diffusione di informazioni un diritto umano fondamentale, da garantire con ogni mezzo affinch ciascuno possa partecipare al discorso pubblico e intervenire attivamente su scelte che riguardano tutti. E poich, secondo il Culto, l'Hacking  uno sport da contatto, nel senso che esso permette di stare in contatto con milioni di persone, chi pensa di poter disconnettere tanti milioni di individui come in Cina e di usare internet solo per gli affari di qualche lobby economica, si sbaglia.
Ed  difficile dargli torto se si pensa che la libert di espressione non  solo libert di parola, perch l'accesso alle tecnologie di comunicazione si intreccia con le questioni dell'economia e della democrazia.  in questa dialettica che si inserisce l'attitudine hacker alla costruzione di strumenti per soddisfare i bisogni concreti delle persone.

Cybersyn II
Gli hacktivisti del centro sociale occupato Forte Prenestino di Roma, nel dicembre 2000, hanno presentato e discusso il progetto Cybersyn II, una piattaforma tecnologica per la cooperazione telematica nel nuovo millennio. 
La piattaforma, realizzata dal gruppo AvANa.net,  nata per facilitare la diffusione di strumenti per l'autorganizzazione della galassia del lavoro immateriale - ovvero dei soggetti che si confrontano con le trasformazioni del lavoro, del mercato e della comunicazione indotte dalla rivoluzione digitale - e costituisce il contenitore di tre progetti strettamente interrelati. 
Il primo  FORTHnet. Il progetto Forthnet  finalizzato a fornire al centro sociale una infrastruttura di rete, una Lan, e la connettivit verso Internet. L' infrastruttura  pensata per favorire gli scambi e la cooperazione avanzata fra tutti i dodici laboratori del centro (grafica, fotografia, comunicazione, cinema, etc.), che si estende su di un'area di tredici ettari, e tra questi e il mondo fluido dei movimenti sociali. Il progetto prevede l'accesso libero e gratuito per chiunque a postazioni pubbliche di accesso alla rete, funzionanti con software libero all'interno dello stesso Forte Prenestino. 
Il secondo progetto  Bwn, un acronimo che sta per "BrainWorkers' Network". Bwn  una piattaforma informatica di sostegno al lavoro immateriale, anch'essa rigorosamente non proprietaria, ed  strutturata come un sistema avanzato di Knowledge Management per condividere idee, metodi di lavoro, risorse, problemi e soluzioni. La piattaforma, realizzata secondo lo standard httpd,  pensata per essere facilmente accessibile secondo la modalit ipertestuale tipica dell'interazione via world wide web. 
Il terzo progetto, l'Osservatorio dei Diritti della Comunicazione Telematica,  invece un servizio di informazione e consulenza telematica online sul diritto alla comunicazione. L'osservatorio mira a fornire gli strumenti informativi per superare gli impedimenti alla libera comunicazione cosituiti dal carattere fortemente restrittivo della attuale legislazione sulla comunicazione in rete. Attraverso una informazione precisa e tempestiva sui diritti di chi usa la telematica multimediale per comunicare, divertirsi e lavorare, l'Osservatorio, coadiuvato da avvocati e giuristi,  stato uno strumento per la difesa attiva contro la censura di governi e istituzioni incapaci di comprendere e valorizzare la libera comunicazione attraverso la rete. 
Il progetto, nel suo complesso, mira quindi a creare le condizioni di una effettiva autonomizzazione dei lavoratori della conoscenza attraverso l'uso libero e gratuito degli strumenti per comunicare. Sono quindi almeno due i caratteri innovativi di questa sperimentazione. 
Portare gli strumenti della libera comunicazione in un luogo che  gi un crocevia di attraversamenti e di relazioni come un centro sociale, implica gi una critica alla costruzione di cattedrali nel deserto lontane dai passaggi metropolitani come i centri di telelavoro a pagamento che mettono a disposizione sistemi di comunicazione costosi e difficili. 
Inoltre  un'iniziativa autonoma, che nasce dal mondo dell'attivismo telematico, ed  volta a favorire l'autorganizzazione di tutti quei soggetti che, espulsi dai meccanismi produttivi e tenuti in scacco dal ricatto della ricerca di un salario, non possono esercitare pienamente le loro facolt creative nella produzione di attivit che, piuttosto che configurarsi come lavoro, si presentano come opera: libera, per tutti e senza l'assillo del profitto.
D'altra parte un progetto come cybersyn rappresenta in potenza una modalit di distribuzione della ricchezza prodotta dall'informazione sociale. Accesso libero e gratuito alla rete, software libero, banche dati senza copyright, rete di consulenze, informazioni in tempo reale da parte di gente "vera". Una ricchezza che pu essere usata per informarsi, studiare e guadagnare e che quindi genera un reddito indiretto garantendo l'accesso a servizi di comunicazione ma in un'ottica indubbiamente libera e cooperativa. Tutto il progetto muove da una forte critica all'attuale sistema di accesso, utilizzo e regolamentazione della comunicazione telematica e, ponendo l'accento sulle potenzialit della comunicazione orizzontale consentita dalla rete, propone una concezione diversa del diritto a cooperare comunicando. 
Non si tratta per di un percorso univoco e determinato una volta per tutte; al contrario, la sua articolazione ha volutamente le caratteristiche di una programmazione aperta, proprio per favorire le interrelazioni con altre iniziative che con esso viaggiano parallele. 
Il progetto  importante proprio perch il suo background, risultato di una lunga riflessione sul modo in cui mutano il lavoro, i diritti e lo stesso concetto di organizzazione sociale e politica nell'era della comunicazione digitale,  rappresentato dalla consapevolezza che lalibert di comunicare  non solo e non tanto libert di parola, ma premessa alla produzione autonoma di reddito e prospettiva di autogoverno. 
Se  vero che oggi l'inclusione sociale passa attraverso l'opportunit di conoscere e imparare e che le barriere alla comunicazione elettronica hanno approfondito il divario sociale fra gli "haves" e gli "havenots" dell'informazione, e se  vero che oggi  la nostra stessa attivit relazionale e ludica, fatta di creazioni simboliche e attivit ideative, ad essere messa immediatemente a profitto dall'industria delle merci, si pone la questione dei gradi di libert possibili all'interno di questo sistema. 
Inoltre, se sono le generiche facolt umane ad esser messe a profitto dall'industria linguistica, c' da chiedersi cosa rimane all'attivit socializzante, gratuita e desiderante del comunicare. 
Il lavoro nell'industria culturale  solo l'aspetto pi evidente del modo in cui le capacit umane di creare e comunicare sono inglobate nella produzione di merci. Come accade nel caso della fabbrica virtuale, dell'impresa a rete, di tutto il lavoro autonomo, dove  la stessa capacit del lavoratore di autorganizzarsi, di cooperare con altri, di progettare e gestire tempo e spazi del proprio agire produttivo che crea i presupposti della moderna produzione e circolazione delle merci. Un'attivit che si esplica innanzitutto attraverso la comunicazione, telegrafica, a distanza, in tempo reale, potenziata dai nuovi mezzi di comunicazione come Internet. Ma che va venduta per produrre valore economico. 
Un'attivit che  espropriata al lavoratore simbolico dai flussi di valorizzazione di un capitale ancora saldamente in mano ai capitani d'industria e alla finanza internazionale che, sebbene sproloquino sulla retorica liberista dell'autorganizzazione e della flessibilit come occasioni di liberazione del lavoratore, allo stesso tempo ne impediscono la effettiva autonomizzazione dalle prescrizioni gerarchiche e dal lavoro inutile. 
Perci usare gratuitamente un computer collegato alla rete, poter usare un software che non sia a pagamento, ottenere consulenze in un ambiente creato per progettare insieme, rappresenta una possibilit in pi per chi non si rassegna a vendere la propria creativit. 
Cybersyn II in questo senso  un'operazione di hacking, di produzione di scenari di senso alternativi attraverso l'assemblaggio di strumenti che accrescono i gradi di libert e di scelta all'interno di un sistema dato. 

I Media Indipendenti
Gli ultimi anni hanno visto il diffondersi dei Media Indipendenti attraverso la rete in un processo che difficilmente pu essere considerato temporaneo. 
"Tu sei il media, la tua testa  la redazione, il tuo pc la sede", lo slogan che si legge nella firma digitale di un attivista di Indymedia sintetizza cos il futuro dei media indipendenti. E ci dice che una nuova generazione di attivisti ha compreso che tutti possono fare informazione senza doverla delegare ad altri, attingendo alla propria rete di relazioni e a patto di disporre di un computer su cui mettere le mani. Utopico? No, se consideriamo lo scenario in cui i media indipendenti crescono.
Da una parte c' la forte diffusione di tecnologie di comunicazione "personali". Telecamere, cellulari, computer e macchine fotografiche, utilizzate all'interno dei cortei, delle manifestazioni politiche e delle iniziative culturali consentono a ciascuno di raccontare da un punto di vista interno gli eventi di cui  protagonista, e quindi di riappropriarsi della comunicazione che i gruppi sociali concretamente producono.
Dall'altra parte, la convergenza multimediale dei contenuti della comunicazione, che una volta digitalizzati possono essere riuniti dentro la scatola del computer, stare in una pagina web ed essere diffusi con la posta elettronica, ha fatto s che essi possano convergere nella rete Internet e interagire con altre reti, tecniche, linguistiche e relazionali, ed essere poi ripresi da mezzi pi tradizionali come radio, quotidiani, televisioni e di l ritornare alla Rete.
Una situazione favorita dall'adozione di piattaforme di open publishing delle informazioni, dalla diffusione di tecnologie peer to peer e di software libero e gratuito, e dal carattere pubblico, universale e trasparente di Internet, che la rendono difficilmente monopolizzabile dal potere politico ed economico.
Ma questo scenario  incompleto se non si considera che alla base della diffusione dei media indipendenti c' una cultura che considera il confronto, la condivisione e il rispetto reciproco gli elementi necessari della democrazia che si basa sulla comunicazione.
In questo senso la convergenza delle attivit di informazione dei video attivisti, degli hacker sociali e delle radio comunitarie in network ampi e delocalizzati, secondo un modello senza vertici n gerarchie,  stata favorita dalla creazione di comunit basate su vincoli di fiducia, appartenenza e reciprocit. Ma  soprattutto il comune riconoscimento dell'importanza dell'informazione come elemento di una comunicazione che costruisce scenari di senso e contesti di azione in una societ dove essa si intreccia sempre pi con le forme dell'economia e della democrazia che ha determinato il passaggio dalla "comunicazione della politica" alla "politica della comunicazione".
Il Belpaese  stato la culla delle radio libere degli anni 70, ha conosciuto l'esplosione delle fanzine autoprodotte e delle case editrici indipendenti, e ha importato con successo la cultura dei Bulletin Board Systems e delle freenet americane. Ma  anche il territorio dei centri sociali autogestiti, luoghi di contaminazione delle identit, spazi di produzione di soggettivit politica, di culture e stili di vita con una naturale vocazione alla comunicazione fatta di concerti, mostre, dibattiti e rassegne teatrali, riviste e libri autoprodotti, che li configura come luoghi mediali per eccellenza. www.ecn.org 
Non  un caso che la diffusione dei new media sia stata spesso contigua ad essi perch non sono solo l'attitudine punk alla sperimentazione e il carattere comunitario di queste esperienze che hanno creato i luoghi della formazione all'uso diffuso di tecnologie un tempo chiuse nelle universit, ma l'attitudine dei singoli a comunicare senza la quale l'accesso alle tecnologie telematiche  inutile.
L'informazione libera e alternativa veicolata dalle reti telematiche  essenziale per costruire dal basso l'agenda politica dei movimenti e per organizzare lotte e mobilitazioni fisicamente presente. Lotte che si sono date forme molteplici: dal monitor coi volantini diffusi in rete e attaccati nei mercati (www.print.indymedia.org), ai videowalls nelle piazze (www.strano.net), ai cortei in bici dei mediattivisti (www.makaja.org), alle web-radio ritramesse nell'etere (www.radiogap.net). 
Per capire la forza dell'informazione indipendente forse non  necessario rifarsi all'etica hacker, ma la logica del decentramento e dell'assenza di gerarchie, la convinzione che l'informazione distribuita in maniera veloce e capillare migliora il mondo, sono di certo ottimi antidoti a un immaginario preconfezionato dalla pubblicit e dalla televisione.
Come dimostra il caso dell'Indipendent People Against Media Hipocrisy, una bussola nel mare dell'informazione indipendente www.informationguerrilla.org.
Si sbaglia per chi considera la produzione di informazione alternativa sufficiente a modificare gli effetti del mediascape sulla societ e non solo perch i mass media raggiungono un pubblico incomparabile con quello dei media alternativi, ma perch pi che le notizie dei telegiornali sono i nani e le ballerine che determinano l'immaginario e influenzano i comportamenti. 
E la produzione di immaginario, quella strana bestia che presiede alla formazione di contenuti e di relazioni attraverso associazioni regolate dalla logica dell'emozione e del desiderio,  l'obiettivo dei videoattivisti di Candida Tv che fanno dell'ironia, del plagio,  dell'immediatezza delle immagini, la forza della loro "televisione fatta in casa". http://candida.kyuzz.org
E poich sono le immagini e la testimonianza diretta che parla con la forza e l'intensit delle emozioni vissute a scuotere gli spettatori, Indymedia usa proprio i linguaggi della multimedialit per la sua informazione www.italy.indymedia.org 
La forza della comunicazione indipendente ha creato un immaginario che dice "si pu fare", proponendo stili di vita estranei alla passivit e al conformismo della pubblicit e dell'industria dell'infotainment attraverso una produzione di significati autonoma che dimostra che non  necessario usare i codici dell'informazione paludata per essere autorevoli, e che il diario di viaggio di un media-attivista in Palestina pu essere pi importante della velina d'agenzia a titoli cubitali. www.tmcrew.org 
Forse anche per questo siamo passati dalla guerra dell'informazione per accapparrarsi fette di audience, alla "guerra all'informazione" libera e plurale; nell'agenda dei media indipendenti c' oggi una battaglia di civilt per il diritto a comunicare attraverso la diffusione dell'informazione autogestita: con le radio a bassa fequenza, le trasmissioni televisive via Internet, l'accesso gratuito alla banda, la soppressione del copyright e la diffusione di software libero e per la riconquista dell'etere. www.altremappe.org

Indymedia
News doesn't just happen; it is made to happen. News, in other words, is managed and manipulated. And if we don't manage it, someone else will. (urban75)

Indymedia  un network internazionale di media attivisti, giornalisti, videomaker, fotografi, web designer, sistemisti, linuxisti, hacker sensibili ai temi dell'informazione libera, "dal basso", indipendente, autogestita. Media attivisti che producono informazione indipendente e la condividono usando una piattaforma tecnologica realizzata con software libero. Il software su cui la piattaforma si basa  stato creato da sviluppatori austrialiani e perfezionato da programmatori americani ed europei, e consente la pubblicazione real-time su web di materiali testuali e audiovisivi. Ottimo esempio di un software di publishing on-line prodotto proprio da quella cultura hacker che costruisce strumenti per soddisfare i bisogni concreti delle persone: i computers come mezzi di socializzazione dell'informazione. 
La tecnologia usata non  nuova, ma si tratta di software sotto licenza Gnu-Gpl, cio software libero, non proprietario e quindi modificabile da chiunque, che si pu scaricare da www.cat.org/au

Indymedia deve la sua forza mediatica ad una piattaforma web flessibile e user-friendly, ad un database completamente automatizzato, a potenti server per lo streming audio-video, ad un flusso di news sempre aggiornato. Chiunque pu caricare ed editare registrazioni audio e video, immagini, articoli, news, comunicati. La redazione non ha bisogno di essere centralizzata, pu costituirsi l dove l'evento accade e organizzarsi in network attraverso email e canali Irc.

Infatti le caratteristiche di apertura della piattaforma sono state scelte affinch chiunque abbia un computer collegato a internet possa pubblicare in tempo reale audio, video e testi. Obiettivo? Sottrarre il monopolio dell'informazione ai media verticali (radio, televisioni e quotidiani) al grido di don't hate the media, become the media!
Una delle caratteristiche dei contenuti veicolati attraverso la rete  che possono essere fruiti in maniera indipendente dal mezzo, dal luogo, dall'ora in cui vengono richiesti. La possibilit di ascoltare la radio o di vedere un telegiornale registrato su Internet ha contribuito ad influenzare le modalit del consumo di informazione liberandola dai tempi serrati dei palinsesti televisivi e dagli spazi angusti delle colonne dei quotidiani. Inoltre oggi tutti possono realizzare il proprio sito web, inviare Sms da un cellulare a un computer e viceversa o spedire foto e filmati via internet.
Ed  proprio il carattere ipermediale, interattivo e aperto della rete che ha persuaso le persone che possono fare informazione da sole senza doverla delegare ad altri. 
Indymedia nasce a Seattle il 30 novembre 1999 con l'obiettivo di fare informazione indipendente sugli eventi connessi al summit del Wto che "rischiavano di essere omessi o distorti dai media mainstream". Oggi  una solida realt informativa sulla rete ed  la dimostrazione di come  possibile creare un mass-medium autogestito, senza scopo di lucro e indipendente dai media istituzionali e commerciali. 
Usando il linguaggio delle immagini in movimento, cio lo streaming video, sulla scia della rivoluzione in corso nella rete - le tecnologie peer-to-peer, il file sharing, napster - ha permesso da allora la pubblicazione e la condivisione di ogni tipo di informazione, senza alcuna modifica dei materiali inviati, e con l'impossibilit di eliminarli dal server basato in Colorado. 
La sua sezione italiana  nata nel giugno 2000, a Bologna, durante i giorni di protesta contro il meeting dell'Ocse e ha giocato un ruolo decisivo nella produzione di informazione prima, durante e dopo il controsummit di Genova. www.italia.indymedia.org 
L gli attivisti si sono ritrovati a lavorare insieme alla copertura mediatica della contestazione al G8 e a discutere del diritto alla produzione di informazione organizzando anche seminari tecnici pubblici. Usando lo streaming video e diffondendo notiziari attraverso la web-radio, Indymedia ha documentato live, minuto per minuto, quello che accadeva nelle piazze di Genova: gli scontri, le violenze ma anche i cortei festosi dei convenuti all'incontro dei G8. Oltre a tutto ci gli attivisti hanno realizzato anche un sistema di pubblicazione delle notizie da Sms, che permetteva di commentare le notizie trasmesse e i materiali pubblicati usando il proprio cellulare. Un vero esempio di convergenza digitale.
Il simulacro che ha raccolto attorno a s tutti i registi, i webmaster, i giornalisti  stato perci il sito di Indymedia - www.italy.indymedia.org - che  rimasto per tutto il "dopo Genova" il luogo delle notizie di prima mano per conoscere il numero dei dispersi, degli arrestati, dei denunciati. 

Reti Civiche
Un modo peculiare in cui le culture hacktivist hanno provato ad affrontare il tema delle ineguaglianze digitali  la costruzione di reti civiche29. Dai primi esperimenti delle Freenet americane (vedi paragrafo Freenet e Reti Civiche), la vicenda si  dispiegata attraverso una storia complessa che ha conosciuto esiti differenti in relazione alla maturazione delle tecnologie e ai mutamenti degli scenari antropologici e politici conseguenti.

A cosa serve una rc per gli hacktivisti?
Ma andiamo con ordine.
Il dibattito sui new media e sulla pervasivit della rete Internet ha spesso concentrato su di s l'attenzione di quanti auspicano un allargamento delle forme della partecipazione alla vita sociale e politica attraverso le nuove tecnologie di comunicazione.  certamente vero che le forme della partecipazione, e quindi della democrazia, si sono storicamente intrecciate con l'evoluzione delle tecnologie della comunicazione,  per opinabile l'equazione per cui all'introduzione di una nuova tecnologia corrisponde un ampliamento della partecipazione alla vita sociale e politica. Anzi ogni volta che un nuovo medium  stato introdotto, esso ha suscitato speranze di allargamento della democrazia30. 
Nella prima met del 900, le tecnologie rivoluzionarie per la vita democratica sono state la radio, il telefono, la televisione. 
Ma presto abbiamo appreso che queste tecnologie da sole non garantivano una maggiore democrazia. Noti studiosi hanno individuato una relazione fra lo sviluppo delle tecnologie di comunicazione di massa e l'avvento dei totalitarismi, e l'attuale dibattito italiano sulla par-condicio e il conflitto d'interessi chiarisce i rischi che presenta l'appropriazione integrale dello spazio televisivo da parte dei professionisti della politica. 
Altri sostengono invece che l'elemento alchemico dell'interrelazione fra l'uso delle tecnologie di comunicazione e le forme della democrazia  la cultura d'uso delle tecnologie, in quanto esse sfuggono ad una totale determinazione e possono trasformarsi in strumenti di emancipazione.
Secondo un approccio deterministico, al contrario, sono le caratteristiche intrinseche del medium a decretare la sua forma d'uso. Winograd e Flores (1994), ad esempio, sostengono che "costruendo strumenti, costruiamo modi di essere delle persone", mentre i sostenitori di un approccio dialettico sostengono che "il senso di una tecnica o di un oggetto sta, in ultima istanza, nelle interpretazioni contraddittorie e contingenti che ne danno gli attori sociali". (Pierre Levy 1992). 
La reinterpretazione sociale della tecnologia sembrerebbe facilitata da strumenti multimediali e flessibili, come quelli che convergono nello strumento di comunicazione per eccellenza, la rete Internet, su cui oggi si basano le reti civiche, e dal fatto che l'uso di questa tecnologia diventa progressivamente accessibile a molti. Sarebbe quindi il carattere aperto, orizzontale, della tecnologia e dei flussi comunicativi, su cui Internet si sviluppa, a spingere nella direzione di una maggiore democrazia. 
Ma c' da chiedersi se questa visione non sia ottimistica e se l'uso di questi strumenti, anzich promuovere una cultura della partecipazione, incoraggi piuttosto la passivit e la delega. 

Reti e Partecipazione: Due accezioni di partecipazione politica 
In questa cornice si sono sviluppate due concezioni estreme e antitetiche della partecipazione politica fondata sulla telematica territoriale e comunitaria. A un estremo si situano coloro che vedono nella rete la possibilit di una autorappresentazione delle istanze dei cittadini realizzabile senza mediazioni attraverso forme di discussione e di voto elettronico. Questa linea auspica la scomparsa dei mediatori politici di professione, salvo mantenere una casta di burocrati incaricati di far rispettare quelle decisioni "popolari" plebiscitarie, per realizzare una democrazia elettronica diretta.  la concezione tecnolibertaria, individualista e utopica di molti gruppi di pressione e di comunit virtuali, spesso gi politicizzate, di pi lunga data.
All'altro estremo abbiamo invece una concezione che pensa la rete come un correttivo della politica tradizionale. La rete  in questo caso vista come un mezzo in grado di arrestare la tendenza centrifuga dei cittadini rispetto ai meccanismi di legittimazione del potere politico, come strumento adatto a conferire loro una nuova delega di rappresentanza.
Quindi in un caso si mira ad annullare la sfera del politico tradizionalmente inteso, nell'altro si vuole conservare, ridefinendolo, il primato del politico utilizzando i nuovi strumenti di comunicazione.
Rispetto a queste due impostazioni  per possibile considerare una serie di varianti che favoriscono una pratica di democrazia continua e perennemente costituente fondata sulla partecipazione informata, attiva e razionale dei cittadini. Una democrazia che individua nella informazione trasparente, aggiornata, di qualit, e nella garanzia di accedere ad essa, le fondamenta di un dialogo partecipativo e della verifica critica delle istanze avanzate dai cittadini. Una politica della partecipazione che individua come suo orizzonte l'esercizio della cittadinanza, piuttosto che il suo governo rappresentativo. 
 plausibile pensare che le reti civiche servano a costruire e popolare una nuova sfera pubblica dove cittadini e istituzioni cooperano a migliorare la qualit della vita, a sviluppare una maggiore coesione sociale, a facilitare i processi di integrazione sociale, a mobilitare competenze diffuse e a favorire la crescita economica e culturale del territorio, rinnovando il senso civico della comunit di appartenenza. Questo a patto che sia garantita la progettazione collegiale e l'accesso agli strumenti per garantire il coinvolgimento dei cittadini; altrimenti la sola esistenza dell'infrastruttura di comunicazione costituita dalla rete civica si rivela inutile. 
Il carattere partecipativo di una rete civica dovrebbe presupporre che, indipendentemente da chi la promuove, tutti i soggetti che la animano sono ugualmente legittimati ad accedere ai suoi servizi ed a proporne di propri. Qualsiasi forma di partecipazione presuppone l'informazione e la conoscenza della realt cui si partecipa, sia essa una mera discussione o una deliberazione. Il modo in cui si sviluppa il flusso della comunicazione, dall'acquisizione dei dati fino alla loro trasformazione in conoscenza condivisa,  quindi questione centrale rispetto al tema della partecipazione.
Le Reti Civiche che utilizzano Internet come strumento di partecipazione scontano spesso i limiti di uno sviluppo istituzionale che  pilotato da una concezione strumentale della politica e della partecipazione. In molti casi, infatti, la partecipazione attraverso gli esperimenti di democrazia elettronica delle Rc  stata concepita come correttivo della politica tradizionale se non usata come uno strumento di propaganda politica ed elettorale tout court.
Secondo questa concezione strumentale, la rete serve a garantire una pi ampia base partecipativa ai meccanismi di delega e di rappresentanza, utilizzando la comunicazione politica "in tempo reale", broadcast e monodirezionale.
Oppure essa utilizza una comunicazione "mirata", tradizionale dal punto di vista politico, attraverso cui il governo locale promuove se stesso e rileva gli umori del suo target.  la democrazia dei sondaggi che punta ad omogeneizzare e governare, attraverso una selezione mirata dei contenuti, i comportamenti dell'elettorato.  la democrazia dell'Agenda Politica che fissa i temi della discussione, ovvero sottopone al pubblico la scelta fra alternative gi date. Ed  la democrazia del referendum elettronico.
Una concezione leggermente diversa  quella per cui la politica cerca consenso intorno al programma e all'attivit di governo, dialogando con i cittadini, valutandone il feedback, e procedendo agli aggiustamenti che si rendono necessari.  la democrazia del consenso informato (secondo il modello della consensus conference). 
Ma qualsiasi fine perseguano, queste forme si situano sempre all'interno di una concezione della democrazia rappresentativa in cui partiti e istituzioni svolgono un ruolo centrale di mediazione dei contenuti e delle forme della partecipazione. E questo  gi un elemento che depotenzia le modalit reali della partecipazione. Per molti motivi, primo fra tutti la scarsa fiducia nei confronti della politica stessa. 
Insomma, se  difficile dire come si realizzi la partecipazione sappiamo cosa non  partecipazione.
Partecipazione non  la possibilit di scegliere fra alternative date e immutabili. Il referendum elettronico non  democrazia.
Partecipazione non  la costruzione verticale dell'agenda politica, ovvero degli argomenti da porre all'attenzione dei cittadini.
Partecipazione non  la limitazione dei contenuti, degli strumenti e dei linguaggi utilizzabili. 

Partecipazione come autogoverno 
Se ci chiediamo come la comunicazione elettronica veicolata dalle reti telematiche possa migliorare e far crescere la politica territoriale, dentro e fuori i parlamenti locali, dobbiamo porci anche il problema di come l'agire comunicativo possa influenzare la sfera del politico.
Non si tratta di applicare un artificio tecnico alla sfera sociale. Il cambiamento introdotto dai nuovi media non  tanto quantitativo, ma qualitativo. Dovrebbe essere utilizzato per ricondurre la sfera del politico alla sua giusta dimensione. Si tratta in definitiva di costruire e usare strumenti attraverso i quali si possa ricostituire l'identit del cittadino decisore attivo e competente all'interno della comunit. 
La domanda finale che ci si pone  se, in assenza di un adeguato equilibrio fra la partecipazione come rappresentanza e la partecipazione come decisionalit condivisa, la telematica come strumento di comunicazione/informazione ricollochi effettivamente i poteri oppure se si tratti di una farsa destinata a produrre disillusione. 

 comunitaria, insomma, la citt i cui molti cittadini partecipano liberamente non solo alle decisioni istituzionali della vita pubblica, politica, amministrativa ma fanno sentire la loro voce, anche vivacemente, attraverso associazioni, gruppi volontari e interfamiliari, sia nelle relazioni con i servizi pubblici, sanitari, sociali, civici, sia per la difesa dei consumatori sui mercati (A. Ardig, '95).

Da una sommaria ricognizione delle differenti esperienze territoriali di telematica civica si evidenziano numerose varianti nella costituzione delle reti civiche italiane. Ciascuna sembra concentrarsi su un aspetto particolare degli usi possibili della rete e questo atteggiamento, anche se occasionalmente riesca a promuovere la concreta funzionalit dello "strumento" rispetto ad un obiettivo particolare (interfaccia fra cittadini e amministrazione o infrastruttura di servizio alle imprese), spesso oscura le implicazioni realmente innovative cui la telematica pu dar luogo, e innanzitutto la possibilit di un reale autogoverno della polis da parte dei cittadini. 
Probabilmente non esiste una formula esaustiva circa la forma e i contenuti che una rete civica pu assumere, ma riteniamo che alcuni aspetti specifici del suo utilizzo vadano comunque considerati e valorizzati. 
Nel caso della realizzazione della rete civica romana www.romanet.it , punti di forza sono stati la continua tensione verso la collegialit delle decisioni relative al funzionamento tecnico della rete stessa, la scelta di utilizzare una tecnologia mista Fidonet/Internet che la rende accessibile sia dal lato Bbs che dal lato Internet, la possibilit di usare programmi di crittazione per la posta privata e l'uso degli alias. Questi i punti maggiormente qualificanti di un esperimento di "Democrazia Elettronica" come quello rappresentato dal Romanet.
Possiamo riassumere cos i nodi di sviluppo delle Irc: 
1) Sfera pubblica autonoma: di "visione", ascolto, decisione, verifica.
a) luogo sperimentale di partecipazione ai processi decisionali dell'amministrazione pubblica, dove la circolarit e la sistematicit nei flussi informativi, nella adozione di decisioni e nella verifica progettuale e attuativa, possano prefigurare la creazione di una tavola rotonda elettronica permanente fra i cittadini e l'amministrazione; 
b) rete di comunicazione molecolare fondata sulle pratiche positive, le risorse di collettivi e gruppi di interesse eterogenei e dispersi in grado di seguire i problemi emergenti come pure i progetti, i saperi e le idee in una trama autopoietica di percorsi collaborativi in cui la partecipazione del cittadino sia considerata non solo come diritto di quest'ultimo ma come una risorsa competente e gratuita, secondo criteri di trasparenza, reciprocit, condivisione, controllo diffuso
2) Infrastruttura di supporto al lavoro immateriale, al lavoro mobile ed al telelavoro.
Cio infrastruttura di sostegno alla nebulosa del lavoro "immateriale" che gi usa gli strumenti della telematica multimediale per lavorare, con apertura di aree di dibattito pubblico sui diritti legati ai nuovi lavori, insieme ad aree di consulenza (finanziamenti e know-how) e di supporto legale. 
Una infrastruttura in grado di supportare tutte quelle realt lavorative (impresa a rete, impresa a nube, autoimpresa, area delle consulenze continuative e saltuarie in forma autonoma o associata) che sono il frutto amaro della esternalizzazione delle competenze aziendali e della disoccupazione strutturale, e che, attualmente, si trovano ad agire in un mercato in cui gli strumenti e le infrastrutture della telecomunicazione costituiscono una risorsa produttiva fondamentale di cui per non sono garantite n l'accessibilit n l'efficienza (costi eccessivi, tempi lunghi di connessione, malfuzionamenti); ci a causa dell'obsolescenza dei servizi e degli strumenti, dovuta al ritardo nella ristrutturazione dei servizi stessi e alle posizioni dominanti o di monopolio nella loro erogazione che rappresentano un pesante freno all'innovazione, secondo criteri di connettivit universale, facilit di accesso, continuit del servizio, interoperabilit fra sistemi.
3) Infrastruttura di sostegno per le realt associative di base. 
Cio infrastruttura di supporto per tutte quelle realt che operano sul territorio, dal volontariato alle associazioni no-profit ai centri sociali, per contribuire a colmare il vuoto aperto dalla crisi del welfare nel corpo della societ offrendo risposte rapide alla crescente domanda di gestione dal basso del territorio, desertificato dal ritrarsi dell'intervento statale.
Una infrastruttura in grado di consentire l'accesso alle informazioni relative ai finanziamenti destinati a questa peculiare tipologia di lavoro, che consenta la condivisione a cascata di strumenti e know-how per l'intervento sul territorio e i servizi alla persona secondo i criteri dello scambio di competenze, del decentramento decisionale e della riorganizzazione informatica dei servizi amministrativi. 
4) Bibilioteca Pubblica.
La rete intesa come canale pubblico di accesso al sapere in tutte le sue forme, secondo un progetto di formazione permanente del cittadino-utente, che  produttore e consumatore nello stesso tempo, per rendere disponibili biblioteche pubbliche di dati (informazioni, testi, immagini), banche del software, risorse museali.
In tal modo la rete civica pu diventare una risorsa in-formativa che consente ai lavoratori di acquisire, in forma gratuita o semi-gratuita, gli strumenti della formazione e della produzione, per confrontarsi efficacemente con un mercato caratterizzato dalla continua domanda di nuove merci e di nuovi servizi, e di un sapere flessibile in grado di innovare le proprie competenze in maniera sincronica rispetto alle richieste emergenti del mercato del lavoro. I criteri in questo caso sono la libert di accesso ai saperi e agli strumenti, la costruzione di luoghi di scambio di conoscenze, di formazione e aggiornamento continui.
Una simile rete deve essere fondata sulla condivisione di metodi e obiettivi e, soprattutto, su un tessuto di rapporti umani continuamente alimentato dagli scambi veloci e capillari garantiti dalla rete stessa. 

Conclusioni
Una rete di questo tipo  in grado di recepire le esigenze emergenti nel mondo del lavoro come quelle della socialit pi ampia e di diventare un modello di sviluppo e un motore dell'innovazione. Ma gli interventi realizzabili attraverso la rete civica, inseriti all'interno di una pi ampia idea di democrazia elettronica, devono prevedere il coinvolgimento diretto e diffuso dei cittadini attraverso la costituzione degli strumenti necessari ad assicurare una partecipazione diffusa ed egualitaria. Per questo  centrale perseguire tre obiettivi primari:
a) La diffusione degli strumenti dell'interazione ai quali deve essere garantito l'accesso pubblico, realizzando, nel medio periodo, posti pubblici per la comunicazione telematica con vere e proprie guide all'uso (elettroniche e non), e "laboratori di quartiere" dotati della relativa strumentazione infotelematica, mentre nell'immediato  possibile usufruire di strumenti gi esistenti nelle scuole, nelle biblioteche, nell'Universit, negli uffici Circoscrizionali;
b) La formazione: affinch i cittadini siano in grado di comunicare e di navigare fra le informazioni  necessario realizzare seminari di formazione che potrebbero prevedere un intervento misto di enti locali e soggetti del volontariato (ad esempio gli stessi SysOps della rete civica e i loro utenti esperti), con il patrocinio delle municipalit, utilizzando strumenti e luoghi per la formazione gi esistenti oltre che scuole, universit, centri sociali, anche attraverso l'impiego di metodologie e tecnologie di tipo teledidattico.

2.4. difendere e/o organizzare i diritti

La colonizzazione incompiuta
Le grandi corporation cercano di trasformare Internet ed il web in uno strumento di marketing personalizzato su scala globale per ridurre i costi delle proprie transazioni finanziarie e commerciali; i governi vedono a Internet come strumento per l'attuazione di una governance mondiale, mentre gli attivisti digitali usano la rete per contrastarne i piani e intervenire sulle grandi questioni dello sviluppo economico, dell'ambiente, delle libert e dei diritti civili, con l'obiettivo di contrapporre alla sregolata globalizzazione dei mercati e dei capitali la globalizzazione dei diritti e delle opportunit secondo il principio dell'autogoverno.
Si tratta di obiettivi perseguiti attraverso la costituzione di organizzazioni, fondazioni, gruppi di difesa, spazi, reali e virtuali, e con la realizzazione di eventi, meeting, media ed azioni. 
Mentre l'affermazione di questi diritti pu seguire percorsi istituzionali, prevedere forme di lobbying o essere il risultato di un "progettazione sociale" degli strumenti di comunicazione31, un approccio peculiare  quello di chi si pone in un atteggiamento attivo nel difenderli e organizzarli attraverso un particolare tipo di agire politico, l'azione diretta in rete, realizzata con gli strumenti propri del territorio digitale.
Le "azioni" sulla rete possono essere suddivise grosso modo in tre ampie tipologie: le campagne di informazione, le iniziative di protesta e il sabotaggio informatico costituiscono l'esemplificazione pi immediata del rapporto fra l'hacking e l'activism. Le prime, cio le campagne di informazione, riguardano soprattutto la produzione e la diffusione in rete di contenuti che non superano la soglia dei media tradizionali.  il caso delle agenzie di informazione indipendenti su Internet, dei network per la pubblicit etica, dei news services dei portali non-profit.
Le iniziative di contestazione e di protesta invece, si concretizzano nei sit-in virtuali e nei cortei telematici - di fax, Sms, email, sul web - ma possono assumere la forma della diffusione di programmi coperti da copyright, della scrittura di software anticensura e di virus creativi, ecc.. Le azioni di contestazione sono spesso organizzate all'interno di specifiche campagne di informazione. 
Le altre, quelle che provocano il danneggiamento dei nodi di comunicazione del target avversario, sono forme di sabotaggio informatico propriamente dette.
Il sabotaggio informatico mira infatti ad arrecare un danno, che in genere si concretizza nel blocco permanente o temporaneo delle attivit di comunicazione o nel danneggiamento delle infrastrutture del "target" e pu essere in rari casi usato come forma estrema di protesta nei casi di censura, sopruso, malgoverno, quando altre azioni non sono considerate possibili o efficaci.
Ad ogni modo il confine che separa le differenti forme di attivismo e protesta digitale  assai sfumato allorch coloro che le promuovono e le praticano perseguono gli stessi obiettivi con mezzi differenti oppure adottano tecniche simili per fini diversi. All'interno della stessa tipologia di azione quindi confluiscono spesso pratiche ed esperienze tipiche di altre tipologie che noi manterremo distinte solo per esigenze espositive.
Inoltre queste azioni possono essere ulteriormente distinte in relazione alla loro natura collettiva o individuale, pubblica o privata e, in ragione degli ordinamenti legislativi dei singoli paesi, possono essere di natura legale o extra-legale.
Ad esempio, gli stessi cortei telematici sono da taluni considerate forme di sabotaggio, in quanto interrompono dei servizi sulla rete, mentre altri le ritengono forme di protesta politica perfettamente legittime e in quanto tali da tutelare come parte integrante della libert di espressione.

2.4.1. Campagne di Informazione 
Social movements have always had a wide variety of media-related activities. Each 'action' (even the most 'direct') has a high level of 'information', addressing different groups and targets. Media, in this respect, express social relations in a very strong way. (Geert Lovink)

Le campagne servono soprattutto a informare, ma anche a organizzare e mobilitare i soggetti che praticano l'azione diretta attraverso un agire propriamente comunicativo. Le campagne assolvono anche lo scopo di bucare l'agenda dei media verticali (broadcast media) e quello di sensibilizzare l'opinione pubblica pi ampia.
Per questo fanno uso di differenti strumenti e di codici comunicativi che vanno dall'apertura di un sito informativo al deturnamento linguistico e concettuale dei messaggi politici e pubblicitari.
Ma, esattamente, a che servono le mobilitazioni in rete?
Probabilmente ciascuno pu trovarvi un motivo diverso, coglierne aspetti differenti, focalizzare un aspetto anzich un altro in relazione alla propria cultura e alla propria sensibilit. Tuttavia ci sono delle motivazioni generalmente condivise fra i partecipanti alle azioni in rete, che sono: 
a) far conoscere a tante persone un caso di abuso o di malgoverno, di censura o di repressione;
b) avviare una discussione fra persone che possa aiutare a conoscere le dimensioni del problema e a porlo come tale; 
c) costruire modalit collettive di intervento per affrontare il problema;
d) attivare forme di collaborazione con altri gruppi e associazioni attive al di fuori della rete;
e) bucare l'agenda mediatica e comunicare il problema all'opinione pubblica pi vasta;
f) supportare a livello mediale le rivendicazioni di movimenti locali e globali;
g) far conoscere le forme di sabotaggio, resistenza e conflitto che dalla rete possono essere praticate;
h) allargare la comunit degli attivisti della rete; 
i) sperimentare forme di disobbedienza civile in grado di influenzare uno scenario dato laddove non sono possibili altre forme di intervento;
l) colpire interessi materiali e simbolici (d'immagine), per contrattare una soluzione favorevole ai movimenti che la propongono;
m) prefigurare eclatanti forme eclatanti di opposizione e sabotaggio;
n) far inserire il tema nell'agenda politica.
Le campagne in rete servono a dimostrare che esiste un'opinione pubblica attenta e determinata capace di costruire la propria comunicazione.

The Art of campaigning 
Ma come si fa una campagna di informazione quando non hai i soldi delle multinazionali?
Anche qui la ricetta non  unica. L'obiettivo  quello di rendersi "visibili" attraverso azioni "fisiche" e di utilizzare tutti i media possibili: Tv, Radio, Stampa nazionale e locale, Internet (newsgroup, mailing list, siti web, videoconference, broadcast via cellulare).
Da tempo sulla rete circolano un elenco di pratiche e i links alle risorse disponibili in rete per apprendere come realizzare delle campagne efficaci.
The protesters' kit by enkidu@ecn.org 
- Preparare un comunicato stampa multilingue
http://www.urban75.com/Action/media.html 
- Organizzare una conferenza stampa 
- Organizzare dibattiti dal vivo
- Preparare interventi e presenze di testimoni diretti e di esperti del settore
- Organizzare un punto d'ascolto: luogo fisico o linea telefonica diretta
- Realizzare materiali video:
http://www.papertiger.org/index.php?name=roar-index 
- spot televisivi (anche d'animazione),
- documentari, 
- docufictions,
- dirette, 
- videocassette, 
- streaming video http://italy.indymedia.org/searchprocess. php3?medium=video 
- Realizzare trasmissioni e spot radiofonici o una web-radio (es.: www.radiogap.net )
- Distribuire gadgets con loghi e slogan (quelli deturnati del target o quelli della campagna) impressi su magliette, spille, accendini, e su qualsiasi oggetto d'uso comune di basso costo.
- Distribuire flyers (volantinaggio)
http://www.urban75.com/Action/flypost.html 
- Attaccare manifesti e vignette sui muri
http://www.ecn.org/sciattoproduzie/index.htm 
- Realizzare piccole pubblicazioni: instant-books, fanzine, fogli territoriali http://www.urban75.org/archive/news073.html 
- Mostre fotografiche (anche itineranti o sul web)
http://www.ecn.org/agp/index1.html 
- Raccolta fondi: Aste di beneficienza o mutual funds http://www.rtmark.com/mutfunddesc.html 
- Banchetti informativi per le strade (manifesti, volantini, megafono, amplificazione)
- Petizioni su carta (anche con un notaio)
- Fare striscioni da portare in strada
- Appendere striscioni e teli dalle finestre
- Registrare sulla propria segreteria telefonica appuntamenti e slogan della campagna
- Azioni per le strade (caroselli, buskers, teatro-azione, modifiche dell'arredo urbano) http://www.gn.apc.org/rts/sortit.htm - http://www.reclaimthestreets.net - http://www.urban75.com/Action/reclaim14.html 
- Lettere e fax ai giornali, ai politici, ai partiti, alle istituzioni ( necessario aver organizzato un buon indirizzario)
- Adesivi
- Posters
- Faxstrike (corteo di fax indirizzati allo stesso numero) www.chl.it 
- Phone-strike (corteo di telefonate allo stesso numero)

Usare Internet 32
Le campagne che si svolgono in prevalenza su Internet, invece adottano queste modalit:

- Siti web informativi della campagna: per imparare a farne uno cerca su
www.avana.forteprenestino.net
http://www.ecn.org/xs2web/guida.htm 
- Faq Frequently Asked Questions, cio domande ricorrenti e relative risposte sulla campagna
- Web-banner (statico o animato, testuale o pittorico)
- Video-banner 
- Screensaver - salvaschermo coi contenuti della campagna: slogan o immagini)
- Metatags - uso "intelligente" dei comandi e delle informazioni interni al codice Html delle pagine web per un corretto inserimento delle informazioni nei motori di ricerca in modo da favorire l'indicizzazione dei contenuti nei livelli alti del top -ranking
- Inserimento degli indirizzi web della campagna nei motori di ricerca (con software appositi o attraverso i moduli elettronici dei motori stessi)
- Link-exchange - scambio di links reciproco con siti affini e solidali con la campagna
- Links page http://www.tmcrew.org/g8/links.html 
- Same homepage - sostituzione della propria home page con slogan o foto identificative della campagna e successsiva duplicazione su tutti i siti possibili
- Net-ribbons - "fiocchi di protesta" grafici (come quelli della campagna contro l'Aids)
- Mirrors - duplicazione dei siti e del materiale informativo su web-server diversi
- email signature: firma automatica con slogan e info ad ogni messaggio email spedito 
- Petizioni elettroniche (con l'uso di moduli o forms, oppure via email)
- Netstrike www.netstrike.it
- E-mail strike (corteo di email indirizzati allo stesso indirizzo)
- Site cloning - Clonazione formale e stilisticamente identica dei siti ufficiali target della campagna con contenuti alternativi)
- Pagine wap - pagine web di informazione accessibili via cellulare
- Loghi per cellulari

Un po' tutti questi elementi sono presenti nelle campagne di informazione pi note sviluppate in rete: quelle contro la McDonald's www.mcspotlight.org, il Buy Nothing Day (la Giornata del Non Acquisto) www.adbusters.org, la Campagna Abiti Puliti www.cleanclothes.org, quella contro la tariffa urbana a tempo, la NoTut, le iniziative contro la Siae per il NoCopyright www.netstrike.it (UnSiae), per la liberazione di soggetti politici come Silvia Baraldini e contro la pena di morte comminata a Mumia Abu Jamal (Free-Mumia e Free-Silvia www.malcolmx.it ). Ne ricordiamo alcune tra le pi efficaci.

McDonald's al microscopio - http://www.mcspotlight.org
Il sedici ottobre  la giornata internazionale contro la McDonald's, ma anche la ricorrenza della pi vasta campagna di protesta supportata via Internet da quando, nel 1996, Helen Steel e Dave Morris lanciarono il sito Internet McSpotlight (McDonald's al microscopio), usando un pc portatile fuori di un ristorante della famosa catena di fast food in Central London. 
La campagna era cominciata con la citazione in giudizio di due attivisti di Greenpeace London per aver pubblicato nel 1985 un volantino in cui accusavano la multinazionale di crudelt verso gli animali, di vendere cibo non salutare, di plagiare i bambini con la pubblicit, di distruggere le foreste e, infine, di attentare ai diritti dei lavoratori. 
La McDonald's condusse una pressante campagna denigratoria nei confronti dei due invitandoli a comparire in tribunale. Per far fronte al processo, individuare testimoni e chiedere il sostegno dell'opinione pubblica gli attivisti pubblicarono un sito che ricevette subito milioni di attestazioni di solidariet. Attraverso di esso i sostenitori della campagna distribuirono un cd-rom del sito stesso e un video-documentario, le prove dei "crimini" della McDonald's raccontati da esperti, manager della stessa azienda e testimoni del famoso processo Mclibel, e inoltre la versione stampabile dei volantini che spiegavano i motivi del boicottaggio, e un volantino a fumetti che spiegava ai pi piccoli perch  meglio non mangiare da McDonald's.
Sul sito http://www.mcspotlight.org c' proprio di tutto: i comunicati stampa e le dichiarazioni dei protagonisti della campagna, le immagini della street parade londinese antiMac, la polizia antisommossa davanti a uno dei ristoranti della catena, picchetti e dimostrazioni a Pechino, una raccolta di vignette satiriche, interviste a dietologi e medici, libri, la contropubblicit dei manifesti di McDonald's ritoccati con l'indirizzo di mcspotlight, le prove e le trascrizioni del processo. 
Al termine del processo, il pi lungo della giustizia civile inglese, gli attivisti avevano provato che McDonald's "sfrutta i bambini" con la sua pubblicit, mente quando sostiene che il suo cibo  nutriente, mette a rischio la salute dei suoi clienti abituali ed  "colpevolmente responsabile" di crudelt verso gli animali. Inoltre  "strongly antipathetic" verso i sindacati e paga troppo poco i lavoratori.
Successivamente i lavoratori della catena hanno dato vita alla Workers Resistance Against McDonald's www.wram.cjb.net diffondendo la loro protesta al suono di "dignity, decence, respect" www.chainworkers.it
Solo in Italia sono circa 20 i siti che partecipano alla campagna internet anti McDonalds'.
Insomma un esempio da manuale di come si pu condurre una campagna d'opinione usando la rete.

Clean Clothes campaign = Campagna abiti puliti
http://www.cleanclothes.org 
Come recita il payoff della campagna, essa  diretta a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori dell'abbigliamento in tutto il mondo.
Poich i lavoratori dell'industria dell'abbigliamento si confrontano quotidianamente con la riduzione dei salari, il peggioramento delle condizioni di lavoro e i conseguenti problemi di salute e di sicurezza insieme al rischio di perdere il lavoro, obiettivo degli attivisti  quello di suscitare la consapevolezza del pubblico su questa situazione per fare pressione sulle industrie a livello locale e internazionale.
La Ccc  iniziata nel 1990 nelle Paesi Bassi per far conoscere ai rivenditori le condizioni in cui sono prodotti vestiti e abiti sportivi. Gli organizzatori delle campagne sono in contatto via Internet con molte organizzazioni, soprattutto quelle dei Paesi dove gli abiti sono prodotti e cos agiscono in network per attirare l'attenzione sui diritti dei lavoratori.
A portarla avanti ci sono gruppi di consumatori, sindacati, organizzazioni per i diritti umani e i diritti delle donne, ricercatori, gruppi di solidariet e attivisti politici. Ciascuno lavora sul locale, ma tutti si coordinano per le azioni internazionali. 

No-Borders - No One is Illegal Campaigns = Senza Confini - nessuno  illegale
http://www.contrast.org/borders
Campagna contro la globalizzazione selvaggia che produce migranti e clandestini. Obiettivo della campagna  quello di capire e attaccare i meccanismi repressivi della collaborazione internazionale fra gli stati che produce le nuove forme di esclusione, e di sostenere un nuovo abolizionismo contro ogni forma di confine e di apartheid dentro e fuori dalle frontiere degli stati nazionali. L'aspirazione  quella di connettere i movimenti e le lotte sociali unendo strategie artistiche e intervento politico, media tattici e real life militance. http://free.freespeech.org/online-demo/uk/index.html 
No One is Illegal ha realizzato una protesta elettronica contro il business della deportazione degli immigrati non regolari. Il target  stato la compagnia aerea Lufthansa che in Germania organizza i voli per il rimpatrio.http://www.deportation-alliance.com 

Buy Nothing Day
http://adbusters.org/campaigns/bnd

Da otto anni, attraverso il loro sito, gli Adbusters www.adbusters.org invitano tutti a partecipare al Buy Nothing Day, la giornata del non acquisto, il 23 di novembre al termine del Giorno del Ringraziamento (il Thanksgiving), che in America  il giorno degli acquisti per antonomasia.
I famosi culture jammers (agitatori culturali) nordamericani, specializzati nella contropubblicit di alcool, sigarette, profumi e automobili, invitano tutti a dedicare il proprio tempo agli affetti anzich allo shopping. Da quando fu lanciata nel 1994, la giornata del non acquisto  diventata la celebrazione del consumo consapevole e del vivere semplice. Replicata ogni anno, la campagna ha acceso un vasto dibattito,  stata presentata alla radio e nei talk shows e si  fatta conoscere da tutti. Altrettanto fantasiosa  l'inziativa del Buy Nothing Day Contest, un premio per chi inventa la migliore contropubblicit. L'invito degli organizzatori  quello di rispondere al senso di inadeguatezza che la pubblicit induce - quando ci invita a riempire le nostre insicurezze comprando cose di cui non abbiamo bisogno - diventando consapevoli che il consumismo sfrenato ci rende responsabili dello sfruttamento intensivo delle risorse naturali.

1997 The "Stop Bill Gates before it's too late" campaign
(This campaign was launched on: december 20th 1997 - by: Peter Baaij - from: www.x-oc.com )

The "Stop Bill Gates before it's too late" campaign  una delle tante iniziative tese a contrastare il monopolio del software da parte della Microsoft sollecitando gli utilizzatori di personal computer a installare un software per la navigazione in Internet diverso da quello diffuso dalla casa madre di Redmond, Windows Explorer.
Come? Con uno script che compare sullo schermo del proprio pc alla connessione ai siti della campagna, con un avviso, dentro un pop-up menu, che invita a leggerne e a condividerne le motivazioni ricordando che il monopolio  una minaccia alla concorrenza e all'innovazione e inoltre, mantiene surrettiziamente alti i costi del software. I promotori, certi che il monopolio dei software per accedere alle informazioni presenti sul web sia l'anticamera del controllo del traffico e dei dati su Internet, ritengono che, avendo Gates forzato le case produttrici di computer a vendere i loro pc con il browser preinstallato - una iniziativa che gli ha causato un processo federale per essere contravvenuto alle leggi Anti Monopolio -, ha contribuito a rendere gli utenti di Windows analafabeti informatici, incapaci di scegliere e installare un browser alternativo a quello di Microsoft. Anche facendo accordi commerciali come quello del novembre 1997, quando la Times Warner e Disney decisero che alcuni loro prodotti fossero disponibili sulla rete soltanto usando Explorer. I promotori rincarano la dose ricordando l'attivit lobbistica di Gates al Congresso americano. Cos "per fermarlo", propongono di fare informazione sulla situazione di monopolio usando lo script nelle proprie homepage. Lo script avvisa della campagna e chiede se si vuole installare un software alternativo a quello individuato sulla macchina dell'utente, cio explorer.
Per incoraggiare gli utenti a farlo i promotori della campagna offrono il loro aiuto e mettono a disposizione un elenco di indirizzi di posta elettronica a cui chiedere informazioni per la nuova installazione.

Dall'analogico al digitale
Ma, dicevamo, le campagne servono soprattutto a informare.
Nel passaggio dalla protesta analogica a quella digitale, l'utilizzo dei siti web come bacheche informative rappresenta la trasposizione digitale dei tatzebao, dei manifesti murali e dei volantini. L'uso della posta elettronica sosituisce il fax e le lettere di protesta, mentre le petizioni elettroniche sono l'estensione digitale dei banchetti per le firme all'angolo della strada. Lo streaming audio e video di eventi, manifestazioni e cortei non si differenzia dalla logica di diffusione di altri sistemi broadcast come l'uso delle radio libere, l'autogestione del palinsesto di Tv indipendenti o gli spot a pagamento delle televisioni commerciali. 
Ma le pratiche antagoniste sulla rete assomigliano solo apparentemente a quelle tradizionali proprie del mondo analogico. Per una serie di motivi.
La discontinuit concettuale e metodologica delle pratiche dell'antagonismo in rete rispetto alle forme di contestazione tradizionalmente attuate nelle strade e nei luoghi di lavoro sta nei caratteri propri del mezzo Internet che  globale, multidirezionale, economico al punto che anche un singolo pu portare i suoi contenuti al mondo e chiedere di condividerli.
Cos gli strumenti offerti dalla rete sono usati in numerose occasioni dove  necessario "far conoscere" una situazione di abuso, censura, malgoverno, per rendere pubblici un crimine o un disastro ignorati o distorti dai media ufficiali, per illustrare una critica radicale a un'audience ampia e diversificata che non sarebbe stato possibile raggiungere con i metodi tradizionali per ovvi vincoli temporali, spaziali ed economici.
Non  una novit che mentre le grandi corporation cercano di trasformare Internet ed il web in uno strumento di marketing personalizzato su scala globale gli attivisti digitali, invece, pensano la rete come lo strumento pi adatto per intervenire sulle grandi questioni dello sviluppo economico, dell'ambiente, delle libert e dei diritti civili, globalizzando rivendicazioni e proteste.
L'antagonismo in rete rappresenta l'altra faccia della globalizzazione economica. Cos come si intensificano gli scambi commerciali e l'economia diviene virtuale, mentre la legislazione si adegua a esigenze transnazionali, rincorrendo i cambiamenti introdotti dalla comunicazione globale, cos i movimenti esprimono rivendicazioni universali e globalizzano la rivendicazione dei diritti.

2.4.2.Infowar, Netwar, Cyberwar

Infowar
A propaganda war is a struggle where each group tries to win the favor of public opinion. 

Insieme al Critical Art Ensemble, Ricardo Dominguez  stato fra i primi a teorizzare la disobbedienza civile elettronica, una forma di azione diretta e non violenta sulla rete telematica, che ha come obiettivo quello di intralciare e bloccare i flussi dell'informazione commerciale e del capitale finanziario. 
Azione che si concretizza nell'occupazione di "entrate, uscite, passaggi e altri spazi chiave della rete" per fare pressione su soggetti implicati in azioni immorali o criminali.
L'idea portante di questa filosofia dell'azione diretta sulla rete  che, siccome il potere diventa nomadico e globale, non essendo pi legato n a un luogo fisico, n ad un solo centro di controllo, le manifestazioni di piazza, i picchetti, le petizioni e i boicottaggi da soli non sono pi sufficienti a contrastare le prevaricazioni di governi e corporations. 
E poich  sempre pi importante globalizzare la contestazione bisogna adottare tecniche di guerriglia comunicativa su Internet - petizioni elettroniche, sit-in virtuali, creazione di siti web a prova di censura, deturnamento del messaggio politico e pubblicitario - sincronizzandole con le proteste di piazza per dare l'occasione anche a chi non pu essere fisicamente presente alle proteste di fare sentire la propia opposizione.
"In questo modo l'utilizzo di Internet riduce i vantaggi che i grandi gruppi hanno sempre avuto, cio soldi, influenza e un accesso preferenziale ai media, per imporre il proprio punto di vista" dice Paul Mobbs del collettivo degli electrohippies. 
Questa  in estrema sintesi la filosofia del "disturbo elettronico" elaborata compiutamente dall'Electronic Disturbance Theater (Ecd). Gli ideatori di questa particolare filosofia di protesta sono artisti dalle provenienze pi disparate che pensano l'arte del networking come un modo particolare di essere socialmente attivi, hackers, artisti e persone qualunque, tutti uniti alla ricerca di una nuova etica per la comunit elettronica.
Sotto il profilo teorico questo tipo di ricerca viene presentata tra il 1994 e il 1996 in due testi, The Electronic Disturbance e Electronic Civil Disobedience (tradotti in Italia da Castelvecchi).
La ricerca combina diverse culture, da Deleuze e Guattari, a Baudrillard, Bataille, Foucault, Debord, cercando per di immetterle in una nuova analisi del potere nell'era di Internet e delle reti di comunicazione globale. La teoria  che il potere ha assunto ormai una forma nomadica,  un flusso elettronico di denaro che si sposta l dove trova i migliori affari e i minori ostacoli e resistenze. La sua "sede reale" non  pi dunque la strada, il palazzo, o la citt, ma il cyberspazio, ed  su questo terreno che va affrontato33.
Da qui prende corpo l'idea della disobbedienza civile elettronica, ad opera di una nuova avanguardia che sappia coniugare la politicizzazione storica dei gruppi di base - ecologisti, pacifisti, eccetera - con le nuove competenze tecniche. Una nuova avanguardia, insomma, in cui hacker e attivisti lavorino fianco a fianco, all'insegna di ci che viene chiamato ormai comunemente "hacktivism", sebbene l'idea sia ben pi remota e risalga alle pratiche degli anni Sessanta e Settanta.
In pochi anni Ricardo si  guadagnato la fama di apostolo dello zapatismo digitale per aver realizzato insieme all'Ecd e alla Federation of Random Action una serie di campagne di protesta a favore degli zapatisti messicani sviluppando alcuni tools informatici per il disturbo elettronico. 
Uno degli strumenti pi noti sviluppati dall'Electronic Disturbance Theater  il Floodnet, evoluzione del Netstrike, il corteo telematico ideato e teorizzato da T. Tozzi di Strano Network, che  stato inizialmente realizzato per protestare contro i responsabili della riduzione alla fame degli indigeni zapatisti.
Si tratta di un software scritto appositamente per rallentare la capacit di risposta dei server web senza per arrecarvi danno, ma semplicemente inondando il server di richieste di collegamento.
Il "FloodNet",  un applet di Java che automatizza il processo di reload delle pagine. I partecipanti al "sit-in virtuale" si connettono al sito di "The Thing" e prelevano "FloodNet", che colpisce i siti ricaricando le pagine con un intervallo di 6-7 secondi. "In questo modo, con una connessione simultanea ad esempio di diecimila persone, riusciamo a trasmettere circa 600 mila impulsi al minuto, che sono generalmente sufficienti a bloccare l'accesso al sito", spiega Ricardo Dominguez.
Come nel Netstrike, anche nell'uso del Floodnet il blocco totale del sito  solo un effetto collaterale della protesta che ha invece il suo primo obiettivo nel far conoscere alle comunit presenti in rete un problema ignorato o distorto dagli organi di informazioni ufficiali. Nel Floodnet come nei netstrike quello che pi conta  la comunicazione dei motivi e degli obiettivi della protesta affinch le persone possano prendere coscienza di fatti gravi come la violazione dei diritti nel proprio paese o all'altro capo del mondo.

L'evento netstrike  un atto simbolico e di fatto non ha nessun valore che il sito venga effettivamente bloccato. Ci che ha valore  qualcosa che sta da qualche altra parte: ha valore la presa di coscienza da parte del maggior numero di persone possibile intorno a questioni nodali. Ha valore che tale presa di coscienza sia talmente alta e condivisa da sentirsi in dovere di passare almeno un'ora del proprio tempo a protestare con un mouse contro tali questioni.  essenziale che vi sia partecipazione. Non  essenziale che il sito venga bloccato. E la partecipazione ha poco a che fare con il netstrike in se, ovvero con l'evento di un'ora.  in altri tempi e in altri luoghi che  essenziale lavorare. Non ha senso passare ore a ipotizzare la realizzazione di un software che aumenti l'ingombro di banda, anzi ritengo ci qualcosa di mistificante, non alla portata di tutti, scorretto e da evitare. Ci che serve  una pratica "sincera" e "facile". Non servono "trucchi" quando si  dalla parte della ragione. Serve una pratica che ribalti i meccanismi della delega e che renda ognuno attore sociale fornendogli la possibilit di partecipare in prima persona su questioni nodali. Il netstrike  dunque un evento simbolico e tale deve rimanere. Un evento di un'ora su cui non vale la pena perdere tempo a prepararlo.  invece fondamentale investire il massimo delle proprie energie a sensibilizzare il maggior numero di persone coinvolgendole nell'evento.  fondamentale che la notizia circoli e che la questione sia discussa nel maggior numero di luoghi possibili. Il netstrike reale non  verso il sito, ma verso altrove. Il netstrike  verso il circuito dei media che deve essere costretto a presentare la notizia per far s che se ne discuta.  fondamentale investire il proprio tempo nel far circolare la notizia e nel trovare corrispondenza negli altri rispetto ai nostri assunti. L'obbiettivo non  bloccare un sito per un'ora, anzi se ci non succede  forse meglio. L'obbiettivo  la costruzione di un mondo migliore e questo in ogni luogo ed in ogni situazione si renda possibile. Serve la condivisione di un sentimento di gioia, di grande fratellanza, di vite condivise, di storie che vivano insieme quel passaggio in un nuovo millennio confrontandosi e incontrandosi su giudizi e passioni. Il netstrike di per s  qualcosa che chiunque pu fare per i fini pi diversi.  per questo che deve esistere un sito ufficiale del netstrike fatto da noi cui corrispondano dei valori su cui crediamo sia giusto mobilitarci "anche" attraverso la forma netstrike. Altrimenti il netstrike potrebbe essere usato dal fascista di turno e noi essere confusi con esso34.

Netstrike
Il netstrike viene definito cos:

Il Netstrike  una manifestazione di massa di dissenso civile pienamente legittima e legale!  un'azione assolutamente legale perch metaforicamente  come se un giornale, una radio o una televisione andassero in tilt perch non sono in grado di soddisfare un improvviso aumento di richieste della propria utenza; nessuno mette in atto alcun sistema di boicottaggio ma tutt'insieme, sommando l'azione legittima e legale di navigare sullo stesso sito alla stessa ora, rendono visibile un'espressione di dissenso.

Breve storia dei netstrike
Nel 1989 T. Tozzi teorizza l'idea dell'attivismo artistico in rete definendolo "Hacker Art".
Nel 1990 Hacker Art diventa una Bbs intorno a cui successivamente si aggrega un nucleo di persone dell'area artistica e dell'antagonismo (tra cui S. Sansavini del Centro di Comunicazione Antagonista e Ferry Byte del Csa Ex-Emerson) che nel 1993 d luogo alla formazione del gruppo Strano Network.
Il Netstrike - chiamato cos perch suona bene in inglese, ma che in italiano va tradotto con 'corteo telematico' e non letteralmente 'sciopero telematico' - nasce dall'associazione culturale StranoNetwork nell'ormai telematicamente lontano 1995. T. Tozzi idea e propone un netstrike mondiale, che viene organizzato da Strano Network contro ben dieci indirizzi in contemporanea per protestare contro gli esperimenti nucleari francesi (erano i tempi di Mururoa). 
 nata una nuova pratica di arte in rete.
A gennaio del 1996 Strano Network organizza un netstrike contro il Governo Messicano per protestare contro le politiche nel Chiapas.
A maggio del 1996 viene organizzato con successo un netstrike da Strano Network in favore di Mumja Abu Jamal e di Silvia Baraldini. Il server della Casa Bianca si ingolfa fino a bloccarsi del tutto.
Particolare successo ha avuto anche il Netstrike promosso dall'Anonymous Digital Coalition (1998), che ha bloccato alcuni siti finanziari messicani in sostegno alla lotta zapatista: emozionante il clima che si respirava dentro il canale irc di coordinamento (irc e e-mail sono forse le principali vie di propaganda per questo tipo di mobilitazione) quando veniva verificato in tempo reale il crollo della funzionalit dei siti da bloccare in nome degli indios del chiapas. 
Nel settembre del 1998 ha luogo uno dei netstrike meno riusciti.  il Netstrike globale contro Zedillo, il Pentagono e la Borsa delle Merci di Francoforte promosso dall'Electronic Disturbance Theatre con una forte partecipazione italiana. Il netstrike non riesce in quanto i promotori consigliano di utilizzare una applet java che viene a sua volta sfruttata da una contro-applet java del Pentagono per mandare in crash la maggior parte dei pc partecipanti all'azione. 
Nel dicembre 1998 Netstrike a favore del Centro Popolare Autogestito di Firenze contro un sito della Coop che andr in crash a met percorso del netstrike. Malgrado la piena riuscita tecnica ottiene scarsissimo risalto sulla stampa. 
Nel maggio 1999 Netstrike contro la guerra nella ex-Jugoslavia. Il netstrike tecnicamente non riesce ma la notizia circola molto sui giornali.  uno di quei casi in cui comunque il netstrike raggiunge lo scopo di far parlare di un determinato argomento. 
Nel giugno 2000, malgrado una apparente scarsa partecipazione, il Netstrike per bloccare il sito dell'Ocse riesce verso la fine del tempo di mobilitazione e il sito risulta inaccessibile anche per le 12 ore successive.  uno di quei casi in cui viene proposta una nuova tecnica per portare avanti il netstrike: concentrare l'attenzione sul locale motore di ricerca per impegnare le risorse della macchina e renderla inutilizzabile. 
 comunque il netstrike milanese a segnare la svolta! Per solidariet contro gli sgomberi dei Csa milanesi il Loa riesce a convincere migliaia di web-surfers a intasare il server del Comune di Milano per pi di tre ore (ottobre 2000). L'azione riesce completamente e convince definitivamente ampi settori del movimento italiano dell'utilit di questo strumento di protesta. C' una ricaduta discreta sulla stampa locale e nazionale e grazie al netstrike si scopre una grave mancanza del server del Comune di Milano consistente nella messa online dei dati privati di molti cittadini: la denuncia arriva anche al Garante della Privacy. 
Il netstrike nel frattempo viene adottato da numerose organizzazioni per gli obiettivi pi disparati (contro la tut, la Siae, ma anche contro la vivisezione!) non solo in Italia (fra gli ultimi realizzati quello di Avana contro la censura in Rete e quello di T. Tozzi e Giacomo Verde contro la pena di morte), ma in tutto il mondo (Corea, Arabia Saudita, Medio Oriente ecc.) come forma di mobilitazione dai toni pi o meno accesi e con risultati alterni.
Cos ne parla A. Carola Freschi35: "Da un punto di vista giuridico, i promotori del netstrike si richiamano al diritto di sciopero e al corteo pubblico pacifico. Il tipo di 'intralcio' creato dal corteo virtuale, diversamente per esempio dall'invio simultaneo di lettere o e-mail,  funzionale alla visibilit dell'azione per quanti cercano di entrare nel palazzo di fronte al quale si svolge la manifestazione. La garanzia che questo effetto venga ricollegato a un'azione di protesta pacifica viene cercata attraverso una copertura adeguata da parte dei media, la circolazione di informazione su mailing list, newsgroup, indirizzari e-mail; ma gli elementi chiave per la riuscita dell'azione sono individuati non solo nelle sue condizioni tecniche, ma anche nel suo retroterra organizzativo36, nella creazione di una rete di soggetti interessati alla protesta, nel coordinamento con altre azioni in contemporanea sul territorio (Tozzi, in "Netstrike, No Copyright, etc.", AAA Edizioni, 1996). I netstrike, sia su questioni 'locali' che su temi 'globali', evidenziano abbastanza bene come la rete diventi uno strumento di partecipazione civile che non riconosce i modelli della rappresentanza politica territoriale. Il netstrike , di fatto, una forma di protesta che produce esiti a partire dal coordinamento di singoli individui, indipendentemente dalla loro appartenenza a organizzazioni e, soprattutto, in assenza di un controllo organizzativo sull'azione. Come  stato osservato a proposito delle potenzialit partecipative pi generali della rete, emerge qui lo spazio per una 'presa di parola' diretta degli individui. Il netstrike rappresenta una proposta, una sperimentazione, un tentativo in questa direzione, verso forme di partecipazione e di impegno civile che passino per l'agire degli individui. A questi la rete, soprattutto attraverso nuove forme di relazioni comunitarie, potrebbe forse restituire una dimensione di azione come individui 'sociali', al posto della condizione di individui 'atomizzati' - o perch totalmente isolati rispetto a riferimenti di tipo collettivo, o perch del tutto intrappolati nelle dinamiche massificanti delle organizzazioni di tipo verticistico 37 ".
www.netstrike.it

Netstrike - Istruzioni per l'uso

Come organizzarlo?
Sono pochi gli accorgimenti necessari per organizzare un netstrike:
- Scegliere un bersaglio significativo per le rivendicazioni in funzione delle quali il netstrike  stato indetto 
- Redigere un appello, possibilmente in pi lingue, da far circolare un po' ovunque, contenente: 
- ora e data del netstrike 
- sito bersaglio 
- motivazioni e contesto in cui il netstrike  stato indetto 
- suggerimenti per la realizzazione del netstrike (che si trovano abbondantemente sul sito) 
- Navigare molto estesamente il sito bersaglio per individuare:
- Motori di ricerca (parecchio onerosi per la Cpu della macchina bersaglio) 
- Pagine particolarmente leggere (solo testo) per consentire un alto numero di richieste successive della stessa pagina 
- Pagine particolarmente ricche di elementi diversi (soprattutto immagini) per consentire un alto numero di richieste di collegamento in seguito alla richiesta di una singola pagina 
- Altre chicche e distrazioni di chi gestisce la macchina bersaglio in modo da poterle sfruttare 
- Definire un ambito di coordinamento e di relazione sullo svolgimento della protesta (spesso un canale IRC e/o una mailing list
Cosa fare per partecipare a un Netstrike:
- nel msg di convocazione del netstrike da inviare a organizzazioni, personaggi e media specificare i rispettivi orari di partecipazione per ogni singolo paese partecipante e richiedere la ridifussione dello stesso msg in ogni maniera possibile
- coordinarsi tramite ml e in tempo reale tramite irc ~ #hackit99 
- Reload continuamente sul link interessato 
- aprire quanti pi browser possibili e da ognuno caricare le pagine interessate 
- Non impostare proxies per il browser 
- settare a 0 le memorie cache del browser 
- scrivere procedure con qualsiasi linguaggio (per esempio in html frames+refresh) che consentano ri-caricamenti automatici delle pagine da intasare 
- utilizzare programmi come teleport oppure wget che permettono lo scaricamento di pi pagine del sito da bloccare.

Problematiche
Poich il netstrike utilizza gli stessi strumenti che i navigatori usano abitualmente per navigare,  difficilmente interpretabile come un'azione di sabotaggio. Le tecniche da considerare "conformi" allo spirito originario del nestrike sono quelle per cui non ci pu essere prova e capacit di distinzione durante il nestrike fra chi sta scaricando un sito per consultarlo e chi per bloccarlo. Una interpretazione forzata dell'illegittimit del netstrike  stata avanzata da chi considera illegale l'utilizzo e la scrittura di programmi, come nel caso degli script in linguaggio java, in grado di automatizzare la procedura di reload della pagina o del servizio bersaglio delle richieste che possono determinare il collasso temporaneo della macchina che eroga il servizio.
Tuttavia i fautori del netstrike hanno a pi riprese precisato che anche qualora sia un javascript o un altro programma informatico artigianale che porta il computer del navigante a unirsi al corteo ottimizzando l'uso della banda del suo modem, va sottolineato che si tratta pur sempre della "banda del modem" del navigante, notoriamente pi stretta rispetto a quella che normalmente  a disposizione di un server.
Nello specifico, il javascript  un programma eseguito "client side" e cio sul computer e sulla banda del navigante. Questo programma non potrebbe mai essere usato da un utente singolo per rallentare un sito, per il limite oggettivo rappresentato dalla banda a disposizione del modem.
Se si considerano queste argomentazioni il netstrike si configura come una protesta la cui incisivit  direttamente proporzionale alla partecipazione dei cyber-citizens: lo strike  portato avanti sul piano dell'occupazione di banda, e la banda a disposizione dei naviganti, qualunque sia il software utilizzato nell'unirsi alla protesta,  ridotta alle capacit di un normale modem, analoga alla presenza di un singolo manifestante per la strada e come tale non perseguibile.

Breve storia del Floodnet
Il Floodnet  il risultato della ricerca di artisti digitali di ogni parte del mondo gi familiari con i percorsi della critica radicale culturale e politica ospitati sulla mailing list di "NetTime" e dal "Teatro di Disturbo Elettronico", attivo dall'inizio del 1998 nell'organizzazione dei netstrike in supporto della causa zapatista.
Ricardo Dominguez fonda nel 1987 con altri il "Critical Art Ensamble", una cellula di radical con competenze assai diverse, che utilizzano media diversi (video, grafica, teatro, produzione di testi fatti a mano) per realizzare azioni-lampo in strade, gallerie, ospedali, stazioni e altri spazi pubblici.
"La fine degli anni Ottanta", racconta Ricardo Dominguez, "fu un momento di grande fertilit perch entrammo rapidamente in connessione con altre formazioni affini a noi come 'Group Material' o come 'Act Up', che cercavano di socializzare l'urgenza della questione Aids attraverso interventi negli ospedali o nel corso delle dirette televisive di grande richiamo. Ma, dopo la fiammata iniziale, questo tipo di azioni  diventata rapidamente obsoleta, non pi in grado di attrarre l'interesse dei media e dell'opinione pubblica. Cos all'inizio degli anni Novanta alcuni di noi hanno iniziato a sentire la necessit di cercare nuove connessioni, sfruttando al meglio le potenzialit offerte dalle nuove tecnologie e dalla Rete".
"All'inizio del 1998 - racconta Ricardo Dominguez - The Thing ricevette un messaggio da un gruppo italiano, firmato Digital Anonymous Coalition, che invitava a fare un sit-in virtuale, definendolo netstrike, cio a una connessione simultanea da diverse parti del mondo ai siti della Borsa messicana e di altri quattro gruppi finanziari direttamente impegnati in Chiapas. Il messaggio invitava anche a premere ripetutamente il tasto reload delle pagine web per impedire l'accesso ad altri utenti". Un tipo di pratica non dissimile da quella del picchettaggio di un edificio, con la differenza che, in questo caso, anzich bloccare l'ingresso delle persone si blocca il flusso di informazioni.
A partire dal 10 aprile del 1998, data della prima azione, il "Teatro di Disturbo Elettronico" ha organizzato una decina di azioni che hanno colpito diversi siti (quello del Presidente Zedillo, la Casa Bianca, la Borsa messicana). I risultati sono stati alterni a seconda del numero dei partecipanti e dell'ampiezza e della capacit di resistenza del server ospitante il sito. Ma il dato pi significativo  stata la reazione di alcune delle organizzazioni colpite. In particolare, durante l'azione "Swarm", il Pentagono, che era uno dei tre siti prescelti insieme a quello di Zedillo e della Borsa di Francoforte, ha approntato una contromisura, un "hostile applet", lanciandola contro "FloodNet" e rendendolo almeno in parte inefficace.
"FloodNet  stato creato da un gruppo di artisti digitali, e le nostre azioni hanno un significato simbolico: tutti i giorni milioni di persone si connettono in tutto il mondo, ma noi decidiamo di farlo coscientemente, in un determinato momento e lo dichiariamo apertamente - dichiara Carmin Karasic, che ha curato la parte grafica di "FloodNet" -; io credo che sia questo a spaventare i controllori del cyberspazio, molto pi dell'eventualit che noi possiamo crashare un sistema, che  del tutto inesistente".
Certo, non tutti sono convinti che la disobbedienza civile elettronica rappresenti il futuro della lotta politica. In un messaggio arrivato recentemente sulla mailing list di "NetTime", un esponente di "Reclaim the street", da sempre impegnata nell'organizzare dimostrazioni e feste di piazza, criticava l'idea che la resistenza potesse crescere e svilupparsi cliccando sul mouse del proprio computer. "Io credo", replica Dominguez, "che questa critica derivi da un'interpretazione errata della nostra espressione "il potere non risiede pi nelle strade". Si trattava di un gesto retorico che serviva a iniziare una discussione su questo nuovo movimento. Serve ora solo una griglia temporale in cui gli attivisti, i performer, gli hacker riescano a condividere il tempo. Quello che posso fare con "Floodnet", ad esempio,  avviare il computer, colpire un sito, poi chiudere la porta e scendere in piazza a manifestare, mentre il mio agente virtuale continua a lavorare da casa".
Nel 1998 gruppi di base e organizzazioni pacifiste si sono date appuntamento davanti alla sede della "School of Americas", una scuola del South Carolina dove si addestrano gruppi paramilitari anti-guerriglia per il Centro e il Sud America. Mentre migliaia di manifestanti convenivano davanti all'edificio della scuola, i partecipanti del "FloodNet" hanno intasato l'accesso al sito web e il "Teatro di Disturbo Elettronico" ha reso pubblico il codice eseguibile del "FloodNet" http://www.thing.net/~rdom38
Il codice del Floodnet  stato rilasciato il primo Gennaio 1999 unitamente all'applicazione client-side (lato utente), per realizzare la protesta eletttronica dal proprio computer e permetter a tutti di partecipare direttamente alla protesta evitando di sovraccaricare il server di appoggio o di esporlo a un controattacco come accadde nell'operazione Swarm.
Il fatto che la protesta divenga globale e locale, che sia trasparente, che unisca azioni reali e virtuali, utilizzando semplici strumenti informatici di tipo open source, la dice lunga sulla filosofia di questo tipo di "attacchi".
Ricardo, che  stato anche minacciato da presunti agenti dei servizi di sicurezza governativa messicani mentre alloggiava in un albergo austriaco, ha rilasciato insieme ad altri attivisti strumenti di cyberprotesta sulla rete come la lavagna floodnet usata nella recente contestazione al Free Trade Area of the Americas (2001), un software che permette di replicare il meccanismo del floodnet semplicemente disegnando su di una tavolozza bianca dentro una pagina web; ad ogni movimento del cursore corrisponde la chiamata a un numero Ip di un web-server che, come abbiamo spiegato, tende a collassare in seguito a chiamate reiterate e massive, dopo che l'Electronic Disturbance Theater ha elaborato un programma di port scanning39 noto come Zapatista tribal port scan code per la realizzazione di manifestazioni di protesta digitale a favore degli zapatisti. www.thing.net/~rdom/ecd/ecd.html
Dominguez sostiene che la Disobbedienza Civile Elettronica pu essere distinta in tre differenti pratiche: gli attacchi fisici alle macchine informatiche - per intenderci quelli che hanno causato il famoso blocco di siti come Amazon ed E-bay - gli attacchi sintattici, che consistono nel replicare l'outfit formale di un messaggio ricombinandolo in maniera tale da svelare la natura del potere dell'informazione -  il caso della clonazione dei siti dell'Ocse www.ocse.org e del Wto, www.gatt.org - e gli attacchi semantici, che mirano alla costituzione di un nuovo immaginario, per affermare il primato dell'umanit rispetto alle esigenze del profitto. 
Queste pratiche ricordano la filosofia degli Rtmark: "attaccare tutto quanto  definibile come umano senza alcun ferimento fisico".

Attacchi fisici, Attacchi sintattici, Attacchi semantici
Per i motivi detti sopra, il Floodnet e il Nestrike sono quindi il punto d'arrivo di una teoria che alla virtualizzazione del potere oppone la virtualizzazione della protesta secondo il concetto di Disobbedienza Civile Elettronica (Dce), nel caso del Critical Art Ensemble, oppure di Hacker Art, nel caso di T. Tozzi.
Tuttavia, il Netstrike www.netstrike.it e il floodnet www.thing.net pur essendo forme di protesta politica a met strada fra le campagne di informazione e l'arte della contestazione, sono stati associati al sabotaggio informatico in quanto capaci di interrompere il flusso comunicativo di un nodo specifico della rete. 
Alcuni consulenti per la sicurezza informatica li considerano entrambi denial of service attacks, cio modalit di attacco informatico che impediscono ad una macchina di erogare un servizio bloccandone l'accesso ai legittimi utilizzatori, e li classificano come atti di sabotaggio al pari degli smurf attacks in cui un computer ponte (pc zombi) viene utilizzato all'insaputa degli amministratori per oberarne un altro con "junk messages" o "fake requests" e "farlo collassare".
In realt non  cos.
Ci che distingue il Netstrike e il Floodnet dal sabotaggio propriamente detto  il loro carattere pacifico, pubblico, transitorio e la contestualizzazione all'interno di un'azione di protesta pi generale che serve a suscitare attenzione e dibattito intorno a un certo tema (come il Massive Media Attack, cio l'uso integrato e contemporaneo di pratiche di culture jamming40, phone-strike, fax-strike, net-strike, Sms-strike, petizioni, email, annunci radio, video; oppure l'Anti-netstrike che invita al boicottaggio dei servizi e la rimozione dei links dei siti verso cui si protesta), 
L'idea alla base del netstrike, (poi ripresa nel floodnet)  quella di realizzare dei sit-in virtuali. La dinamica con cui si sviluppa  sempre quella di far convergere su un sito web un numero di utenti tale da creare un rallentamento nell'accesso al sito stesso e la logica cui si ispira  quella dei sit-in di strada che hanno l'effetto di rallentare il traffico di uomini e mezzi.
L'obiettivo  quello di manifestare il proprio dissenso in maniera simbolica, spesso in concomitanza con proteste di altra natura, nelle strade, nelle scuole e negli uffici pubblici.
Come i sit-in di strada anche i sit-in virtuali "non provocano danni al pavimento" e, come quelli, inducono i passanti a porsi delle domande per il fatto stesso che ci sono, per avviare una comunicazione con i passanti stessi e destare l'attenzione dei media. 
I sit-in virtuali sono solo una leva simbolica per suscitare l'attenzione distratta delle persone e la loro natura digitale, come le modalit di attuazione, devono essere considerate solo un fattore secondario rispetto ai motivi della protesta. 
Quello che conta in un netstrike insomma, non  l'efficienza tecnica ma l'efficacia simbolica e comunicativa.

D-Dos e Break-In
Importante distinzione da fare per quanto riguarda gli attacchi fisici  quella fra i Denial of service attacks (DoS) e i Break-in veri e propri.
Se i DoS hanno in genere l'obiettivo di bloccare le comunicazioni dell'avversario, i break-in hanno come scopo quello di "ottenere un accesso" ai sistemi di comunicazione avversari, da sfruttare subito o successivamente per trafugare e distruggere dati, sorvegliare e monitorare i flussi della comunicazione a fini di spionaggio industriale e politico.
Dalla descrizione del floodnet e del netstrike si comprende che tali forme di protesta non sono assimilabili al sabotaggio informatico che rientra invece nella categoria degli attacchi fisici che danneggiano macchine, dati e infrastrutture, e riguarda piuttosto pratiche come la diffusione dei virus, il mailbombing, il synflood, il ping-sweep, gli smurf attacks, e tutte le altre forme di denial of service propriamente dette che mirano a bloccare il funzionamento delle infrastrutture di comunicazione del target.
Perci, mentre il netstrike  una pratica "ancora legale", le pratiche di attacco vero e proprio non lo sono affatto.
Mentre al netstrike pu partecipare un qualsiasi utente di Internet, usando i normali programmi che la rete mette a disposizione, gli attacchi fisici intrusivi prevedono una complessa pianificazione che comincia col processo di "hiding" (mascheramento), e procede attraverso la fase di "information gathering" (raccolta di informazioni), per proseguire con l'attacco vero e proprio.
Se la fase di hiding presuppone la capacit di dissimulare la propria presenza, origine e identit sulla rete, utilizzando sistemi-ponte (come quelli che si usano negli smurf attacks), cio computer non direttamente legati all'obiettivo, la fase di information gathering  in genere propedeutica alla rilevazione di vulnerabilit e malconfigurazioni dei sistemi bersaglio.
Per questo  stato detto che:

Un attacco  in genere un programma volto a sfruttare un malfunzionamento di un altro programma (in genere un programma che gira su un server che fornisce un servizio: web, ftp, mail, ecc.), sfuttandone i 'bug' per provocare il blocco del servizio verso cui  lanciato o il blocco dell'intero sistema. 
Ne nascono ogni giorno perch ogni giorno vengono scovati nuovi 'bugs' nei programmi, e questo non  sempre considerato negativo poich questo induce a 'irrobustire', migliorare, i programmi che girano sui server; la sicurezza totale non esiste mai, come si dice, l'unico computer sicuro  il computer spento (Mag-one).

Anzi, molti degli attacchi vengono realizzati con i software sviluppati per testare la vulnerabilit dei sistemi che spesso sono diffusi e disponibili liberamente in rete.

Va poi detto che i server (ma anche le workstation) che usano sistemi operativi basati su free software sono quelli che reagiscono meglio ai problemi di sicurezza che si creano giorno per giorno proprio per la loro natura open source, cio, essendo i sorgenti (i listati dei programmi) disponibili all'umanit, di solito nel giro di qualche ora il problema viene patchato (una 'patch'  una modifica al programma che serve per correggere il 'bug').
Nel caso di un sistema chiuso come MSwindows, solo i programmatori originari, che sono gli unici detentori del codice sorgente (microsoft) possono correggere il problema e nell'unico modo che loro ritengono giusto... non c' un confronto tra milioni di programmatori come c' su internet per il free software (dalla Mailing list avana@kyu77.org).

Questa idea  infatti proprio alla base della filosofia della "full disclosure" dei problemi della sicurezza, concettualmente opposta alla strategia della "security trough obscurity" e alle forme di nascondimento o di censura del codice di attacco.
Ma i bachi remoti non sono l'unica strada. La presenza di servizi non sorvegliati, come un finger aperto, in genere permette l'ingresso nel sistema.

Mail Manifestazione
La mail-manifestazione o corteo di email  una forma di contestazione che consiste nell'inviare un elevato numero di messaggi ad uno stesso indirizzo per protestare contro il comportamento di istituzioni o aziende ovvero per sollecitare l'intervento di associazioni e autorit su una questione di interesse pubblico. La prima mail-manifestazione in Italia  stata quella contro il blocco della attivit del server di "Isole nella rete" nel 1998. Il sequestro del server fu richiesto dall'autorit giudiziaria in quanto su una delle mailing lists pubbliche e non moderate ospitate dal server comparve un messaggio che invitava al boicottaggio di prodotti turchi e delle agenzie turistiche turche presenti in territorio italiano per protestare contro la pulizia etnica del popolo curdo. www.ecn.org 
Ecco il messaggio con le istruzioni per la mail-manifestazione diffuso in quell'occasione:

Contro il sequestro del server www.ecn.org
Questo kit per la protesta elettronica serve a organizzare AL PI PRESTO una campagna di protesta e controinformazione sull'operazione di polizia della repubblica delle banane contro il server alternativo "isole nella rete" (www.ecn.org) compiuta il 27 giugno. 
Parigi, 29 giugno 1998 Collettivo kom(inter)net european counter network - panama e-mail:
ecn-paname@altern.org http://www.altern.org/ecn
Caratteristiche
Voi trovate qui: 1- Le istruzioni per la mail-manifestazione (parte 1). 2- La lista degli indirizzi e-mail di tutte le ambasciate, consolati e centri culturali italiani nel mondo (parte 1) 3- Il comunicato di protesta di Isole Nella Rete in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, da inviare alle "officine della repubblica bananiera", ma anche da fare circolare nelle reti alternative (parte 2) 
Motivazioni
A tutti quelli che si oppongono ai deliri di sicurezza degli Stati che intendono controllare la comunicazione elettronica, a tutti quelli che vogliono difendere la libert di parola, d'informazione e di espressione nelle reti, noi proponiamo di lanciare IMMEDIATAMENTE una campagna di protesta via e-mail, allo scopo di far sentire la nostra voce in tutto il mondo... e di intasare qualche sito elettronico di burocrati italiani... raggruppandoci in un corteo virtuale di e-mail incazzate.
Istruzioni
Istruzioni per l'uso; Il principio della mail-manif  semplice,  sufficente raggrupparsi VELOCEMENTE in corteo di e-mail convergendo verso le caselle postali elettroniche dei rappresentanti della repubblica delle banane. 
1) Duplicate tre volte il messaggio contenente le versioni del comunicato. O se preferite, fate il vostro messaggio di protesta (se possibile abbastanza lungo) e preparate l'invio come descritto precedentemente. 
2) In ognuno dei messaggi, incollate (nel campo "bcc"  meglio, dato che maschera la lista dei destinatari) uno dei tre blocchi d'indirizzi proposti qui sotto. 
3) Spedite! Potr essere un po' lunga... Ma sar peggio per i destinatari. 
4) Se vi resta un po' di tempo (in particolare per chi risiede in Francia) ... potete suggerire a qualche amico i seguenti obiettivi: 
- Per fax il 01.45.48.82.40 (servizio stampa dell'ambasciata) 
- Per telefono il 0.49.54.03.03 (ambasciata) o lo 01.49.54.03.86 (servizio stampa dell'ambasciata). 
- Per mail: PS Se agite dal posto di lavoro dove la paranoia vi attanaglia, potete comunque procedere a partire da un remailer anonimo (nessuna traccia del mittente) a partire da un sito web del genere (estremamente semplice da utilizzare).

Mailbombing
Anche il mailbombing pu essere considerato un attacco fisico se ne consideriamo soltanto gli effetti. Ingenti quantit di lettere elettroniche recanti corposi attachment-files possono infatti ottenere l'effetto di intasare e bloccare i mail servers.
Il mailbombing  diverso dal mass-mailing, ma la distinzione tra i due non  netta, a meno che non si introduca il concetto di automazione della protesta e del carattere individuale di essa. Siccome il mass mailing in genere viene fatto da molte persone contemporaneamente, la capacit di intasare i server  proporzionale alla quantit di banda disponibile, al numero di partecipanti e al tempo che ciascuno gli dedica, e difficilmente produce un blocco delle attivit del bersaglio, mentre il mailbombing in genere viene effettuato attraverso dei software che automatizzano la procedura della spedizione, si appoggiano a dei computer zombies e con un solo clic permettono di spedire centinaia o migliaia di mail, in forma anonima se transitano attraverso un sito sicuro, spesso riportando le indicazioni di un mittente credibile, ma che non l'ha mai spedita, in modo da indurre attenzione per la email. 
Proprio come  accaduto dopo l'omicidio di Carlo Giuliani durante le proteste anti-G8.
Ecco di seguito la trascrizione del programma di mailing automatico e l'indicazione del sito (abbiamo tralasciato il lungo elenco di indirizzi target per motivi di spazio, ma esso  stato distribuito contemporaneamente alla diffusione della URL della protesta.). 
In sintesi: collegandosi al sito dove risiedeva il "mailbot" (mailing robot), si potevano "sparare" ripetutamente e con un solo click, le e-mail di protesta che chiedevano le dimisssioni del "governo fascista italiano".
Dal sito www.italy.indymedia.org 

Protesta automatica email
by ... 2:41am Mon Jul 23 '01 (Modified on 10:04am Mon Jul 23 '01)

Come spedire mail di protesta verso tutti i consolati italiani... (cliccare sul link,  automatico ed anonimo, in html, spedisce una email ogni cinque secondi) - da indymedia france.

---- begin mailbot.php ----

<?/*
this is a php mailbot targeted at italian embassies and consulates
the file "mailbot.txt" has to be installed in the same directory
please install, modify, publish and distribute this bot widely
its original url is: http://excess4all.com/genoa/mailbot.php
if you like check for e-mail addresses that produce errors
*/
$seconds_per_turn = 15;
$mails_per_turn = 15;
$to = "";
$subject = "re: Genoa";
$body = "During the G8 Summit in Genoa, Italian Paramilitary Police has
killed
Carlo Giuliani, seriously injured hundreds of other activists and brutally
raided the Genoa Independent Media Center and the Genoa Social Forum.\n
I demand that the Fascist Italian Government resigns immediately!";

srand(time());
$mail = file("mailbot.txt");
for ($i = 0; $i < count($mail); $i++) {
$mail[$i] = chop($mail[$i]);
$random[$i] = rand() / getrandmax();
}

asort($random);
$j = 0;
while (list($i, $v) = each($random)) {
if ($j == 0)
$headers .= "From: {$mail[$i]}\nReply-To: {$mail[$i]}\nErrors-To:
{$mail[$i]}\nX-Complaints-To: {$mail[$i]}\nBcc: ";
else if ($j <= $mails_per_turn) {
$headers .= $mail[$i];
if ($j < $mails_per_turn)
$headers .= ", ";
}
else
break;
$j++;
}

$sent = mail($to, $subject, $body, $headers);

echo "<meta http-equiv=\"refresh\" content=\"{$seconds_per_turn};
URL=mailbot.php\">";
echo "<title>mailbot</title><body bgcolor=black text=white><tt>";

if ($sent == true)
echo "mail has been sent";
else
echo "error";
echo " (next mail in {$seconds_per_turn}
seconds)<br><br>{$subject}<br><br>{$body}<br><br>{$headers}";

?>
---- end mailbot.php ---- 

Virus Creativi
La scrittura e la diffusione di virus informatici  un tipo di azione che condivide una doppia natura in quanto i virus possono intasare le reti e danneggiare computer e periferiche oppure possono veicolare messaggi e slogan "innocui". Potrebbero essere considerati appartenenti a tutte e tre le categorie di attacchi: fisici, perch possono bloccare e danneggiare computer e reti, sintattici, perch modificano il funzionamento di un altro software e spesso lo "reinterpretano", semantici, perch veicolano un messaggio inatteso.

Ma come funzionano i virus?
I virus informatici attaccano i computer proprio come fanno quelli biologici che attaccano organismi viventi. Cambia il veicolo del contagio ma i meccanismi sono gli stessi. Come un virus biologico si insinua nelle cellule, quello informatico si insinua nei programmi del computer, spesso nel sistema di gestione dei files, quasi sempre dei sistemi operativi Windows.
Le ragioni e le strategie usate sono assai diverse: i virus che bloccano computer, infrastrutture e nodi di comunicazione di singoli utenti o di aziende nascono dai motivi pi diversi: sfida, ritorsione, propaganda, concorrenza industriale.
I virus distruttivi che per l'appunto implicano la distruzione dei file dell'avversario sono quelli della Assassin Strategy. Diversa  la strategia di duplicare all'infinito il virus con l'obiettivo di intasare il sistema avvversario bloccandone le attivit. La cosiddetta Overload Strategy.
Un particolare tipo di virus  il worm (verme) inviato come attachment.. In genere il modo in cui funzionano i worms  tale che quando si apre l'attachment il worm si autoinvia a tutti gli indirizzi dell'address book, distrugge gli antivirus e i firewall software, e installa una back-door che pu permettere future azioni di break-in. Fra gli ultimi e pi pericolosi con queste caratteristiche conosciamo il Goner.
I virus pi efficaci comunque sono quelli che non vengono scoperti e che non vanno ad infettare tutti i computer ma postazioni singole, spesso per poterle controllare da remoto e continuare ad attingere informazioni nello stesso computer per molto tempo, almeno finch non ne viene scoperta l'esistenza. Lo spionaggio industriale adopera spesso la Probe strategy per scippare le informazioni dai computer dell'avversario. Un particolare tipo di virus sono i cosidetti "troiani", per allusione al mitico cavallo di Troia e al suo indesiderato carico di Achei. In fondo fanno lo stesso: entrano di nascosto in un posto, spesso ben difeso, e aprono le porte precedentemente sbarrate all'intrusore.  la Trojan horse strategy e serve a prendere il controllo del computer avversario.
Ultima ma non meno importante  la Forced Quarantine Strategy: l'annuncio di una potenziale infezione obbliga l'avversario alla difesa impegnandone le risorse.  la pi frequente nelle battaglie commerciali.
Le guerre commerciali al tempo di Internet si fanno pure cos.  come il gioco di guardie e ladri. Pi furbi si fanno i primi, meglio preparati devono essere i secondi. Essere preparati significa impiegare risorse umane ed economiche, e tutto ci contribuisce a far crescere l'enorme industria della sicurezza informatica. 
Ma da dove arrivano i virus, qual  il veicolo del contagio? In genere arrivano attraverso i programmi di posta come Microsoft Outlook, Icq instant messaging, e gli Internet Relay Chat, spesso mascherandosi da screen saver o aggiornamenti di software. Ma in alcuni casi provengono addirittura dai siti di softwarehouse commerciali da cui si scaricano gli upgrade di software precedentemente acquistati.
I virus per sono usati anche come metodo di lotta politica e non sono soltanto il passatempo di quei giovani smanettoni che in maniera un po' sprezzante vengono definiti "script kiddies", che utilizzano righe di codice informatico scritte da altri per automatizzare le procedure di interazione con i file e le macchine informatiche spesso con scopi diversi da quelli dei creatori originari.
Anche in questo caso le motivazioni della diffusione di virus sono assai differenti. C' chi diffonde virus per colpire i responsabili di atti considerati criminali e chi lo fa per obbligarti ad ascoltarlo. I virus sono insomma un mezzo di comunicazione e non solo uno strumento di offesa.
Per questo, insieme ai virus maligni, dobbiamo ricodare che ce ne sono anche di "innocui". A quest'ultima categoria appartiene un piccolo virus shockwave che ha fatto molto parlare di s. "D dell'idiota a chi lo apre, modifica una serie di file e suggerisce all'utente Windows di passare a Linux. Il worm che sta girando come attachment spacciandosi per file shockwave avrebbe potuto essere molto pi pericoloso".41
Motivazioni diverse sono quelle della creazione di un virus con linguaggio "python" da parte di un gruppo di artisti/programmatori e programmatori/artisti italiani che rispondono al nome di "epidemiC". Gli artisti ritengono che la scrittura del codice sorgente, ossia di quel testo che dispone e programma la esecutivit di un virus, sia da considerare come un prodotto estetico. Essi ritengono che il virus sia "arte e che, in quanto arte nativa e originaria del web, ossia di quel complesso spazio/fenomeno (condominio di massa) che viene chiamato "rete", abbia tutte le caratteristiche per presentarsi come un'avanguardia assolutamente originale, rivoluzionaria e portatrice di innovativit sia sul piano della generazione di nuovi modelli linguistici, psicologici, biologici e comunicazionali, che sul piano pi strettamente estetico" http://ready-made.net/epidemic 
Insomma, niente a che vedere con i virus Lovebug o con Code Red? Non proprio. Lovebug  stato creato da un giovane filippino proveniente da una scuola d'eccellenza del suo paese (il Computer College di Manila) per consentire a chiunque di potersi collegare alla rete senza pagare la tariffa telefonica. Un atto gridato di protesta in un paese dove un'ora di connessione in un Internet caf costa la met di uno stipendio medio. Probabilmente il significato etico di un'azione del genere sfugge a chi non condivide l'idea dell'accesso libero e illimitato all'informazione, ma certo lo studente non era un criminale, dato che aveva scritto il programma per la tesi di laurea che in quanto tale era pubblica.
Code Red, invece, era stato pensato affinch centinaia di computer facessero contemporaneamente delle richieste di collegamento al server della Casa Bianca in modo da determinare l'intasamento di banda e da metterlo fuori servizio causando un D-Dos, Distributed Denial of service. Il nome stesso del virus era allusivo degli obiettivi. La voce della rete dice che sia stato realizzato per protestare contro la politica estera americana come parte di una generale campagna di sostegno al popolo palestinese e contro il veto che gli Usa al Consiglio di sicurezza dell'Onu hanno posto alle risoluzioni contro Israele, ma i motivi effettivi della sua diffusione rimangono ancora ignoti.

Defacement
Anche i defacements sono delle pratiche-limite di contestazione elettronica. 
I defacements consistono nello stravolgimento delle homepage del sito web del target con l'immissione di contenuti irridenti e critici, a volte nonsense (o apparentemente tali). Il termine defacement pu essere correttamente tradotto in italiano come "defacciamento", ma c' chi sostiene che il termine pi adatto sia "rifacimento" o "rifacciamento" dal gioco delle parole inglesi "de-facement" e "re-facement".
I defacements sono considerati una pratica illegale, ma  difficile considerarli alla stregua di un attacco fisico perch, seppur mirati a interferire con le attivit di comunicazione del target, non provocano danni permanenti e non sono rivolti al furto di informazioni o materiali riservati, quanto piuttosto a occupare temporaneamente uno spazio di comunicazione.
 stato notato che il linguaggio irridente usato dai defacers  lo stesso dei rappers, i poeti di strada dei ghetti americani, e che, come loro, i defacers si considerano antagonisti oppressi del discorso pubblico egemone, e che per questo il defacciamento dei siti web andrebbe paragonato al graffitismo delle gang e della cultura hip-hop. Il "rifacimento" dei siti andrebbe messo in relazione ad una filosofia che connette arte, artisti, e movimenti di resistenza, in quanto rinvia a un'attitudine comunicativa precedente lo sviluppo commerciale di Internet, a quando essa era luogo di discussione e di scambio di informazioni e i forum degli hackers erano la porta d'ingresso a circoli esclusivi.
Probabilmente non  sbagliato considerare i defacements come il modo in cui le comunit "autoctone" della rete riaffermano la loro esistenza di comunit occupando spazi altrui come espressione di resistenza contro l'Internet delle multinazionali e dei governi se consideriamo la seguente testimonianza:

Defacement: Una testimonianza dalla mailing list cyber-rights@ecn.org 

[...]per me il defacing  una pratica "normale" (magari con qualche rivendicazione politica che forse ha anche pi senso il tutto), allora il defacing sui siti di multinazionali, e non, che contribuiscono, in qualunque forma, allo sfruttamento e sottomissione di interi popoli e/o nazioni, che speculano sulla salute degli esseri umani (vedi Aids in Africa), e tutte quelle belle cosine figlie del capitalismo e del neoliberismo, risulta essere una pratica di dissenso e di contrapposizione come un'altra, specie se non si fanno danni al server, ma il tutto si limita a cambiargli l'home page per avere visibilit e per rivendicare una propria ideologia, se esistono sistemisti che di sicurezza non ne sanno un cazzo, allora dopo una cosa del genere cominceranno a essere "paranoici" e in qualche modo abbiamo contribuito a spargere dubbie incertezze sulle loro "false sicurezze e certezze" informatiche e non...
Quindi chi fa defacing non  un vandalo se non distrugge il sistema, ma si limita a usare il Web come uno spazio dove poter esprimersi, anche con un atto forte come il defacing (mi piace l'idea dell'attakkinaggio nel Web). L'azienda o le aziende subiscono un danno? E chi se ne frega, quanti danni fanno le aziende, nel nome del profitto, nel mondo?
Attakkinaggio abusivo e scritte sui muri con le bombolette... sempre esistiti in politica, fin dai tempi degli antichi romani.
 che  difficile, anche per i pi algidi osservatori delle umane questioni, non mettere in relazione la passione che spinge a bucare un sito con l'ansia di spazi liberi da filtri e da censure per dire la propria opinione, qualunque essa sia, fosse anche l'ultima delle cretinate. Se c' un momento storico per tifare per un ritorno in grande stile degli hacker  questo, ma non per protestare contro il G8, protesta gi in copertina. Bucare un sito e pubblicare una propria pagina ovunque lo si voglia  un modo pi efficace di tanti altri per ribadire che non servono leggi, non servono regolamenti, non servono sequestri di siti. A molti il comportamento degli hacker pu non piacere: per ridimensionarne la necessit pu bastare garantire in tutto il mondo il pieno diritto all'espressione del proprio pensiero, qualunque esso sia...

In quanto comunit "residenti" della rete i defacers hanno dei luoghi di ritrovo, e questi in genere coincidono con i siti web che ne archiviano le "imprese". Essi sono innanzitutto www.2600.org, www.attrition.org e il suo defacement mirror, e www.alldas.de, luoghi risiedere nei quali implica l'impegno comune all'etica hacker e la convinzione che l'informazione, in tutte le forme, deve essere libera.
Questa pratica comunitaria ha un effetto ulteriore: le azioni dei "defacers" aggirano i classici sentieri di conoscenza del web - i corporate "search engines" come google e yahoo - causando in genere una vasta eco nel mediascape. 
Infatti i gruppi che praticano il defacement in questo modo conquistano visibilit e fanno notizia sul web. 
Per questo il defacciamento  da considerare un modo di comunicare con l'interno, la comunit pi vasta degli hackers/defacers, e con l'esterno, il general public. 
Il sapere di Internet  cos riconfigurato dall'informazione inserita attraverso i defacements.

Se c' da fare un'osservazione forse questa  quella per cui i graffiti si fanno per strada, non dentro le case della gente. In quei luoghi cio che si riconoscono come luoghi pubblici e dunque luoghi il cui apparire dovrebbe essere il risultato dell'espressione degli individui che appartengono alla comunit di cui le strade sono il luogo. Analogamente si dovrebbe forse definire cosa in Internet equivale alle strade nella realt urbana. Sicuramente in Internet la comunit  globale. Presumibilmente strade possono essere considerate tutti i portali, le home page intese come vetrine e ogni lista di link, in quanto ogni mappa in Internet  allo stesso tempo strada da percorrere per arrivare in un luogo e dunque dovrebbe essere considerata uno spazio pubblico. Cos come le strade urbane non dovrebbero essere solo piene delle pubblicit di chi ha i soldi per pagarle, ma essere lavagne pubbliche in continuo mutamento, analogamente determinati luoghi in Internet dovrebbero avere un'analoga funzione. La comunicazione  una delle principali risorse dell'umanit. Per quale motivo le lobbies della pubblicit devono detenere il monopolio sugli spazi pubblici, reali e virtuali, delegati a comunicare informazioni? Per quale motivo i principali crocevia e portali di Internet devono essere gestiti da privati anzich essere il risultato di una politica comunitaria. Laddove la politica non riesce, o non vuole risolvere una situazione che provoca divario sociale, esisteranno sempre risposte sociali che si riapproprieranno con forme pi o meno legali dei diritti che gli vengono negati.

Cybersquatting
Il cybersquatting  l'utilizzo del nome di dominio (l'indirizzo Internet), da parte di un soggetto non legittimato ad usarlo. Inizialmente il termine  stato usato per indicare la pratica del domain grabbing (appropriazione di dominio), che consiste nell'acquistare un certo nome di dominio per rivenderlo e farne commercio. Successivamente il concetto  stato esteso alla pratica di acquisizione di un dominio orientata a creare confusione o disturbo ad altri soggetti in quanto indicazione ingannevole dell'ubicazione Internet di certi contenuti. L'argomento  assai controverso (tanto  vero che esistono istituzioni che si occupano di risolvere conflitti ad esso legati) ma anche in Italia esiste una legislazione specifica che lo regola. Il motivo? Proprio il valore economico che la denominazione dei siti rappresenta in quanto veicolo di contatto col pubblico e elemento dell'immagine dei soggetti interessati, siano essi privati o aziende. 
Se per  consuetudine che la soluzione extragiudiziale e arbitrale delle controversie derivanti dal cybersquatting tenga conto della "buona fede" di chi si "appropria" di un nome non suo, come pure della non esclusivit d'uso di un certo dominio, l'"appropriazione" di un nome di dominio  in genere considerata "illegittima" quando  accompagnata dal plagio dei contenuti del depositario legale del nome di dominio. Ed  questa la pratica che ci interessa.
La strategia dei cybersquatters/plagiaristi  appena diversa: si registra un nome di dominio che ripete oppure evoca il nome del bersaglio e lo si riempie con contenuti diversi da quelli che ci si aspetterebbe di trovare all'indirizzo digitato. 
I cyberattivisti di (r)TMark (si pronuncia Art-mark) a questo proposito hanno accumulato una grossa esperienza ma sono stati emulati molto bene anche dagli italiani.
Nel Novembre 1999 (r)TMark pubblica http://rtmark.com/ gatt.html un sito contente informazioni sul meeting di Seattle del 30 Novembre. Il sito, formalmente identico a quello ufficiale dell'organizzazione per il commercio, a dispetto delle aspettative dei visitatori mette in discussione gli assunti del libero mercato e della globalizzazione economica.
Nel Febbraio 2001, invece, in occasione del Terzo Global Forum, quello sul Governo Elettronico tenutosi a Napoli in Marzo, alcuni attivisti napoletani clonano il sito della manifestazione ufficiale, ne modificano i contenuti e lo riversano su un loro dominio ocse.org che, successivamente censurato, viene trasferito su www.noglobal.org/ocse.
Anche in questo caso il sito plagiato dagli antiglobalizzatori conteneva una critica radicale al Forum che, secondo loro, era volto "a definire nuove modalit di sfruttamento e controllo sociale attraverso l'informatizzazione degli stati", anzich a promuoverne lo sviluppo democratico. 

Digital hijacking
Il cybersquatting "funziona meglio" quando viene associato a tecniche di digital hijacking www.hijack.org. Il digital hijacking  la pratica del dirottamento digitale e, nella sua accezione pi forte, pu essere interpretato come il rapimento virtuale di un utilizzatore di motori di ricerca il quale, digitando la sua query (interrogazione), attraverso delle parole chiave significative o rappresentative dei documenti che cerca, viene catapultato verso una dummy page (pagina fantoccio) con contenuti diversi da quelli indicati dall'indexing del motore, e difformi rispetto a quelli attesi.
In questo caso  difficile distinguere gli attacchi sintattici da quelli semantici, anzi potremmo dire che essi sono complementari.

2.4.3. Creazione di Eventi, Panico Mediatico, Arte della Contestazione
Se gli attacchi semantici sono tipicamente quelle forme di comunicazione che hanno lo scopo di stimolare la critica producendo un diverso immaginario attraverso associazioni e concatenazioni di senso spesso impreviste o inconsuete, possiamo ben capire che molte delle forme di sabotaggio precedentemente descritte potrebbero ricadere in questa categoria.

These exchanges are typically antagonistic, and I believe constitute not only a resistance to opposing viewpoints, but to the hegemony of corporate controlled media(s) altogether. As a reaction to highly centralized media sources, these disruptive actions create media vectors (or coverage) of their own, allowing those engaging in these actions (defacements) some modicum of voice and agency. The actors in this conflict therefore are media participants and not merely consumers, which I might suggest is a motive at the center of all activist movements in an era where much of the shape of social reality is determined by competing media(s): books, newspapers, pamphlets, radio, and, of course, the Internet. (Will Taggart)

Tra le pratiche che assolvono tali obiettivi vi  il detournement, il plagiarismo, l'art strike, ecc. La maggior parte delle tematiche sviluppate in queste pratiche sono rivolte a smascherare l'ideologia dominante e il rifiuto dell'oggetto merce.
Guerriglia della Comunicazione (Azioni di sabotaggio dell'immaginario contemporaneo)
Uno dei pilastri della societ disciplinare, secondo Foucalt,  l'ordine del discorso, ordine che stabilisce chi ha diritto di parola e chi no in un dato contesto, e che riflette i modi dell'inclusione o dell'esclusione sociale poich stabilisce i criteri di partecipazione e appartenenza attraverso cui i gruppi sociali definiscono se stessi.
L'ordine del discorso secondo il filosofo francese  un processo che si autoperpetua attraverso l'interiorizzazione di norme relazionali e regole sociali apprese nei luoghi della socializzazione primaria - casa scuola famiglia, oratorio - e che, perfezionate sul luogo di lavoro, nei circuiti del consumo e nelle istituzioni totali, in genere sfociano nel conformismo, nell'autodisciplina e nel controllo reciproco.
Sovvertire l'ordine del discorso  alla base dell'idea del rovesciamento della "grammatica culturale" - che definisce modi, tempi e ruoli del soggetto comunicazionale - proposta dal libro Comunicazione-Guerriglia. Tattiche di agitazione gioiosa e resistenza ludica all'oppressione42.
Nel libro, Sonja Brunzels, Luther Blisset e l'autonome a.f.r.i.k.a. gruppe, passano in rassegna i mille modi di rompere e superare i modelli della grammatica culturale dominante - intesa come sistema di regole che struttura la comunicazione secondo rapporti di potere e di comando col loro seguito di valori e convenzioni sociali - per descrivere principi ed effetti della comunicazione-guerriglia applicata ai temi di grande rilevanza politica come l'ambiente, la salute, la guerra, e la libert d'espressione. Una sorta di manuale per la decostruzione delle regole della comunicazione sociale in grado di dar voce alle parole dissidenti degli individui che non si rassegnano all'ordine del discorso dominante affinch diventino capaci di comunicare in maniera politicamente efficace grazie all'esempio dei franchi tiratori semiotici descritti nel libro.
Secondo gli autori, la decostruzione della grammatica culturale pu avvenire in molti modi. La strategia che punta all'occupazione e al possesso di spazi d'azione ricollocando i soggetti sociali secondo rapporti di forza loro favorevoli  estranea al concetto di comunicazione guerriglia, che, attraversando continuamente le frontiere mobili della comunicazione, si prende gioco del potere e ne stravolge i meccanismi, creando nuove concatenazioni di senso in luoghi da cui poi si ritira.
Invalidare le strategie di produzione del consenso attuate dal potere prefigura una strategia che possa diventare patrimonio collettivo di resistenza culturale ed  il primo obiettivo della comunicazione-guerriglia.
Ogni giorno siamo inondati da segni e messaggi che ci dicono cosa comprare, come comportarci, con chi e quando parlare: nell'"Impero dei Segni" la comunicazione-guerriglia diventa un obbligo per chi vuole sottrarsi all'egemonia del discorso pubblico operata da anchormen, opinion makers e dalla comunicazione pubblicitaria. 
La Comunicazione guerriglia interviene all'interno del processo comunicativo per sovvertirlo e usa molteplici tecniche di stravolgimento semiotico: l'affermazione sovversiva, lo sniping, il nome multiplo, il fake, il camouflage, il plagio e il collage, ma opera sulla base di due fondamentali principi psicologici , lo straniamento e la sovraidentificazione.
Lo straniamento procede attraverso l'appropriazione di forme, idee e concetti preesistenti modificandoli quel tanto che basta per disvelarne la seconda natura e innescare un processo di riflessione critica sulla percezione delle cose.  il caso del Billboard Liberation Front che ha creato capolavori urbani intervenendo sulle pubblicit murali dove Obsession for Men di Calvin Klein diventa Recession For Men, o di quelli di Adbusters che hanno ridisegnato JO Camel, il vanaglorioso cammello testimonial delle omonime sigarette, come il Jo Chemio dello scenario di un centro oncologico.  la stessa filosofia di quei buontemponi che hanno dipinto un naso da pagliaccio sui manifesti di Berlusconi.
La sovraidentificazione che sposa completamente la logica dominante di una relazione comunicativa tende invece a disvelare e a rimarcare i valori e le finalit implicite e nascoste del discorso.  il caso dell'assemblea operaia in cui contestatori impeccabili nella loro mise da finti manager applaudono insistentemente il sindacalista che cerca di convincere le perplesse tute blu della necessit dell'intesa con la direzione. Lo straniamento  assicurato e se gli operai vedono i padroni d'accordo col sindacalista...
Un metodo per scomporre i meccanismi di costruzione mediatica della realt  quello di inventare notizie false al fine di creare eventi veri.  storia ormai l'invenzione di Allen Ginsberg che, durante un'azione di contestazione della guerra del Vietnam in un sobborgo di New York, entra in un supermercato e urla che la guerra  finita. I poliziotti impegnati a disperdere la manifestazione dapprima restano perplessi, poi solidarizzano coi manifestanti. Ma l'invenzione ha anche altre modalit.
 stato il caso della telefonata all'Ansa in cui Luther Blisset sotto le mentite spoglie di Aldo Curiotto, portavoce della Comunit Incontro, dichiara trafelato che non c' nulla di vero nella notizia di Don Pierino Gelmini accusato di traffico di video pedofili e fermato all'aeroporto con dei bambini asiatici. Il giornalista, che non poteva conoscere la notizia (che era falsa), si affretta a comunicare ai colleghi di non tenere conto di segnalazioni di quel tipo, ma la competizione fra le testate e la voglia di scoop avranno l'effetto di produrre titoli cubitali come: "Arrestato Don Gelmini/Calunniato per vendetta". Una non-notizia ha prodotto una notizia. Innescando dubbi e perplessit nell'audience.
E lo stesso  accaduto nel caso della beffa di Luther Blisset a "Chi l'ha visto?" che mand le sue troupe a cercare in Inghilterra il ciclista scomparso Harry Kipper. Non era mai esistito. Ma quel fake era servito per ridicolizzare la superficialit del giornalismo d'inchiesta.
All'interno di un paradigma sociale incentrato tutto sulla comunicazione e dove tutti si affannano a shakerare insieme D. Luhman, C. Shannon e P. Watzlawick per stabilire i criteri della comunicazione efficace, la proposta della Comunicazione-guerriglia sviluppa il tema del Caos comunicativo e descrive le modalit del linguaggio performativo usato per rompere l'unit di spazio-tempo-azione della grammatica culturale, e ricordarci che ogni informazione  al contempo deformazione e che i suoi effetti sono una variabile dipendente del soggetto che interpreta in un contesto situato socialmente. E quando si rompono le regole della comunicazione cambia la percezione dei suoi contenuti. Secondo Luther Blissett si tratta di omeopatia mediatica.

La Guerriglia comunicativa va su Internet
Se per gli hacker Il diritto all'informazione  al contempo diritto alla deformazione (Icata '89), si capisce allora perch anche le pratiche di sabotaggio mediatico sulla rete telematica come strumento di conflitto adottano i principi della comunicazione-guerriglia.
Quindi la novit  che quelle pratiche proprie del mondo analogico, i manifesti "corretti" del Blf, oggi sono state trasportate sulla rete www.sinistra.org 
Cos come l'affermazione sovvversiva prende corpo sui poster digitali delle Guerrilla Girls http://www.guerrillagirls.org/posters.
Infatti anche le tecniche di digital guerrilla si basano sul principio dello straniamento. Lo straniamento procede attraverso l'alterazione dei contenuti per attirare l'attenzione sul contesto o viceversa.
L'invenzione di notizie false serve a criticare i meccanismi di produzione egemonica della realt operata dai media e a corrodere il rapporto di fiducia che i mass media cercano di instaurare con il pubblico.
Le false notizie quindi servono a creare eventi veri. Una falsa notizia immessa nel circuito mediatico nel modo giusto obbliga il bersaglio a commentarla, a chiarire la propria posizione dietro la pressione dei media e dell'opinione pubblica, perch essa in genere solleva contestazioni. La presa di posizione e la contestazione della falsa notizia diventano esse stesse "la notizia" con l'effetto di ingenerare altre domande nelle persone o di spostare il fuoco dell'attenzione su aspetti ignorati del fenomeno e in genere di portare alla luce ci che  celato al pubblico.
Questa  una forma di contestazione conosciuta in Italia come ANSiA. L' ANSiA fa il verso alla agenzia di stampa italiana proponendo contenuti camuffati col linguaggio proprio della nota agenzia. I suoi comunicati spesso sono stati presi per "veri" e attribuiti all'agenzia.
L'obiettivo  lasciare intendere che le informazioni non sono mai di per s oggettive e che veicolano elementi ideologici che attraverso il detournment semiotico possono essere evidenziati.
Il camouflage (camuffamento) replica l'outfit formale del linguaggio dominante per trasportare contenuti dissidenti e aprire un canale di comunicazione con il pubblico. Nel territorio digitale l'equivalente del camouflage  la clonazione dei siti (site cloning). E questo  il caso del Vaticano.org 
Il fake rivendicato invece serve a creare interesse e dibattito intorno alla questione. Come  successo con il falso sito dell'Ocse. 
Il detournment serve a strappare oggetti e immagini conosciuti dal contesto abituale per immetterli in nuova inconsueta relazione e avviare un processo di riflessione critica.  il caso del plagiarismo digitale e analogico degli Adbusters ma anche del digital hijacking degli Etoy o degli RTmark Un dirottamento digitale verso porti inattesi di cui ha ampiamente discusso M. Dery nel pamphlet Culture Jamming: Hacking, Slashing and Sniping in the Empire of Signs.
http://www.levity.com/markdery/culturjam.html

La migliore sovversione sta nel distorcere i codici non nel distruggerli.
I soggetti dell'attivismo digitale utilizzano la rete come strumento per l'affermazione di diritti vecchi e nuovi, ma anche come metodo di critica radicale che individua nella comunicazione un terreno di conflitto tout court.
I suoi caratteri sono intrinseci alla natura della rete: la comunicazione orizzontale, da molti a molti, la condivisione dei saperi e delle tecniche, l'interazione linguistica finalizzata alla cooperazione.
Mentre alcune pratiche dell'attivismo digitale sono solo l'estensione digitale di forme di contestazione proprie del mondo analogico, come le vecchie campagne di "controinformazione", gli scioperi di piazza e i banchetti delle petizioni, altre mutuano le loro forme dalla pratica di avanguardie e correnti artistiche come il surrealismo, il neoismo, la mail art, il situazionismo.
Questo secondo filone  quello proprio di gruppi di attivisti come gli 0100101110101101.org, Entartekunst, (r)Tmark., Adbusters, Negativland, Luther Blissett, e altri.
Le pratiche di questi gruppi muovono dalla consapevolezza che la rete  lo strumento per eccellenza del linguaggio performativo che costruisce la realt attraverso la comunicazione. Proprio come nell'accezione di uno dei suoi teorici, John Austin, secondo cui il linguaggio performativo  un "enunciato linguistico che non descrive uno stato di cose, ma produce immediatamente un fatto reale".
E la storia recente di Internet ci consegna molti esempi di linguaggio performativo capaci di generare eventi, indurre stili di comportamento, modificare le teorie implicite ed esplicite sulla realt sociale. 
Molte delle pratiche comunicative degli attivisti digitali sono finalizzate a creare scompiglio, incertezza, panico mediatico. Ma hanno un obiettivo in comune, quello di decostruire le dinamiche della comunicazione mass-mediale e stimolare una riflessione critica sul concetto di informazione, utilizzando l'idea di quegli hacker per i quali "Il diritto all'informazione  al contempo diritto alla deformazione".
Le tecniche utilizzate sono quelle gi esposte - il fake, il camouflage, lo sniping (interventi sui manifesti murali) e la loro controparte digitale, il site cloning, il digital hijacking, i defacements - e mirano a produrre un effetto di straniamento e innescare una riflessione critica su temi di rilevanza sociale o soltano a prendersi gioco dei concetti di oggettivit e verit riferiti al mondo dell'informazione.

Ocse.org
Un caso recente di fake telematico  stato quello praticato dai contestatori del Terzo Global Forum, dedicato all'e-Governance e tenutosi a Napoli nel Marzo 2001, i quali hanno ideato un sito beffa dell'Ocse, uno degli sponsor del Forum. A febbraio i pranksters napoletani clonano il sito del manifestazione ufficiale www.globalforum.it , ne modificano i contenuti e lo riversano sul dominio www.ocse.org. Digitando l'indirizzo ocse.org, ci si trova in un sito che nonostante sia identico a quello ufficiale della manifestazione contiene una critica radicale alla governance elettronica calata dall'alto e indifferente ai bisogni concreti delle persone. Dopo una serie di garbate interlocuzioni con gli organizzatori del Forum, i burloni mettono all'asta il sito beffa per 100 milioni. Gliene saranno offerti solo 20 da un anonimo estimatore. Il sito, successivamente censurato  stato riprodotto in http://www.noglobal.org/ocse .

Vaticano.org
Queste beffe telematiche sono il pane quotidiano dei plagiaristi di www.0100101110101101.org, un gruppo di studenti iconoclasti, esperti di comunicazione e net-artisti, che nel Dicembre 1999 si fanno conoscere in tutto il mondo per aver registrato il sito www.vaticano.org, riempiendolo coi messaggi urbi et orbi del papa "riveduti e corretti" con semplici taglia e incolla di testi di canzoni e delle stesse parole del Santo Padre.
Alla divulgazione del sito segue una contesa con gruppi religiosi fitta di dichiarazioni e avvertimenti legali fino a che l'autorit per la registrazione dei nomi di dominio decide di non rinnovare ai bolognesi la concessione del nome vaticano.org "per oltrepassati limiti di tempo nel versamento del pagamento annuale per il dominio". ma i plagiaristi lo ripropongono all'indirizzo:
http://www.0100101110101101.org/home/vaticano.org Il sito che corrisponde al nome vaticano.org  oggi tornato ai "legittimi proprietari".

No Protest/No Profit
I plagiaristi bolognesi, entrati in azione anche nell'ottobre del 2000 per sostenere la campagna anti-censura delle associazioni capitoline escluse dalla rete civica romana a causa della diffusione di presunto materiale filo-pedofilo sui loro siti, sono gli stessi che hanno proposto una particolare forma di protesta sul web insieme a The Thing Roma contro l'operato del comune che aveva voluto la chiusura dei siti www.ecn.org/thingnet delle associazioni componenti la rete civica. Dall'Ottobre 2000 il sito del Comune di Roma  raggiungibile anche dall'indirizzo www.0100101110101101.org. Se si prova a cliccare sulla targa simbolica S.P.Q.R. che permette l'ingresso ai contenuti del sito istituzionale, la targa "scappa". Inutile rincorrerla col mouse, la targa cambia colore, cambia posizione e forma, ma non si fa acchiappare. Dopo pochi secondi compare l'avviso a partecipare a un concorso piuttosto strano: The No Protest/No Profit Contest. Il concorso premia con dollari sonanti tutti quelli che inviano un originale documento di denuncia contro la censura operata dal Comune. I testi inviati, e-mail a rima baciata, satiriche, provocatorie o di carattere accademico-religioso, sono valutate da una giuria di esperti americani ed europei che assegnano ai vincitori un premio in denaro da restituire agli organizzatori per reinvestirlo in una nuova azione di protesta a favore della libert di comunicazione. Le email spedite sono state circa un migliaio ma solo dopo il contest si  scoperto che si trattava di una burla.
(r)Tmark  un gruppo di attivisti della comunicazione che organizza campagne di sabotaggio mediatico nei confronti della comunicazione politica e d'impresa. Famosi sono diventati il sito clone del candidato repubblicano G.W. Bush in cui veniva denunciato il carattere mercantile della politica americana, o il rifacimento del sito della Shell che informa gli internauti dei disastri ambientali, e umani, prodotti dalla politica di sfruttamento delle risorse petrolifere del centroafrica. Gli (r)Tmark hanno un modo particolare di realizzare le loro campagne di sabotaggio mediatico, invitando tutti a proporre degli obiettivi da sabotare e raccogliendo denaro in fondi di investimento collettivo (mutual funds) per pagare manifesti e volantini, pubblicare inserzioni sui giornali, realizzare spot televisivi e radiofonici.
Nell'aprile 1999, (r)Tmark realizza il sito GWBush.com, un sito web che a prima vista sembra essere quello del candidato repubblicano George W. Bush. Ma non lo . Il sito, che argomenta la dipendenza della politica americana dalle lobby industriali fa andare Bush su tutte le furie e spinge i suoi avvocati a minacciare per lettera il responsabile del sito. Dopo la reprimenda della Commissione elettorale federale, il commento televisivo di Bush secondo cui "dovrebbero esserci limiti alla libert di espressione", diventa un file audio che su Internet ricorda a futura memoria la gaffe del presidente di una nazione che considera il free speech un diritto fondante della sua stessa costituzione. http://rtmark.com/gwbush
Nel novembre 1999 (r)Tmark pubblica http://gatt.org un sito contente informazioni sul meeting di Seattle del 30 Novembre. Il sito, contrariamente alle aspettative dei visitatori mette in discussione gli assunti del libero commercio e della globalizzazione. In maniera piuttosto dura. Da l nascer una battaglia a colpi di comunicati stampa fra gli autori del sito clone e la direzione generale del Wto la quale arriva a dichiararsi "fortemente preoccupata" a proposito del sito, che definisce "illegal and unfair", in quanto "pregiudica la trasparenza e la chiarezza delle informazioni che l'organizzazione mette a disposizione del pubblico". A quel punto, dopo una fitta corrispondenza fra i responsabili dell'organizzazione per il commercio mondiale e gli attivisti di (r)Tmark, e grazie alla diffusione della notizia dell'avvenuto plagio su newsgroup e homepage, la maggior parte degli sforzi dell'ufficio stampa del Wto viene dedicata a contrastare le critiche rivolte dal "popolo della rete".

Cuejack
Un esempio di come si possano utilizzare in maniera creativa strumenti e tecniche di induzione al consumo  il cuejack, che reinterpreta le funzioni di un un lettore di codici a barre a forma di topo simile al mouse del computer, distribuito gratuitamente ai navigatori di Internet e agli aquirenti per corrispondenza. Il CueCat, che si pu collegare alla porta seriale del computer, grazie al software distribuito col lettore permette di leggere i codici a barre dei cataloghi di vendita per corrispondenza su quotidiani e periodici o anche il codice riportato sui prodotti, collegandosi direttamente con i siti internet dei produttori e, ove possibile, acquista direttamente la merce.
Ma il codice  stato riscritto per utilizzare il topo con fini diversi, come la catalogazione della propria collezione di Cd, provocando la reazione dei produttori. Inoltre passando lo scanner sul codice a barre di un prodotto, il programma, invece che collegarvi alle pagine della casa produttrice del prodotto stesso, automaticamente avvia una ricerca a tappeto nei motori di ricerca associando il nome dell'impresa a termini come "boicotta", "sfruttamento dei lavoratori" o "profitto", e presentando sul video i risultati della ricerca.
Uno strumento della strategia di marketing si trasforma cos in uno strumento per l'informazione critica del consumatore http://rtmark.com/cuehack/

Adbusters
Nella migliore tradizione del subvertising pubblicitario troviamo in azione gli Adbusters nordamericani. Gli acchiappa-pubblicit che si sono distinti nella contro-pubblicit di alcol, sigarette, etc.. Ribaltando i contenuti della comunicazione pubblicitaria gli adbusters descrivono la struttura nascosta del messaggio che  quella della comunicazione persuasiva orientata al consumo di merci dannose per la salute. Sono loro che hanno ideato la campagna contro il testimonial della Philip Morris, Joe Camel, ridisegnandolo come un malato di cancro terminale nei loro spot diffusi in rete. www.adbusters.org

BillBoard Liberation Front 
Il BillBoard Liberation Front  un gruppo di pubblicitari eterodossi che "interviene" sulle affissioni murali apportandovi delle modifiche, talvolta appena percettibili, ma sufficienti a stravolgerne il senso. Eclatanti le correzioni dei manifesti di Exxon dopo il disastro della nave cisterna Valdez e quelli delle sigarette della Philip Morris. http://www.billboardliberation.com

Deturnamento
Il detournment semiotico serve per strappare oggetti e immagini conosciuti dal contesto abituale e immetterli in nuova inconsueta relazione per stimolare nello "spettatore" un processo di riflessione critica.
Mentre la maggior parte delle azioni dei gruppi nordamericani sono rivolte al boicottaggio mediatico delle merci e dei marchi multinazionali, i guastatori italiani ed europei si intrecciano a vario livello con gli attivisti informatici per produrre azioni sia fisiche che virtuali spesso dirette contro i politicanti nostrani responsabili di censure e repressioni della libera attivit di comunicazione. 
Le pratiche di sabotaggio e conflitto sulla rete telematica sono uno strumento di resistenza culturale quando adottano i principi della comunicazione-guerriglia descritti nell'omonimo libro.
La novit  che queste pratiche, proprie del mondo analogico, sono state trasportate oggi sulla rete in una maniera adeguata ad una societ sommersa da simboli (manifesti murali, cartelli, pubblicit postale, spot pubblicitari) che ogni giorno ci dicono cosa fare, dove andare, cosa guardare, cosa comprare. 
L'obiettivo ultimo dei guerriglieri della comunicazione  far capire che le informazioni non sono mai di per s oggettive e che trasportano elementi ideologici e persuasivi finalizzati al conformismo e al consenso, elementi che, attraverso un processo di decostruzione linguistica e di comunicazione ludica, possono essere evidenziati e neutralizzati dalla critica.
"... la loro forza  nella capacit di mettere in atto una matrice illusoria, altamente immaginativa, in cui tutti possono proiettarsi." (snafu).
Queste forme di guerriglia comunicativa non sono solo l'estensione digitale di forme di contestazione proprie del mondo analogico, come le vecchie campagne di "controinformazione" ma ne rappresentano una nuova fase.
L'idea di base della guerra dei segni su Internet  che siccome "i processi di dominio e di controllo passano soprattutto attraverso la costruzione mediatica del consenso  tempo di portare la contestazione direttamente nel dominio della comunicazione" (Critical Art Ensemble). E per i gruppi che la animano, la guerriglia semiotica del plagiarismo, del campionamento, della s/pubblicit serve a portare contenuti critici proprio al pubblico pi conformista, decifrando le strategie della comunicazione d'impresa incoraggiando l'interpretazione personale e rendendo quelle seduzioni impotenti.

2.4.4.Cyberguerre?

"The foundations of daily life in Western society - banking, stock exchanges, transportation controls, utility grids and nuclear power stations - depend on a vast, networked information infrastructure. The potential for destabilizing a society through cyber attacks against banking or telecommunications systems becomes huge". (Anonimo)

Il disfacimento dei siti (defacements) di Rainews24 e delle Assicurazioni Generali, i presunti messaggi virali recapitati ai dipendenti del comune di Genova e le intrusioni nei siti delle camere di commercio e di alcuni ministeri, in occasione dell'incontro dei G8 nel luglio 2001, hanno fatto parlare dell'inizio di una cyberguerra da parte del cosiddetto "popolo di Seattle". 
Ma la "guerriglia informatica" antiglobalizzazione  in atto gi da tempo. Molte delle iniziative di protesta digitale, le azioni di guerriglia comunicativa descritte sopra sono state spesso orientate a rimettere in discussione e denunciare gli effetti del neoliberismo sulla societ  e sull'ambiente.
Se prima della rivoluzione digitale la critica allo status quo era affidata a volantini, fanzine e comizi di piazza, oggi i comitati cittadini, i gruppi per la difesa dei diritti umani e dei consumatori usano Internet ed il web per veicolare le proprie ragioni e raggiungere una platea virtualmente illimitata. E l'uso creativo di Internet  diventato uno dei modi attraverso cui moderni attivisti della comunicazione sostengono le proteste di piazza e attaccano la propaganda delle multinazionali che utilizzano il web come vetrina delle proprie attivit.
"[...] Oggi il maggior pericolo per la reputazione delle aziende viene da Internet, l'arma pi innovativa a disposizione dei gruppi di pressione. L'uso che essi fanno di strumenti di comunicazione come Internet riduce il vantaggio che il budget aziendale prima garantiva". Questa citazione  di un esperto di public relations che cerca di insegnare alle multinazionali come contrastare l'uso creativo di internet da parte dei contestatori. www.n5m3.org 
E, a ben vedere, ne hanno tutte le ragioni. I moderni contestatori usano sempre pi di frequente Internet e il web per svelare il carattere ideologico e persuasivo della comunicazione istituzionale e d'impresa. Nelle forme pi imprevedibili, come quella del plagio dei siti ufficiali di politici e di aziende multinazionali. 
Queste pratiche di attivismo digitale per, non hanno niente a che vedere con le cyberguerre e non solo perch, a differenza delle guerre, non mirano a distruggere e conquistare, ma perch la "guerriglia comunicativa" degli hacktivisti mira a occupare solo temporaneamente degli spazi di comunicazione per parlare a una platea pi vasta di quella degli altri cyberattivisti.
L'hacktivism in generale  cosa diversa dalle cyberguerre e dal "terrorismo informatico".
Anche se in una concezione assai ristretta l'hacktivism pu essere inteso come l'uso di hacking skills (capacit da hacker) per sviluppare azioni di "guerriglia digitale", c' una profonda differenza tra l'infowar (guerra dell'informazione) e le netwars (guerre su internet), fra le netwars e la cyberwar (guerra cibernetica). Vediamo perch. 
L'infowar  una guerra di parole, una guerra combattuta a colpi di propaganda. L'infowar si ha quando gli attivisti politici oltre che ad usare strumenti tradizionali di comunicazione (volantini, affissioni, annunci sui giornali), si armano di computers e cominciano a usare la rete come mezzo per comunicare le proprie ragioni a un'audience globale, sfruttando le peculiarit di un mezzo potenzialmente accessibile a tutti da ogni dove.
La rete viene usata anche come mezzo per realizzare massicce azioni di protesta e di disobbedienza civile.  in questo passaggio che i computer e la rete Internet diventano strumento e teatro della contestazione, lo spazio dove la protesta, il rifiuto, la critica, espresse collettivamente, prendono forma e dalle parole si passa ai fatti.  la netwar. 
Le infowars e le netwars sono pratiche di conflitto tipiche dell'hacktivism, le cyberguerre no.
La cyberwar infatti si riferisce alla guerra cibernetica, cio a una guerra che usa computer e reti di comunicazione come fossero armi. La cyberwar punta a smantellare i sistemi di comando, controllo e comunicazione delle truppe avversarie in una maniera pianificata mettendo in campo ingenti risorse computazionali centralizzate. Quindi , per antonomasia, guerra di eserciti e servizi segreti. Anche se questo non significa che gli attivisti politici non siano in grado di farvi ricorso in casi particolari.
Le tecniche usate nei conflitti telematici sono spesso ibride e molteplici. Cos come la protesta cibernetica si esprime in molti modi - le tecniche di interferenza e boicottaggio adottate nei vari contesti possono essere assai diverse fra di loro, ma spesso si distinguono per intensit, motivazioni e numero di partecipanti alle azioni - la stessa cyberwar pu fare uso di tecniche di propaganda ben codificate e di apposite "leggi di guerra".
Le tecniche di infowar sono un miscuglio di campagne di informazione e di strategie comunicative derivate dall'avanguardia artistica che mirano a mettere in cortocircuito l'informazione istituzionale sfruttando l'attitudine al sensazionalismo tipico dei media mainstream e prendendosi gioco delle veline d'agenzia e del modo di costruire le notizie.
Le campagne d'informazione su Internet ad esempio, non sono altro che l'estensione digitale di forme di comunicazione tipiche dei movimenti politici di base, laddove l'email sostituisce il volantino, la petizione elettronica sotituisce il banchetto di firme all'angolo della strada, il sito web i manifesti murali e i cartelloni.
Il panico mediatico fa invece ricorso a notizie false per creare disorientamento, diffidenza e allarme.  il caso dei finti virus o della 'soffiata' relativa a una improbabile intrusione nei sistemi informatici protetti. Le netwars, invece, somigliano assai di pi a forme pubbliche e collettive di azione diretta e puntano a creare disturbo e interferenza nelle attivit di comunicazione dell'avversario. Sia esso una lobby politica o una azienda multinazionale, un governo locale o sovranazionale. In ogni caso si tratta di iniziative collettive e pubbliche di comunicazione radicale.
Il fax-strike, il netstrike, il mass-mailing, sono le forme in cui in Italia, si  sovente articolata la protesta collettiva degli attivisti digitali. Seppure diversi, i defacements stessi - la sostituzione di una pagina web con un'altra o con un messaggio irridente e critico - somigliano da vicino alla copertura di un cartellone pubblicitario o alle scritte sui muri. E anche in questo caso l'obiettivo  quello di appropriarsi di uno spazio per esprimere le proprie opinioni. 
Le cyberguerre sono altra cosa. Tanto per cominciare non mirano a delegittimare oppure a contrastare l'avversario attraverso la propaganda, piuttosto mirano a interrompere e sabotarne i flussi informativi, danneggiando le sue infrastrutture di comunicazione.  il caso del D-Dos, del synflood, del mailbombing, dei virus informatici distruttivi, del furto e della diffusione di dati di alto valore strategico. Assaggi di queste cyberguerre si sono avuti all'epoca della crisi fra Usa e Cina in seguito alla bomba recapitata "per sbaglio" all'ambasciata cinese di Belgrado durante la guerra del Kosovo. In quel caso i computer del Pentagono e della Nasa furono bersagliati da milioni di lettere elettroniche con virus. Oppure nel caso del conflitto telematico che da anni combattono israeliani e filo-palestinesi. Nell'ottobre del 2000, ad esempio, sono stati proprio i giornali di Tel Aviv a riportare la notizia di un D-Dos che aveva messo fuori uso il sito ufficiale di Hizbollah, mentre attivisti arabi avevano deturpato i siti dell'universit ebraica di Gerusalemme e dell'accademia di Netanya ed erano penetrati nel sito della difesa israeliano. Da qui il botta e risposta informatico che ha visto l'impiego di "cyberkatiuscia", cio l'uso massiccio del mailbombing con virus distruttivi, entrambi diretti a mettere fuori uso i nodi di comunicazione avversari. No, la protesta digitale non  la cyberguerra e non ha nulla a che vedere col terrorismo informatico. 



note

1 Su questo tema si veda Rheingold, 1994; Nancy, 1992; Maffesoli, 1988; Paccagnella, 2000; Carola Freschi, 2000; Ferri, 1999a. 
2 Vedi ad esempio gli studi di Licklider negli anni Sessanta.
3 Sulla Cmc vedi l'importante studio Paccagnella, 2000.
4 Riguardo all'argomento della scienza cooperativa vedi Chiari M., 1997.
5 Per una descrizione vedi Tozzi, 2000.
6 Purtroppo solo in parte perch allora pochissimi musicisti italiani sapevano cosa fosse una rete telematica e quasi nessuno la sapeva utilizzare. Lanciare un progetto artistico in rete a quei tempi significava il ritrovarsi a realizzare in un piccolo gruppo ci che in realt poteva essere fatto da moltissime persone. Le stesse mostre sulla telematica nelle gallerie d'arte, erano visitate da un pubblico ristrettissimo.
7 Usenet  uno dei primi grandi network internazionali sorto nel 1979 grazie ad un software realizzato in modo indipendente da alcuni studenti di informatica della Duke University e della University of North Carolina.  all'interno di Usenet che nascono i primi newsgroup, ovvero quelle conferenze telematiche che attualmente sono tra i luoghi di maggiore interesse in Internet (vedi Usenet).
8 I. Ramonet parla di un attacco su tre fronti alla societ da parte della globalizzazione liberista: economico, ideologico e militare (L'asse del male, "Le Monde Diplomatique", n. 3, anno IX, marzo 2002).
9 Un modello di controllo sociale totalitario ideato da J. Bentham nel 1791.
10 L'Hombrew Computer Club  stato uno dei principali punti di aggregazione intorno all'etica hacker negli anni Settanta, e allo stesso tempo uno dei principali centri propulsivi per la nascita del personal computer (vedi L'Homebrew Computer Club).
11 Ecn  stata una dei primi grandi network di movimento in Europa.
12 Il gruppo dell'Universit di Stanford sta realizzando studi sulla Captologia, ovvero sui meccanismi della persuasione collegati alla creazione di interfacce uomo-macchina.
13 Riguardo a questo argomento vedi anche Levy, 1996.
14 Irc ovvero Internet Relay Chat  una tecnologia che permette di fare "chiacchere" scritte in gruppo in tempo reale in Internet. Esistono moltissimi canali tematici Irc per discutere intorno a un determinato argomento e chiunque pu in qualsiasi momento aprirne uno nuovo.
15  il sottotitolo del contributo di Tozzi in StranoNetwork, 1996a.
16 Ecotopia  un racconto di grande successo sulle utopie hippies scritto nel 1975 da E. Callenbach.
17 D. Lyon, L'occhio elettronico. Privacy e filosofia della sorveglianza., Feltrinelli, 1997.
18 M. Weber, L'Etica Protestante e lo spirito del Capitalismo.
19 M. Foucault, Sorvegliare e punire, Feltrinelli, 1976.
20 D. Lyon, E.Zuhreik (a cura di), Computers, Privacy e Surveillance in the Digital Age, Minnesota University Press, 1996.
21 C. Giustozzi, A. Monti, E. Zimuel, Segreti, Spie, Codici Cifrati, Apogeo 1999.
22 J. Lametta, Kriptonite. Fuga dal controllo globale. Crittografia, Anonimato e Privacy nelle Reti Telematiche, Nautilus, 1998.
23 Il termine digital divide viene coniato nel 1995 in occasione della pubblicazione del documento A survey of the "Have nots" in Rural and Urban America da parte della "National telecommunications and Information Administration" www.ntia.doc.gov come parte della politica di Clinton-Gore sulla costruzione delle autostrade dell'informazione. A questo documento ne seguiranno molti altri.
In uno di questi, Defining Digital Divide, vengono individuati cinque livelli di disparit nell'uso di Internet: 
1.	tra la minoranza dei connessi e la maggioranza dei non connessi
2.	tra coloro che usano internet per una vast gamma di attivit, traendone effettivi vantaggi e coloro che di vantaggi ne traggono pochi o nessuno
3.	tra coloro che possono permettersi i servizi a pagamento e coloro che si limitano a usare le risorse gratuite di internet 
4.	tra coloro che usano la rete per l'e-commerce e chi non effettua alcuna transazione via rete
5.	tra coloro che beneficiano della banda larga e quelli obbligati a restare incagliati nei tempi lunghi della rete
24 "Limes. Rivista italiana di Geopolitica", suppl. al n.1/2001
25 Comunicazione: Trasmissione di informazioni per mezzo di messaggi attraverso l'uso di un codice. I messaggi sono composti di segnali, che ne sono il supporto fisico e che consentono il passaggio dell'informazione da un mittente a un ricevente. Si ha comprensione, quando un codice condiviso permetta all'emittente di formulare il messaggio e al ricevente di interpretarlo (Claudia Coppi).
26 P.Himanem, 2001.
27 M.Berra, R.Meo, Informatica Solidale, Bollati Boringhieri 2001.
28 Peekabooty  un privacy network che consente di evadere le tecniche di filtro degl indirizzi web e di richiedere le informazioni a un raggruppamento di server in grado di bypassare i controlli e inviare l'informazione direttamente al computer che effettua la richiesta.
29 Una rete civica  per definizione un circuito telematico accessibile da enti locali e altre istituzioni, sindacati, associazioni, imprese, cittadini, appartenenti alla stessa area geografica. Questa definizione presuppone inoltre che i soggetti menzionati siano contemporanemente fruitori e produttori attivi di informazione.
30 F.Carlini, Internet, Pinocchio e il Gendarme, Manifestolibri, 1996.
31 Il social design pu essere definito come l'ingegnerizzazione di funzioni centrate su una utenza specifica o sulla definizione di standard di utilizzo che non introducano discriminazioni fra gli utenti. Vedi il caso del software e dei contenuti per i visuolesi
(http://www.xs2web.org). 
32 Guide e Manuali
http://www.controg8.org/adn/ital/index.htm; 
The media access toolkit 
http://www.mediachannel.org/getinvolved/access.shtml
Exploit the media 
http://www.urban75.com/Action/media.html
Frammenti e Trame di Autonomia Digitale
www.strano.net/mutante.
33 Marco De seriis, su "Repubblica", 14 novembre 1998.
34 T. Tozzi, scritto il 1 gennaio 2001 e pubblicato su "Tecnologia militante. Speciale netstrike", Cut-Up, n. 2, La Spezia, 2001.
35 A. C. Freschi, Comunit virtuali e partecipazione. Dall'antagonismo ai nuovi diritti, "Quaderni di Sociologia", n. 23, 2000.
36 Un aspetto importante che garantisce la simultaneit dei collegamenti  il prospetto dei fusi orari.
37 "Lo sciopero della rete  una forma di azione che restituisce all'individuo una possibilit per far sentire la propria voce all'interno delle dinamiche globali. Gli permette di non restare semplice spettatore delle scelte del club dei potenti di turno ma, cos come per lo sciopero in fabbrica, gli consente di organizzare forme di protesta di massa contro ogni ingiustizia e sopruso". T. Tozzi, in "Strano Network", Netstrike, No Copyright, etc., AAA Edizioni, 1996, p.15.
38 De Seriis, ibd.
39 Procedura informatica per la verifica dei servizi in esecuzione, ovvero "in ascolto" su una macchina, come si dice in gergo. Pu essere l'anticamera di tecniche di sabotaggio informatico in quanto spesso  successivo al footprinting attraverso cui si raccolgono informazioni sui sistemi di sicurezza attivi su un server e che per questo  visto assai male dagli addetti alla sicurezza informatica. In particolare il port scanning pu precedere il fingerprinting dello stack per rilevare il sistema operativo in uso, e individuare risorse prive di protezione prima di un break-in (intrusione).
40 Culture Jamming  l'espressione coniata dal gruppo americano Negativland per descrivere l'alterazione dei cartelloni pubblicitari e altre forme di sabotaggio mediatico. L'espressione viene dallo slang usata dai CB e indica la pratica illegittima di interrompere le trasmissioni radio o le conversazioni al baracchino con pernacchie, oscenit e altre forme di sarcasmo.
41 "Punto Informatico", 4 dicembre del 2000.
42 Comunicazione-Guerriglia. Tattiche di agitazione gioiosa e resistenza ludica all'oppressione, DeriveApprodi.

